giovedì 14 maggio 2009

CANTAMI O PIRA L' ORRENDO FUOCO

Tempo addietro, un mio amico stretto (di vita farà 46) partecipò, vieppiù casualmente, a un certamen poetico in quel di Milano e fu invitato in quanto vincitore di una delle sezioni in concorso. La sua evocativa e suggestiva composizione, a onor del vero, meritava ampiamente il premio ritirato. Purtuttavia, non vinse certo egli il primo premio, essendo un giovane di 22/23 anni. E' infatti notorio che in Italia, salvo per gli amici di qualche Papi -uno su tutti, ma ce n' è per tutti i gusti-, è impossibile ottenere un riconoscimento se non si è superati i 50 anni e non si è scopato (realmente o metaforicamente) almeno un paio di persone culturalmente (leggi burocraticamente) rilevanti (o non ci si è fatti scopare da un paio di esse).

Galeotto fu il caso per cui il mio amico mi spedì il PDF del concorso con ivi pubblicati i componimenti vincitori. A sua umile opinione, la sua poesia non era tra le migliori, e avrebbe meritato assai di più un altro giovane, un trentenne, che però aveva vinto solamente -se non ricordo male- dei confetti marroni.

La poesia vincitrice era invece troppo bella per essere vera. E troppo sostanziosa. E profonda. Ed ermetica. E allegorica. Che decisi di farne la parafrasi e gliela rispedii. Al ricordo del suo entusiasmo, mi viene oggi in mente che sarebbe saggio rendere pubblico l' esito -riveduto e ampliato- di tale carteggio, se non altro per dare un aiuto a coloro i quali, miti e curvi sotto il peso di una cultura troppo distante dall' homo cives hodie (odio cives homo), hanno dimenticato quale eredità di grandezza covi nelle reni dei poeti contemporanei.

Per quanto vi possa sembrare curioso il fatto, la prima poesia E' la versione originale, mentre la parafrasi è rappresentata dal secondo componimento. Buona lettura.

DOLCISSIMA E MIOPE (1° Premio Assoluto poesia [?, NdR] del premio Nazionale Poesia e Narrativa - Lions Club Milano Duomo)

Strane orchidee i tuoi occhi di lapislazzuli
moltiplicano aree di fuga
dietro le grosse lenti
che ti fanno dolcissima e miope.

Questa che insegui, fatale trama di vita,
turba le inquiete pupille
oggi che anche i giochi dell’iride
affondano in un tramonto quieto, senza fine.

Perduto nell’assenza del tuo sguardo
scopro laghi amari
e se al tuo cuore m’abbandono
l’amore inventa volubili catene.

Ah, i canyon della giovinezza
il ramato luccichio del grano maturo...
era il tempo degli anni malandrini
bocca di tiglio e in gola arsura di peccato!

Ecco, per te dolcissima e miope,
in questa età di fragili dissonanze
risveglio vecchi pensieri-lupi
nella gabbia dei sensi mai placati.

Ti porto come petalo di fiore
all’occhiello della vita
geranio color sangue le tue labbra
mi dannò il brivido dell’ultima partita.

Quale forza a te mi spinge, chiedo,
ora che il tuo esistere
é un passo che s’allontana
e sul mio autunno pesi
dolcissima miope, dolente avventura
d’un giorno, d’una notte.
Enzo Maizza


(SEI UN CESSO MA) IL CONVENTO QUESTO PASSA (Parafrasi)

Ma che cazzo ti sei messa in faccia?
Pari la facciata di un grattacielo…
Mamma mia,
Mi serve un antiemetico.

Ma quando ti levi gli occhiali,
Oltre a rientrare immediatamente nel peso forma,
Mi pare di scorgere le tue pupille dietro quella torta
Che tieni per faccia.
Credo.

Perduto nell’ assenza del tuo sguardo, mi chiedo:
Ma ora che fanno quelle operazioni economiche col laser,
Perché non fai un tentativo?
Che io intanto vado al bar che ci ho voglia di uno Jagermeister.

Ah, mi tirasse ancora l’ uccello…
Quante mignotte in gioventù
Mi hanno spompinato
Nell’ aiuola spartitraffico? Co' tutti i fiorellini di campo
E quelle altre cose
Coi nomi che tengono le sillabe giuste per finire la quartina.

