mercoledì 10 marzo 2010

Ritratto del Poeta in quanto giovane Aldamerini

Spendere parole per la poesia e non vedersi tornare indietro neanche uno straccio di ricevuta. A questo è ridotto l'ecosistema poetico italiano. Le ultime interviste postume ad Alda Merini -per esempio- hanno colpito e scosso l'edificio critico della nostra coscienza. Ecco perché oggi abbiamo deciso di intervistare il blogger Woland, il quale fa vanto di aver scritto in gioventù poemi e poesie, tutto ciò ben prima di avvicinarsi alla prosa e di allontanarsi dalla sinestesìa per penetrare in quel tardoumanesimo scontornato di "polemismo barocco" di cui è unico rappresentante in Italia insieme a Beppe Severgnini e Moira Orfei. Ma l'approccio scelto, intrinsecamente innovativo, è quello di intervistare *non* il poeta in quanto Woland, né tantomeno il Woland in quanto poeta, ma quello di intervistare il poeta Woland in quanto AldaMerini. Ecco quello che è avvenuto nel corso di questa straordinaria conversazione a uno.

Intervistatore: Lei ha prodotto numerose opere.

Woland in quanto AldaMerini: Innumerose. "Tante quante", come diceva -ormai smagrito- il Pascolo.

I: Il Pascoli?

WiqAM: Il Pascoli in quanto Foscolo.

I: I materiali paiono disparati, disperati, depauperati di quella gioia novecentesca reproba di ogni agnizione. Ogni possibile incasellamento è condizionato dal rapporto autore-mondo, nel suo caso inscindibile dalla conseguenza di aver elevato tale rapporto lungo l'asse autore-mondo-ubriachezzamolesta. Mi segue?

WiqAM: Ammazza.

I: Ci dica, allora. Come se la cava la poesia?

WiqAM: Essendo morti si capiscono meglio le cose. Io per esempio, in quanto AldaMerini, non avevo idea di quanto il bidet fosse utile. Le mie prime opere in versi, sdilinquite dall'acredine di certa critica montaliana, si potevano tranquillamente affiggere sul lunotto posteriore di una Lancia Delta LX per augurare buon viaggio, per disitnguire il bene dal male, per lucidarsi le scarpe. Questa cosa delle scarpe è molto importante. Scarpe Rosse. Non scordatevi che in quanto AldaMerini sono stata in manicomio e portavo da Milano le masserizie agli infermieri.

I: Cosa sono le masserizie?

WiqAM: Non ne ho idea, me ne davano quintali. Manganelli si sedeva sempre vicino a me, col naso tappato, e diceva: "WolandinquantoAldaMerini, smettila di scrivere sul muro, e gusta alcune di queste masserizie". Non scordatevi che non me lo ricordo.

I: Quindi questa cosa delle scarpe è importante.

WiqAM: Ti ci puoi giocare il sigaro.

I: In che modo?

WiqAM: Beh, innanzitutto io mi voglio molto bene. Mio marito mi odiava. Mi odiava proprio in quanto Woland in quanto Alda Merini. Così io di notte gli infilavo per dispetto la testona nel culo.

I: La vie c'est fantastique.

WiqAM: Puorquoi tu te la compliques?

I: Ma torniamo alle scarpe.

WiqAM: L'ultimo anno che ebbi delle scarpe furono rosse. Avevamo vinto le olimpiadi, anche se non mi ricordo in quale disciplina. Le scarpe sono importanti, aiutano a tessere l'elogio della vicinanza familiare nell'ordito dell'erotismo vulvico. Io Woland in quanto AldaMerini ho sempre avuto la passione per scrivere le scarpe, così come si indossa una poesia. Una cosa che piaceva molto a Maurizio Costanzo, e anche al suo pene. Il pene di Maurizio Costanzo era più voluttuoso delle parole di Manganelli, ma meno grasso. Io le poesie le scrivo ma non me le tengo, perché poi mi riempie la stanza di carta e io la carta la odio, io la carta non la posso vedere, ricordiamoci che io Woland in quanto AldaMerini la carta mi fa proprio incazzare. Quindi le regalo a chi le vuole, in genere ad infermieri che ci incartano la masserizie.

