giovedì 5 marzo 2009

DELL' ABUSARE DELLA VECCHIETTA NEL BAGNO DEL TRENO INFILANDOLE POI LA PENSIONE NEL CULO

L' italia ha i capelli lunghi, ma non li pettina: ci si pulisce il culo.

Apoftegma n°1

Alessandro Baricco è una creatura empia e tronfia, che smanetta il glande della cultura con un guanto di lattice e dieci primari di medicina interna che sorvegliano le operazioni.
Se il Dio degli Eserciti avesse una struttura a quadri, egli, l' uomo-scrittore, sarebbe lì a correggere la grammatica del piano d' attacco. Un posto nella Piramide, una dolce Semiramide, dategli quello che vuole ed egli stapperà la penna.

Come si possa dire una cosa come "leviamo i soldi al teatro per darli alla scuola e alla TELEVISIONE" rimane a tutt' oggi una dei punti ciechi della teoria della compensazione degli emisferi del cervello. Desidero che venga abbattuto. Se non fisicamente, metafisicamente. Che cada con la sua Babele di Holden. e con lui cadano gli scudieri della parola bella, del vuoto arabescato, della morte in gala.

Glossa: Il teatro in Italia fa schifo, ma più schifo dello schifo. Pensate quanto è vigliacca la richiesta del grande scrittore, se è deprecabile in sommo grado nonostante il suddetto DATO DI FATTO.


Apoftegma n° 2

Oh, necrofilo. Tu che apprezzi le profondità ghiacce del corpo esamine, tu che trovi erotico idratare e irrorare il cadavere che si dissecca dissimulando il gesto dell' amore come lo avrebbe dissimulato Lilith, il demone dei sensi, -tu- dovresti impacchettare le tue cose terrene ed incamminarti verso le Terre di Affanculo, teco recando un rosario di supposte al chinino.

Non mi ricordo QUALE "filosofo" televisivo ha espresso la seguente idea: che quando i ragazzi di AMICI si esprimono in maniera "dialettale" (dove per "dialettale" si intende: una lingua barbara imparata nelle sale giochi di Sodoma, una lingua -questa sì- morta, priva di correttezza, efficacia, grazia, vivacità e bellezza) i cosidetti "intellettuali presuntuosi" si rabbuiano MA QUANDO LO FACEVA PASOLINI ANDAVA BENE.

E' così stufo questo mio vecchio cuore, così stufo. Finiamola. Esumiamo Pier Paolo Pasolini, bruciamo i suoi scritti e i documenti delle sue apparizioni pubbliche, rimuoviamo la memoria di lui e lasciamone il corpo. Lo divideremo in parti uguali. La testa, il cranio, l' elmo andranno ai sacerdoti delle Crusche, ai redenti del PCI e all' intellighentzia che ancor si prodiga nella di lui esegesi. Il torso, contenente una volta cuore e fegato, vada in parlamento sul busto più basso e umile. Che la sua puzza ispiri i nostri generali. Gambe e braccia vadano nello Stato Bianco, dove il Pontefice accoglierà le spoglie e celebrerà il ritorno all' ovile della pecorella confusa. Gli organi sessuali vadano in campidoglio, a sempiterna memoria di cosa succede quando si gioca troppo col cazzo. L' anima, ammesso che esista, se la prenda la RAI. Tanto l' ha già fatto, schierandola in forma di simulacro -pescato dall' archivio- in ogni occasione in cui la CAUSA esigeva una voce più potente di quelle vive.

Sapete che vi dirò? Dal libro primo dello Zohar, un versetto che appare e scompare. "Dio rise". E vi guardò strisciare fuori dall' Egitto, prima di partorire un nano isterico coi baffetti che vi levasse da qui. Mal ne incolse a una popolazione nomade. Bene ne incoglierà quando il turno sarà il vostro.

Bruciate, streghe.

12 commenti:

F.T. ha detto...

Tu lo sai, io ti sposerò.