Il bello è che te lo vorrei anche schiantare tra le crespe,
Ma il fatto è che mi tira solo coi ragazzini,
E tu non solo vai quasi per crisantemi,
Ma alla luce dei miei ricordi, dei pensieri-lupi,
O di qualsiasi altra analogia realizzata con delizioso trattino,
Sei un po' tipo un secchio d' acqua
Sulla centralina elettrica
Dei miei coglioni.

Ti porto come un fiore,
All’ occhiello della vita,
Vale a dire:
Vent’ anni di seghe e donnacce,
E finalmente,
verseggiando,
Passerò alla storia come uno che rende speciali
I cessi
Come a te.

Quale forza mi spinge a te, mi chiedo?
Forse i 3000 euro di questo premio di poesia?
Oppure continui a usare quel profumo al pollo
Di cui sono ghiotto?
Mah.
Mentre medito di ripiastrellarmi il bagno,
Coi proventi del mio estro,
Realizzo che
Di sicuro
Sei un cesso,
E ora che divento vecchio, mi ti sento immota e odiosa
Sul groppone
Come una Ritmo sguarrata che devo portà
Al sfasciacarrozzo
A spalla.

Ma, ti venisse un colpo a te
E al signore iddio,
Il convento
Questo
Passa.

Enzo Manzo (Woland)

49 commenti:

Cioppy ha detto...

santo il cielo! TU! dovevi vincere TU! ma la tua musa ispiratrice lo sa di essere così fortunata? beata lei che vive sotto uno sgurado sì dolce e premuroso...

Woland ha detto...

La mia musa ispiratrice è Enzo Manzo.

Anonimo ha detto...

lagrime calde mi fasciano le gotes.
Cpt

l'avv ha detto...

encomi e lodi e reverentia.
mandamene una copia autografa con tua foto.
grazie
l'avv

Anonimo ha detto...

Una volta ho visto un cuoco davvero ma davvero brutto. Però non mi è venuto di farci su un poema, ecco.

Danilo

Woland ha detto...

Pare che tu abbia fatto male, e ora ti ritrovi tremila euro in meno.

Artemisio ha detto...

Non pensavo scrivessi di noi due. Non in questi termini.

ilanio ha detto...

ma canyon??
CANYON?
what the fuck!?!?
certa gente ha un sacco di senso dell'umorismo, tutto quello che manca a me, sicuramente...
anch'io meditavo di ri-piastrellarmi il bagno, o, more likely, di cambiarci la moquette

(sei un imbecille supremo)
(che è il più grande complimento che mi sia mai uscito per qualcuno)

lo zio Giorgio ha detto...

sì,0k,maLIONS CLUB?!?!?!?!?

zadigone ha detto...

Orchidee, tigli, grano maturo, geranio...io li odio i vegetariani.

Poteva metterci bistecche, polpettoni, il ramato luccichio del pollo fritto, rombo al forno con patate.

A parte gli scherzi, io il mondo della poesia contemporanea non lo seguo molto, ma credo si sia arrivati a tutt'altri risultati, piuttosto che una poesia che per descrivere un amore presente usa il lessico e la metaforicità di un Carducci evirato e contadino(che rimpiange "Ahh, le freshche frashche", "Ahh, lu vinu buon'", "Ahh, lu gatt' matt'").

Doveva vincere il tuo amico, almeno era tuo amico, ecchecazzo.

Anonimo ha detto...

Bella la tua parafrasi, davvero. Anche se ho idea che susciterà più (speriamo silenzioso) sdegno del post sugli anticoncezionali in molti animi femminili.
Dissacrare per difendere il sacro, operazione sottile e meritevole, benchè spesso misconosciuta.
Rinnovati complimenti.
B.

Skizo ha detto...

Ebbravo 'sto Enzo Maizza.
Nemmeno i Pooh ai tempi d'oro.

Woland ha detto...

Baudicea, penso che mi tatuerò i tuoi complimenti sulla schiena, tipo quarta di copertina.

E poi, davvero, dubito che al pubblico femminile possa dare festidio più di tanto, visto che proprio il concetto di femmina/donna/femminilità non l' ho nemmanco tangiuto di distanza (almeno spero, che la madre dei rompiballe è anche lei sempre incinta).

nastja ha detto...