I: Ma torniamo al pene.

WiqAM: Ho scritto molto sul pene. Mio marito mi odiava, e per punirmi mi dava pene. Pene, pene e poi ancora pene. Avevo pene fin sopra i capelli. Quel periodo scrissi una raccolta di dodecasillabi sciambi, che chiamai "spermeneutica" in omaggio a un vecchio giornalista del Secolo XIX che ebbe la cortesia di non darmi del pene, ma solo qualche decina di masserizie. Cercate di caprimi, io Woland in quanto AldaMerini non ne potevo più, di pene.

I: Ma torniamo al pene.

WiqAM: Sono molto interessata al pene. Mio marito mi odiava, è vero, e mi riempiva di insopportabile pene, è vero, ma credo che senza di lui non avrei mai scoperto cos'è essere donna, cos'è essere poetessa, cos'è essere scarpa rossa, cos'è armonia, cos'è Woland in quanto AldaMerini. Non avrei mai conosciuti tanti infermieri, non avrei mai avuto la possibilità di essere legata a un letto e farmi fare la permanente alla passera da dei nerboruti con degli elettrodi.

I: Oggi il sesso le piace?

WiqAM: Il sesso è come un treno che passa e se ne va, e tu sei lì piena di pene. Quindi direi che è sopravvalutato, se paragonato alle masserizie. Come diceva D'annucci.

I: "Tamerlano splamastro e marcio?"

WiqAM: Esattamente. D'Annucci. Grande poeta, grande futurista. Credo che i giochi Clementoni degli anni '80 gli debbano molto. E poi aveva dei modi buffi di proporre il pene, non come mio marito, che te lo proponeva neanche fosse il frustino per montare la panna acida.

I: La ringrazio.

WiqAM: Si figuri, retorici.

I: Torneremo presto a intervistarla.

WiqAM: La prossima volta ricordatevi di non portare il pene. E riportatevi dietro queste masserizie, che non ne posso più. Gli elettrodi invece mi piacciono, e credo mi serviranno anche molti soldi, un'auto di grossi cilindri, e portatemi un vero amico, che sono morta e ho freddo.

[Questo post è dedicato ad Alda Merini, una povera tizia semplicemente psicopatica le cui poesie facevano schifo al pene, il cui appeal era sostanzialmente dovuto al fatto che -forse, suo malgrado- era diventata un pagliaccio atto al placet del pubblico e semicolto ludibrio; e se vi piacevano o vi state sbagliando o siete dei dementi. Buona serata a tutti, NdW-non-iqAM]

8 commenti:

Woland ha detto...

(Comments on friendfeed) http://friendfeed.com/vvoland/f12b130b/kerosenectute-ritratto-del-poeta-in-quanto

sarmizegetusa ha detto...

:)

mi permetto di segnalare questo esiziale post di brullo nulla http://www.harrr.org/brullonulla/ce-ne-siamo-liberati/

e di ricordare che le poesie che scrisse tra i 16 e i 20 anni erano invece ganze.

Woland ha detto...

"Anche Hitler a qualcuno avrà pur detto buongiorno". Comunque si, quel post me lo ricordo eccome. Brullonulla è un must.

F.T. ha detto...

giutizia è fatta, ma a me chi ci pensa?

(detto dallo scaffale, della libreria, quello alla sezione M, che contiene un Mallarmé, un Montale, e venti chili di Merini)

ps.

se l'esperienza sinestetica la intendiamo letteralmente e non come figura retorica (ossia syn, insieme, e aisthanesthai, percepire, [la tastiera non dà accenti, vabé] posso dire che Woland in quanto Alda Merini non si è ancora libreato, per fortuna, della poesia.

F.T. ha detto...

ah. lo scaffale dice proprio "giutizia". lo scaffale ha letto troppa Merini.

F.T. ha detto...

libreato è invece strafalcione, ma sempre dovuto a M.

Woland ha detto...

Si può capire il declino, anzi: la morte di un umanista da quando smette di usare il "piuttosto che" in funzione avversativa.

F.T. ha detto...

questo scaffale non è mai stato umanista. ça va sans dire.