Intanto ti allego questo lungo estratto, più il link per una lettura più comoda
http://www.nazioneindiana.com/2009/03/03/la-poetica-di-baricco/

La poetica di Baricco
di Franco Cordelli

Forse Alessandro Baricco ignora quanto pochi siano i teatri stabili in Italia; e forse ignora le ridicole cifre che vengono loro devolute. Ma di sicuro ignora quale sia il “sistema”, come esso sia ben lontano dall’impedire ai privati di investire in operazioni di teatro o dal consentire che (a causa della sua pochezza) i propri contributi siano altrove diretti. L’attuale Fus (Fondo unico per lo spettacolo) è di 365 milioni, meno dei 400 necessari per eventualmente spostare il prossimo referendum sulla legge elettorale. Ma non voglio tornare sul significato politico delle sue proposte, sui «benvenuto tra noi» della destra. Quello che mi interessa è il nocciolo della questione.
A partire dal suo fiuto fin troppo sensibile ai mutamenti sociali, ovvero alle richieste del pubblico (più che del popolo), Baricco dichiara in mutevoli forme allegoriche la propria poetica, identica a se stessa dal debutto sull’«Europeo» come critico musicale. Baricco, io credo, detesta il conflitto; non crede che la storia proceda per vie dialettiche. Non crede, nella fattispecie, che in una democrazia matura vi sia un qualsivoglia rapporto tra élites e gente comune. Meglio ancora, e più radicalmente, non crede nelle élites. Ne consegue che gli operatori intellettuali sono (o dovrebbero essere) omologhi al resto della comunità. Questo è il significato della sua esclamazione «vogliamo parlare del teatro di regia, diventato praticamente l’unico teatro riconosciuto in Italia?». A parte che di teatri se ne fanno mille, di tutti i tipi, da soli o in compagnia, negli stabili e nelle cantine, nelle parrocchie e nelle scuole, quell’esclamazione è il sigillo del suo rifiuto di ogni contraddizione. Dubito che Baricco ignori come il teatro si sia emancipato, sia diventato in se stesso un’arte, e non un mero strumento di trasmissione di qualcos’altro, la letteratura, che lui dice esser venuta meno per colpa di questo teatro particolare, cioè del teatro per definizione nuovo, alla ricerca del nuovo. Che cos’altro è l’arte moderna se non un proclama del nuovo? E il nuovo non è ciò che definiamo, in termini artistici se non anche politici, avanguardia, ossia, precisamente, il prodotto di una élite? Io non penso che la letteratura sia venuta meno per colpa del teatro (di regia). Penso che ognuno ha il suo talento e che il nostro, italiano, sia proprio dinamico e visivo, sia proprio il teatro e molto meno la letteratura. A proposito di teatro, i teatri di sé sicuri, della propria sopravvivenza e delle proprie possibilità di lavoro, come i teatri debbono essere al pari dei musei, sono troppo pochi e all’orizzonte non si vedono prospettive, né per il teatro e, se per questo, neppure per la letteratura. Il discorso di Baricco si salda magnificamente a quello della letteratura dominante, la letteratura che rivendica le proprie vittorie di mercato. Niente da dire. Ma in punta di analisi, tutto ciò si chiama populismo: cioè rifiuto della storia, rifiuto del confronto, rifiuto dell’altro da sé. Il teatro è così marginale, e così anacronistico, nel suo porre fisicamente l’uno di fronte all’altro il proprio e il diverso, lo spettatore e l’attore, da essersi trasformato in un fatto elitario, in una avanguardia. Di qui la proposta di Baricco: ciò che a tanti commentatori è parso abnorme, l’aver posto una così esigua fetta di realtà di fronte a colossi educativi (o diseducativi) come la scuola e la televisione. Ma invero Baricco non ha fatto altro che applicare, nella analisi della nostra attuale società, lo schema di mera sintesi, ovvero di riduzione, che applicò all’Iliade perché noi, infine, potessimo tornare ad averne notizia.

[Questo articolo è apparso sul Corriere della Sera del 1. 3. 2009]


Hail, Fabio

lo zio Giorgio ha detto...

Scusa il poNpino, ma sono talmente indeciso su quale apoftegma (eterna rima di smegma, come dice Sergio Conforti) sia più degno di plauso che ti odio.

Artemisio ha detto...

Lo smegma... forse che Baricco ne abbia fatto un abuso ingerendone quantità superiori a quelle che la Carfagna è solita utilizzare per la sua naturale regolarità? Nel dubbio ti dico: hai mai visto che cazzo di via, a Roma, è stata dedicata a Pasolini? Anche travestiti col pene smegmatico la troverebbe quantomeno inelegante.

Riccardo ha detto...

La teoria sull'uso del dialetto da parte degli Amici è sconvolgente. In pratica, se ti piace come suonava il piano Beethoven deve piacerti anche come lo suona Gigi D'Alessio.