Monsieur Woland, commossa e lusingata la ringrazio infinitamente.
L'avermi dedicato la sua parafrasi è un gesto galante e da vero gentiluomo.
Mai nessuna donna occhialuta e miope si sentirà così amata, ammirata e desiderata come lei ha fatto sentire me oggi.
MI tolgo gli occhiali per un attimo (di quasi totale cecità)e mi asciugo una furtiva lacrima.

Woland ha detto...

Prego.

Beh allora, ne approfttio per cogliere un eventuale risvolto polemico: la parte che fa ridere (e riflettere sulla poesia contemporanea) sta nella figura di Enzo Manzo, il Robertetti de noantri. La donna dolcissima e miope è come se non fosse mai esistita e non esistesse in generale. Se qualcuna dovesse sentirsi offesa per la cosa della miopia, quella stessa stessa persona, se fosse grassa, dovrebbe denunciare ogni ristorante che nel menù ha la trippa.

Mi spiego?

nastja ha detto...

woland, spero che tu non pensi che io mi sia offesa per la storia degli occhiali. Oddio potresti, in effetti, perchè non mi conosci, ma ti assicuro che l'ho trovata divertentissima. Io sono quella che ride dei funerali, delle malattie gravi, degli episodi di grave discriminazione razziale e della fame nel mondo. No forse quest'ultima cosa un po' meno, comunque soprattutto rido molto di me stessa.
mi spiego ?

Divara ha detto...

voglio diventare la tua donna solo per essere la musa ispiratrice di tali carmi.
tanto miope e con la faccia al posto di torta sono già. possiamo solo migliorare.

Woland ha detto...

Nasja, don't worry, dai tuoi passati commenti mi sembrava assai difficile che te la potessi mai prendere per roba del genere. Figuriamoci. Ma mi hai fatto venire lo sghiribizzo (o schiribizzo? Chissà) di mettere le mani avanti, casomai Emma Bonino fosse passata sul blog.

Grazie Divara. Chiuneuq volesse sposarmi può compilare il modulo che ho inciso con un taglierino sulla schiena di Brunetta. Per firmare basta infilargli l' ultimo DDL nel culo.

Woland ha detto...

Nastja, Manca una T. Eccola: T.

nastja ha detto...

Woland, grazie della T, ma vedi di fare qualcosa anche per quel conturbante chiuneuq.

Woland ha detto...

No, quello era intenzionale.

Divara ha detto...

spero almeno che il DDL sia rappresentato da un bel faldone voluminoso.

Woland ha detto...

I nuovi DDL sono tutti così. In realtà sarebbero quattro righe, ma dopo un paio d' ore di emendamenti, sono sedici volumi.

AntonioBruno ha detto...

direi 'sta minchia che non sta per 'sta ceppa o altro loco o/e di fatto quanto le coppie (non in italia eccerto che non vuol dire eccetto). bravo figliuolo, sii il cossiga letterario e "allarmistami" st'appioppo di beoti chiamasi cittadino della glega che a dare il culo ci mettono meno di quanto impieghi andreotti a occupare orifizi statali, parastatali e affini. allarmistaminkia.
ti adoro e ti faccio beato, nel nome del padre, del figlio e dello spirito càntaro (scemunitazzo in lingua sicula occidentale).

peppermind ha detto...

Nell'aere s'inarca la schiena mia!
Bella stuoia, tipo!

Fabio Teti ha detto...

Scaracollo con degno ritardo:

Woland, questa versione aggiornata è ancora migliore della precedente. Idea: passerò i prossimi mesi alla cerca delle più brutte poesie italiane degli ultimi anni, poi ci facciamo su un volumetto di traduzioni con testo a fronte.

Ma in fondo: non credo sia solo colpa degli scriventi versi se i versi detti sono ohibò quanto (e per quanto?) carducciani. Diciamo che negli ultimi 60anni l'istruzione italiana ha dimenticato punto d'istruire i suoi figlioli per quanto concerne gli sviluppi dell'estetica e della poesia (uno su tutti: il passaggio dall'estetica, appunto, all'etica). Così il problema, come sempre, sta prima nel gusto del pubblico (ne esiste davvero uno?) della poesia, e di alcuni suoi giudici-critici-suggeritori bondiani, questi sì peggio che carducciani.

chi non ha avuto in sorte nemmeno un sinonimuccio di "rigore", come il nostro Maizza, semplicemente continua a basarsi su questi gusti che gli preestistono, garanzia e tomba.

That's all.

Fabio Teti ha detto...

