martedì 10 novembre 2009

Lacrime di unicorno e ascelle di John Goodman (in realtà l'ennesimo post su Grillo, pfui)

Qualche tempo fa stavo cenando con Smeriglia e Sisypheureux in un delizioso mattatoio romano. Erano da poco arrivate le nostre ordinazioni (con "da poco", trattandosi di un ristorante romano, intendo che non sono mai arrivate), quando Smeriglia, in un magistrale tentativo di killing me softly, mi chiede: "Ma ho visto che nel tuo blog hai scelto di non affrontare l'argomento Beppe Grillo. Che ne pensi?".

Dopo alcuni minuti di silenzio, e un momento relativamente breve in cui ho preso a pugni la mia tagliata all'aceto balsamico, gli ho fatto presente che, in effetti, all'argomento Grillo avevo dedicato non troppo tempo tempo, limitandomi a non superare i ventisei, ventisette post (scherzo: sono diciotto).

Ovviamente non ce la potrei mai avere con Smeriglia, anche se è un po' come quando per la prima volta fai sesso e vai dirlo felice e trafelato a un tuo caro amico e lui risponde "lo so, l'ho pagata io, ma continua a pronunciare delle parole come stavi facendo prima che mi rilassa mentre faccio il sudoku". In realtà Smeriglia il mio blog lo legge, ma lo legge solo nei pleniluni, perché il resto del mese è in giro per l'Italia con Sisyphereux a cercare le lacrime di unicorno di cui è ghiotto o quantomeno un hamburger che non abbia il sapore di un'ascella di John Goodman. Di qui ne viene che qualcosa ogni tanto gli scappa. Per questo mi ritrovo a scrivere questo lungo post nella speranza che tutta questa abbondanza di caratteri lo convinca a leggere e a smettere di reagire ai contenuti pagandomi delle ragazze (non ne ho bisogno, ho una postepay).

In realtà di Beppe Grillo ho parlato in questo eloquente post, e poi non contento ho aggiunto anche questo. Senza contare che ho fornito il link a un libro scaricabile gratuitamente che va più in profondità di quanto possa fare un post.

Tutto ciò mi viene in mente ora 1)Perché anche stamattina ho dovuto rifiutare una delle ragazze che Smeriglia mi manda periodicamente a casa a)perché era minorenne e b)perché aveva il cimurro; e 2)Perché sull'ultimo libro di Luttazzi ("La guerra civile fredda", Feltrinelli, 2009), viene riportato un post, già pubblicato a suo tempo su internet che riflette abbastanza bene quelli che sono anche i miei dubbi e le mie perplessità. Non lo riporto tutto perché non sono pazzo, non sono un dattilografo cinese e tantomeno uno scriba ebreo in Egitto, ma trascrivo giusto un paio di cosine (tra le quali un paio di link cui un blog può dare il corpo che un libro invece no, non so se avete saputo).

"[...] Il marketing di Grillo ha successo perché individua un bisogno profondo: quello dell'agire collettivo. Senza la dimensione dell'agire collettivo, negata oggi dallo Stato e dal Mercato, l'individuo resta indifeso, perde i suoi diritti, non può più essere rappresentato, viene manipolato (in questo libro ci sono anche diversi riferimenti alla sociologia e alla sociologia mediale, con citazioni a Giddens, Wright Mills e altri, ndW). E' questo il grido disperato che nessuno ascolta".

"Se parli alla pancia, certo che riempi le piazze, ma non è "democrazia dal basso", è flash mobbing. [...] La satira è contro il potere. Contro ogni potere, anche quello della satira. La logica del potere è il numero. Uno smette di fare satira quando si fa forte del numero di chi lo segue. Grillo il problema manco se lo pone. La demagogia è così naif".

"Adesso Grillo esalta la democrazia di internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates: la gente applaudiva estasiata allora, così come applaude estasiata ora: si applaude l'enfasi".

"Grillo e Di Pietro sono entrambi clienti ("customers", remember this word, ndW) della Casaleggio Associati, agenzia di marketing web che si ispira all'attività del Bivings group (cfr. http://www.bivingsreport.com/2006/the-internets-role-in-political-campaigns).
Quella che Grillo spaccia per democrazia dal basso è in realtà una campagna di manipolazione dell'opinione pubblica che segue strategie di guerrilla advertising: teasing (il blog, le inserzioni a pagamento sui quotidiani); guerrilla (meet-up; v-day); consolidating (liste civiche col bollino blu, Movimento di liberazione nazionale).
(cfr: http://www.casaleggioassociati.it/thefutureofpolitics/)
E questo, vi faccio notare, è il terzo video che pubblico della premiata ditta Philip K .Dick & Sons, imballaggi spaziali

"il populismo è cercare consensi usando luoghi comuni di facile presa. Quando la folla si raduna in piazza per un motivo diverso dall'arte, chi sale sul palco è lì a cercare un consenso in vista di un obiettivo. [...] Diventa un'attività partitica: l'oratore si fa leader di massa ("Non abbiamo bisogno di leaders!". Tranne uno, a quanto pare, ndW), si fa forte della forza (partitica) che il numero gli da. [...] Va inoltre considerato che il pubblico stesso è colpevole del populismo dell'oratore, quando lo accetta e lo sollecita con le ovazioni. Psicologia della folla: c'è un piacere nel demandare a un leader la responsabilità delle scelte. Regressione all'infanzia".

(Daniele Luttazzi, "La guerra civile fredda", Feltrinelli 2009, pagg. 186-7-8)

Ora, la prossima volta che Smeriglia mi chiederà che ne penso di Grillo, potrete anche venire da me e chiedermi perché uno dei vostri blogger preferiti non aggiorna più il blog da troppo tempo.

