domenica 21 marzo 2010

VADE RETRO, MONSTRUM


La distorsione è divenuta la linea più semplice da tracciare tra due punti.
E così l'immagine è in eterno il tempo contratto.

La terza figura da sinistra, la seconda da destra: Paolo Borsellino. Lo striscione è comparso alla testa del corteo del PDL che muoveva da Colli Albani verso Piazza San Giovanni in occasione della manifestazione voluta da Berlusconi per ieri, giorno di Nessun Signore 20 marzo 2010. A identificarlo con maggiore precisione è stato Diego Bianchi, che la blogosfera (e quell'ormai devastata e brulla enclave di pubblico di RaiTre) ben conosce come Zoro.Oggi su FriendFeed si è discusso, alla luce anche di questo filmato, se la raffigurazione del magistrato ucciso fosse un macabro orribile e infame sberleffo o un quasi agiografico cappello ideologico. Siamo ridotti a questo.
Non saper più porre i termini linguistici di una questione. Nessuno, in altre epoche storiche anche recenti si sarebbe mai sognato di muovere da altro assunto di dubbio che questo:
e cioè se si dovesse considerare quest'orrore come un macabro orribile e infame sberfleffo o come invece un macabro orribile e infame agiografico cappello.

Borsellino era di destra. Borsellino aveva un'agenda rossa. Borsellino fece i nomi di Berlusconi e Dell'Utri prima che il suo corpo fosse distrutto da un'esplosione. Borsellino è stato offeso, calpestato, trucidato altre mille volte, da allora. Trucidato da cieca adulazione di bifolchi che ne hanno usato le spoglie per coprirsi arbitrariamente le vergogne di ogni rivendicazione socialdemocratica, ma ancor di più dal continuo sberleffo al senso delle cose del mondo portato avanti da questo immondo caravanserraglio che ci governa, ci infiltra, ci sminuisce, ci bombarda, ci tiene in scacco, ci umilia, ci mortifica, ci deprime (non mi limito certo a intendere il "solo" PDL, ma schifo l'utliizzo e l'esistenza stessa di termini da infinitesimale impero come "par condicio", riduzione ad nihil del discorso politico).

Costoro si arrogano il diritto all'uso fraseologico (se di frase si può parlare al cospetto di ignoranze che sbarrerebbero il passo ad Annibale) di parole come "libertà" e "popolo".

E perfino un'umile preposizione articolata come "della", la si dovrebbe immaginare piegata in uno sbocco di sangue nero.
(Mi fermo per ora agli orrori con cui si titolano).

Io sento distintamente le ossa delle loro etimologie gridare di frantumazione. Sento le urla del pazzo nella cella stagna della lobotomia. Sento l'orrore infinitesimo del dettaglio; e la mia sopportazione è proporzionale solo alla paura di seguire anch'io il coniglio nella tana della completa follia.

Abbiamo concesso a questi individui di esprimere il lessico della distruzione. Non abbiamo difeso le nostre parole. Non abbiamo difeso la nostra lingua, e con essa il senso, il concetto, l'origine. Ed ora hanno telivisioni e spade, radio e garrote, giornali e -altri giornali-.

"Siamo un milione".

Foste anche dieci, foste uno solo -e lo siete, perché questo avete in più di così orrendo: siete uno solo- sarei disgustato comunque. La storia vi sfoglia e trova il vuoto, il vuoto banale che Hannah Arendt trovava in Eichmann, il vuoto banale di coloro che sorriderebbero davanti al treno per il Gulag, o a quello che per gli stessi binari porta al Lager, quelli che si lascerebbero sfuggire dal taglietto demoniaco che hanno nella faccia l'antica testimonianza: "Se lo sono meritato".

Se vi sembra eccessiva la mia "rivolta", per una "semplice" foto, vi rassicuro. Non è "questa" foto. La foto, il concetto, rappresentano l'inifinito orrore del dettaglio che conduce all'universale. Ne potreste trovare uno ad ogni angolo della vostra giornata, in ogni suono, inflessione, pronuncia, termine, citazione, notizia.
Glossa, quindi: non so cosa si possa fare. Sappiamo come la paralisi sociale sia cogente e degradante, tale da impedire quasi ogni possibile prassi di "rivolta" (le virgolette sono per l'etimologia; ricordate l'etimologia di ciò che pensate). Ma se c'è davvero qualcosa di sociale in questi codici binari apparentemente freddi, allora non so: diffondete questo post, diffondete quello di Gilioli, diffondete un altro post, o scrivetene uno voi, uno non qualsiasi.
Uno che vi ricordi, e ci ricordi al senso, alla cosa, al nome, al concetto.
Che rediga ancora una volta la nostra umanità su materia viva. Qualcosa che non sia solo l'ennesimo epitaffio.

Qualcosa che non sia semplice sberleffo sardonico, in cui lorsignori sono maestri. Qualcosa che ricordi anche al dolore.
Lo vedo nella mia vita:

Tutto ciò che amo ha sempre meno pace, e tutto ciò che odio non smette mai la guerra. Chiedo solo di non rinunciare.

Non rinunciate.

[Commenti e discussione su FriendFeed]

5 commenti:

Woland ha detto...

Per i commenti e la discussione su FriendFeed: http://friendfeed.com/vvoland/f5972daa/vade-retro-monstrum

emma ha detto...

e` che mi hanno messo un firewall pesante e niente piu` friendfeed oltre che mille altre cose...
mi immagino i commenti.
e saluto.

Woland ha detto...

Emma! Long time no see, for somebody else's sake!

emma ha detto...

woland, ti leggo pero`(qui soltanto), anche se non mi vedi, per fortuna il tuo blog non e` segnalato come criminal skills, usenet o photo sharing (pensa come e` stupido il firewall che hanno piazzato...)
(ah livefast e` segnalato come pericoloso sedizioso... e friendfeed e` ovviamente usenet per eccellenza, come spinoza, pensa mettere nel calderone tutto insieme, per non parlare dello zio bonino per cui mi e` concessa la cover di presentazione, non sanno che e` scabrosa di suo quella...)
beh mi accomodo qui allora, visto che c'e` posto e che commentano tutti altrove.
see you.

Lilith ha detto...

Mi commuove.
Nelle tue parole il mio mesto pensiero e la mia vana speranza.