Ah. A proposito dell'anatra-lepre di Wittgenstein, ecco una brevissima poesia di Valerio Magrelli - tanto per rifarci il cerebro - tratta da Disturbi del sistema binario:


Creature biforcate e logo-immuni
mi sorsero davanti,
invulnerabili alla verità.
Ero entrato nell’era dell’anatra-lepre,
in un’età del ferro, del silenzio.

Woland ha detto...

Già tutto un diverso suonare, questo.

Anonimo ha detto...

Fabio (ma anche chiunque altro..) se la cosa non è troppo complessa per gli spazi di un commento, me lo spiegheresti cosa si intende con etica riferito all'arte? Ieri sono appunto andata a vedere questa mostra della Nuova Scuola Romana di San Lorenzo e mi piacerebbe sapere se ho capito quello che ho letto a riguardo (che non è molto, quello che ho trovato in internet, ed io diffido tantissimo delle "googlate")
Baudicea

Fabio Teti ha detto...

a Boudicea,

non conosco (conoscevo: mi informerò) la Nuova Scuola Romana. Ad ogni modo, il mio commento sull'estetica era riferito alla scrittura, precisamente a quella in versi. Nel senso che non pretendo di allargare questa idea ad ambiti artistici che mi vedono assai più ignorante in merito, come pittura e similia. Detto questo, è ad ogni modo evidente come la lingua si presti in misura enormemente maggiore nel veicolare contenuti rispetto a codici 'diversamente semantici', o 'non discorsivi', come musica e arti grafiche.

Contenuti come quelli di Maizza, così stancamente abusati e così inutilmente confessional, appartengono ancora a un'idea di poesia in cui a prevalere è l'ideale estetico (ancorchè visibilmente in putrefazione). L'esempio che ho portato da Magrelli, a confronto, incarna una visione di poesia in cui l'elemento razionale-critico nei confronti dell'esistente è diciamo il primum movens, senza nessuna concessione a retoriche o convenzioni di riconoscibilità poetica (a parte il verso).

Etica è per me l'attitudine critica nei confronti dell'esistente, e, soprattutto, l'impossibilità di comodamente appoggiarsi alle travi delle categorie aprioristiche. E' lo stato di veglia, l'occhio aperto, nessuna parola finalizzata al bello o alla consolazione. L'attenzione.

Nessun linguaggio, poi, al pari di quello della poesia, può essere portato a un livello di tensione in cui si rendono visibili tutte le scelte che lo informano. E il grado di attenzione e responsabilità che le ha mosse. Le scelte sono nei confronti del mondo, prima che nei propri. La scelta base riguarda la complicità.

Maizza (da quanto emerge da quest'unica poesia) è dello sciame dei soporiferi, degli autoassolti, dei retorici, degli indifferenti al mondo, in poche parole dei complici.

Ma mi fermo, non sono in grado di fare qui questo discorso, quantomeno non così, appoggiato al davanzale, intercettando wireless desultorie dai palazzi di fronte.

Pardon,

e un saluto

Anonimo ha detto...

...sempre che l'attitudine critica non si confonda con il disincanto, nel qual caso ci si ritroverebbe al punto di partenza:)
In ogni caso la tua accezione di etica rispetto alla poesia mi piace...se non altro la capisco.
Mentre continuo a non capire il significato di etico riferito all'arte della Nuova Scuola Romana.
Non che sia di vitale importanza, mi ci sono solo incaponita. Non mi piace che la gente faccia qualcosa di etico senza che io me ne accorga.
Grazie, Baudicea

Woland ha detto...

Io ci sto di brutto, Fa'.

Facciamo il libro gratuito in PDF. Dai, becca della roba seria. Ti voglio vedere in prima linea.

peppermind ha detto...

"Creature biforcate e logo-immuni
mi sorsero davanti,
invulnerabili alla verità.
Ero entrato nell’era dell’anatra-lepre,
in un’età del ferro, del silenzio."

Già trovare qualcuno che riconsoce l'anatra-lepre ha del miracoloso (sì, ok, vivo nel pieno della padania, che pretendete?).

Poi addirittura una poesia veramente tosta (età del ferro virgola del silenzio è un qualcosa eh?), ringrazio...

Anonimo ha detto...

Non so, ma mi è preso un desiderio _quasi_ irresistibile di fare con la spiegazione di Fabio Teti la stessa operazione che ha fatto Woland con Enzo Manzo...

danilo

Fabio Teti ha detto...