Anonimo ha detto...

Senti, non ho letto neppure tutto il tuo post. Avrò i miei problemi. E non ho mai letto neppure niente scritto da Baricco (probabilmente non mi piace il cognome). Ma mi è capitato di leggere alcuni post (non chiedermi perchè), parte dei quali criticavano Baricco perchè proponeva come unica cultura quella umanistica, e parte dei quali criticavano Baricco perchè proponeva come unica cultura quella scientifica.
Direi che l'uomo (di cui, insisto, non so e non voglio sapere nulla) potrebbe avere qualche problema nell'esprimere le sue idee.

Cazzi suoi, per quel che mi riguarda. Io, per dire, ho dei problemi nel capire quali _siano_ le mie idee, perciò non è che esattamente mi faccia pena. Ma magari datti un'occhiata in giro. Credo che con quest'ultima cacatina sia riuscito a scontentare proprio tutti.

Danilo

Woland ha detto...

Oh, Aronne. Sapevo che facendo un post su questi argomenti il "suo" nome sarebbe stato ripetuto troppe volte. Bar-icco.

Sapete che vi dico?

Io scelgo di nuovo Bar-Raban.

Danilo, lui non scontenta mai i suoi fan, perché lui è la VOCE della LETTERATURA. Gode dei venti che respiravano Voltaire, Zola, Racine, Kraus, Hugo, Stendhal, De Stael, Mann e tutti gli altri.

Lui respira quell' aria lì. Ma la cosa che più ha di nobile, la cosa che più si avvicina all' arcaicità di pura energia a cui dice di ispirarsi, sono i suoi brizzolati boccoletti del cazzo.

Woland ha detto...

Per Fabio: Ho letto l' articolo. Buono. Una rasoiata shogun, direi. Ovviamente, preferirei leggere qualcosa in quello stile di clownerie medievale, qualcuno che osasse aspergere urina e sterco sul capo tonso del "ritratto dell' artista da superficiale stronzetto" da un pulpito meno modesto di questo blog. Ma si sa, la fama porta con se la deferenza dei parlamenti delle idee. Ben vengano allora i musulmani, meglio se carichi di bombe. No, polizia postale, è una boutade, sono un non-violento (io).

ilanio ha detto...

voglio ancora sperare che sia la vecchia storia: dico una cazzata cosi' la gente poi parla di me...
sia per baricco che per il genio della teoria del dialetto di Amici
perche' pensare che ne sono convinti per davvero delle loro minchiate da' il colpo di grazia alla mia speranza per il genere umano

Woland ha detto...

Posso passare forse per mania di protagonismo il demente filosofo, ma Baricco sa benissimo dove e come pasturare la sua autoelegia. Quindi, di speranza per il genere umano, io spero in più in Ilanio (te capiì l' antifona?). Ad esempio. E in molti altri. La responsabilità di chi conserva spirito non può essere subappaltata a questa gente. Quindi, se vuoi un consiglio per sperare, procurati uno specchio e almeno tu -in primo luogo- fai in modo di potertici guardare.

Non ce n'è molta più di questa, di speranza.

(Appunto di leggerezza: il captcha di questo commento è "DIOINFIG". Io spero che Questi invece lo facciano APPOSTA).

Woland ha detto...

@ Zio Giorgio:

Devo forse pedantemente ricordare quanto io sicuramente, ma tutto il mio genere (umano, non genotipico) gradisca i pompini? Anche le donne gradiscono i pompini ("Che bella gonna!" "Questo rossetto ti fa delle labbra incredibili, ma bastavano da sole a farmi sbrodolare" "Quanto mi è piaciuto il tuo intervento alla lezione di Sociologia dei costumi e Gender Studies! Credo che il mondo sarebbe meglio se tutti avessero le mestruazioni" ecc., con qualche variazione per le donne apertamente maschiliste- ne conosco diverse e con una di queste ci sto insieme: "Hai ragione, tesoro, le donne sono delle troie" -uh?-mmhh...-)

Io comunque ritengo che di corsivo sia meglio il secondo, mentre di anatema sia meglio il primo.

randomante ha detto...

scrivi bello complicato eh, amico.
O ci dovevo mettere un IMPEROCCHE', per farti capire.

La prossima volta fai un post di soli captcha, che fai prima.

Woland ha detto...

Dingstid? Melthar... stetl, remthz ofer portelt.

Ma vart naffett!!!