@ Woland

bene, ora so cosa farò dopo gli esami.

@ Peppermind

contento il pezzo di Magrelli sia piaciuto. Poi Magrelli ha alti e bassi, o meglio: non lo conosco così a fondo per dire se generalmente si muove su questi livelli. Resta ad ogni modo tra i migliori della sua generazione (quella dei '50).

@ Baudicea

(scusandomi per aver storpiato in precedenza il nome) dici bene, sul disincanto, e questo varrebbe anche se tu avessi scritto 'entusiasmo'. La questione è il cosiddetto io-poetico, quello che in Maizza viene ancora spacciato - petrarchescamente - come portatore di una vicenda d'elezione, elezione in forza della quale dovrebbe assumere una valenza universalale, una validità per tutti. Mentre sono almeno 60 anni che i poeti (quelli veri) lottano, ognuno a suo modo, per disinnescare questo stanco egocentrismo e personalismo cieco dalla poesia. Forse con questo spiego meglio ciò che intendevo con passaggio da 'estetica' ad 'etica'.

@ Danilo

posto che la mia non è una spiegazione, ma uno sproloquio da davanzale pieno di falle, faccia pure.

Fabio Teti ha detto...

Quest'uomo è un genio. Invito tutti a dare un'occhiata, dopo aver letto la breve e raccapricciante antologia, al generatore di poesie di Sandro Bondi.

http://gamberorotto.com/miscellanea/sandro-bondi-poeta/

Anonimo ha detto...

Ehi, Fabio, scherzavo!

Danilo

Anonimo ha detto...

E, sempre Fabio (mi perdoni Woland se mi ripeto...) da qualche parte avevo scritto questo:

"La poesia.

Io la chiamo così, ma in realtà intendo l'arte, e anche di più. Per dire, certa filosofia, e forse anche tutta la scienza, è arte. E' il modo in cui noi umani cerchiamo di mettere ordine nella realtà, così da sapere in che mondo ci sveglieremo domattina (dormissimo, intendo. Son le tre e mezza di notte...)

Credo che "poesia" venga da "poiein", che cioè l'etimo sia qualcosa che ha a che fare con il creare.

Allora, il poeta è Prometeo. Epimeteo, nessuno sa chi fosse.

Ma il poeta sbaglia, quasi sempre.

Un inciso: la poesia come modo di ricordare è altra cosa. E' una cosa in metrica, che si può cantare, e che parla del difficile ritorno a casa di Ulisse. Non è questo il punto.

Il punto è che il poeta, l'artista, _cambia_ la realtà. Se la imbrocca.

Come dicevo, sbaglia quasi sempre. Ma quando è appena un passo più avanti nel reale, non troppo più avanti, ed ha sufficiente risonanza, _indirizza_ il reale, il reale di noi umani, in una direzione. Cambia, davvero, la nostra realtà.

Poi, come Prometeo, va ucciso, ovvio. Chi cambia la realtà è pericoloso, con ogni evidenza. Quante probabilità aveva di cambiarla in meglio? E quante possibilità ci sono di tornare indietro, dopo un cambiamento in peggio?

Il fatto è che un poeta (etimologicamente) ha dentro qualcosa, e deve farla uscire. Non può farne a meno. Per questo va ucciso. Per tempo."

Se non ti ho proprio completamente frainteso, i nostri punti di vista non sono molto lontani, mi pare.

Danilo

Fabio Teti ha detto...

No Danilo, non la vediamo troppo diversamente. Parlo in prima persona per evitare fraintendimenti.

Io, quando scrivo, scrivo in linea di massima per capire e conoscere. La poesia la intendo come processo conoscitivo, o arte della conoscenza (arte dei tentativi, spesso falliti, di conoscere). Per questo il 'poeta' - ma chiunque cerca di conoscere - cambia la realtà. Perchè la deforma, gaddianamente, se ogni tentativo di conoscenza è comunque un sopruso sopra l'oggetto del proprio conoscere, un fondersi con esso, un sovrapporsi etc. Parlavo di etica anche sottintendendo questi problemi: bisogna essere consapevoli che nessuna parola è innocente, che l'occhio non è innocente, che non lo è la conoscenza. Partendo da questo presupposto, spaendo con sicurezza almeno questo, si può tentare di essere quantomeno sempre più esatti, sempre meno invadenti o invasivi.

Ma alle volte bisogna esserlo, invasivi. E' quando il capire/conoscere è reso impossibile da schermi di menzogne, falsificazioni, aiuole con fiori e frutti finti, etc.

Qusasi tutta la poesia che ho scritto muove su questi temi 'percettivo-conoscitivi' e internamente a questa problematica. L'io non può sparire totalmente perchè deve prendersi la responsabilità di ciò che dice, e, se dice, deve sapere anche contro chi dice, o a favore di chi. Eppure l'io (l'uomo tout court) dovrebbe sparire perchè è la sola via all'esistenza di qualche minima verità. E' un bel cazzo di paradosso, sapere di creare la realtà (un'altra, diversa) ogni volta che si scrive, e avere al contempo questa esigenza etica di aderenza al reale.

Su Prometeo non sono troppo d'accordo, ma forse ho capito male. Non riesco proprio a vederlo il poeta come un Prometeo che porta fuoco ai comuni mortali. E' un pirla come gli altri, che nel caso migliore, scrivendo, può mettere chi legge di fronte ad un pensiero, e dunque alla necessità di una scelta.


Grazie per lo spunto, davvero

Fabio

Fabio Teti ha detto...

Errata corrige:

sapendo, non 'spaendo'

Anonimo ha detto...

Allora la metto giù in un altro modo. _Se_ la poesia (in senso lato, ma lato, veh!) è sostanzialmente una visione personale del mondo, del reale, e quindi un'azione personale, unica, sul reale, allora tutti siamo poeti.
Se invece la poesia, e il poeta, vanno considerati tali dall'esterno, cioè per i loro effetti sulla percezione del reale da parte della società intera, allora non tutti sono poeti. Direi pochissimi.

Certo, Prometeo era un pirla qualsiasi, come tutti gli altri. Ma non ha imbroccato una perfetta garuffa alla goriziana, nè ha progettato l'ennesima cattedrale, e neppure ha scritto Les assis. E' inciampato sul fuoco, e questo ha cambiato la realtà di tutti. Per questo dico che è un poeta.

Il fine del poeta non è la maraviglia. Il fine del poeta è far uscire fuori quella cosa che gli urla dentro. Ma noi lo chiamiamo poeta solo se quella cosa risuona abbastanza da essere comprensibile, e dissona abbastanza da cambiare di qualche grado l'angolo visuale di tutti.
(Opinione personale, ovvio).

Danilo

Fabio Teti ha detto...

Compriendo. Che l'obiezione al Prometeo è solo a causa di una mia idiosincrisia nei confronti dei riferimenti mitici.

Eccettuata questa, sottoscrivo in pieno il tuo commento. Specie l'ultima parte, che completa quanto dicevo sul provocare ''scelte''.

à plus

Woland ha detto...

Mi avete trasformato il blog in una succursale di Nazione Indiana.

Ma senza i troll.

Approvo con piacere questi sentiti e colti tentativi di creare tessuto umano. Icom plimenti.

(almeno finché non arriveranno anche qui i troll, allorché nei commenti tornerà la blasfemia terra terra, quella violenta e repulsiva firmata Woland che Nazione Indiana non si può permettere, finché i troll non saranno tutti morti. Ma anche in quel caso, subito dopo potrete ricominciare con rinnovato vigore)

Anonimo ha detto...

Non so, il definire la poesia in base alla sua funzione, sia essa di guardiana del reale o di cambiamento, non mi convince del tutto. Mi sembra uno degli aspetti sgraditi della modernità quello per cui funzione e qualità di un oggetto si confondono e si sovrappongono, al quale forse la poesia in particolare andrebbe sottratta.
Non che io sappia proporre una definzione migliore o secondo altri canoni, anche se cercando di farlo vagherei più nei territori della visione, probabilmente.
Fatelo, questo libro di cui parla Woland:)
Baudicea

F.T. ha detto...

http://images.huffingtonpost.com/2008-10-30-troll.jpg

eccone uno

Woland ha detto...

Disgustorama.

codino ha detto...

hahahah flà sono giuseppe (gerri) che piscio è la parafrasi + bella che abbia mai letto!

Woland ha detto...

Benvenuto, Giuppyno. Mercì. Ti dedicherò un post sugli occhi azzurri.

codino ha detto...

dedicami un post sulle bombe atomiche che fa piacere anche a gavino