23 commenti:

Federico Pucci ha detto...

Ricordo quel post e mi spiace non avere tempo per approfondire le fonti che citi: sono troppo impegnato a ripromettermi di farlo e resistere alla tentazione di guardare su wikipedia. Certo, sull'ingenuità del demagogo avrei qualcosa da ridire, ma per una volta mi risparmierò il ruolo di quello che studia robe antiche. Va detto però che tutto il discorso di Luttazzi sulla cultura e sull'ignoranza è una delle migliori cose uscite da una mente italiana negli ultimi tempi. Gli si perdonano pure quei tre o quattro plagetti.

(se non l'hai capito, sto cercando di trasformare il post su Grillo in un post su Luttazzi, per il piacere dei tuoi amici)

Woland ha detto...

Io volevo trasformarlo in un post su Smeriglia, pensa che illuso.

emma ha detto...

I like it.
ma sulle ascelle di John Goodman cosa ci dici di nuovo?
in any case la storia dei customers proprio va approfondita, debbo rivendermela a casa, che c'ho un grillino di pietriano che ogni tanto vaticina...
merci!

Smeriglia ha detto...

sono d'accordo sulla critica dei modi, dei tempi, delle espressioni, dei secondi, terzi e quarti fini di grillo. resta il fatto che questa roba qua in cui viviamo non è democrazia e grillo è uno dei pochi che lo dice. non è democrazia a prescindere dall'esistenza di quello strano fenomeno antiestetico chiamato berlusconi.
a proposito, quand'è che scrivi un post su berlusconi?

Anonimo ha detto...

La cosa più giusta che ho letto su Grillo è che sembra ragionevolissimo quando parla di cose di cui tu non ti intendi. Poi tocca un argomento di cui sai qualcosa, e ti vengono sia i brividi sia i dubbi su tutto il resto.
Però sono in disaccordo con Smeriglia. _Siamo_ una democrazia (almeno per il momento. Conto sul fatto che Silvio ha una certa età...). Voglio dire, l'essenza di una democrazia è permettere che dei cretini votino degli stronzi, o no? Avete altre definizioni?

Danilo

Artemisio ha detto...

Sono d'accordo con danilo. Per questo sono contro il suffragio universale ed apertamente a favore del diritto di voto a poche menti illuminate, correndo l'evidente rischio, di fatto, di essere anch'io escluso.

Voglio dire, è davvero così oggettivamente giusto, ad esempio, che una persona a caso presa dal pubblico di Uomini e Donne (una delle poche che sappia scrivere, almeno) abbia diritto di voto? Che almeno non sia influente quanto il mio, diamine!

Forse la soluzione sarebbe, a questo punto, proprio l'introduzione del voto "pesato", in modo da rendere poco influente chi manifesta lapalissiane doti da scemo del villaggio.

In questo modo si annullerebbe il problema della selezione delle menti illuminate, avendolo ridotto ad un più semplice problema di assegnazione pesistica.

Woland ha detto...

Danilo, vuoi che sia inutilmente capzioso? Va bene, d'accordo, uffa, lo sarò.
Il voto è il biscottino della democrazia, non la democrazia. La democrazia è un sistema di divisione ed equilibrio dei poteri (Montesquieu, poi Tocqueville), di modo che il potere politico sia controllato da quello giudiziario e viceversa (separazione dei poteri, montesquieu, appunto). Più un sacco di altri oggettini rituali, funzionalisti o effettivamente funzionali (logici, burocratici e pratici). Nelle democrazie più mature -quelle che meritano almeno la targhetta "democrazia in prova, fase di collaudo positiva"- la sociologia contemporanea individua un elevato livello di professionalizzazione dei mestieri "civici", una sviluppata e funzionale autorità razionale-legale (la burocrazia, nella definizione di Durkheim)(quindi snella e funzionale), un buon equilibrio tra apparati liberali e apparati corporativi, un continuo studio sul perfezionamento dei meccanismi interni, un sistema di organismi di controllo dei settori della vita pubblica indipendenti, estranei sia al controllo della politica che a quello del mercato.

Noi siamo ultimi in tutti questi fattori. Quindi noi, come democrazia, siamo l'allievo che sta attaccando le caccole sotto il banco con debiti formativi in tutte le materie che esce fuori a giocare a pallone perché pensa che alla fine non verrà bocciato. Bugia. Verrà bocciato. Solo che in questo caso non si sa quanto duri l'anno scolastico.

(Con bocciato intendo: il giorno che lo stato non potrà pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici come stava per succedere -e non è successo veramente per un pelo, e grazie a un intercessione di Ciampi e Prodi- nel '93. In quel giorno, se arriverà, capirete cosa si intendeva con "questa non è una democrazia", ma sarà comunque meglio, almeno nelle grandi città, rimanere a casa e comprare un sacco di scatolame).

Woland ha detto...

Smeriglia:

Ucciderò gli animali della tua fattoria. Tutti.

zadigone ha detto...

Scusate, ma il pubblico di Uomini e Donne ha diritto di voto? Non bisogna firmare una rinuncia per partecipare?

Smeriglia ha detto...

oh che bello! non mi sembra vero di poter parlare di politica. sul mio blog è proibito.
per come la vedo io la democrazia è un sistema in cui tutti i cittadini hanno diritti politici, invece in questo sistema qui i diritti politici sono ridotti al rito pleonastico delle elezioni, il biscottino che dice woland. gli unici che possono esercitare questi diritti sono i dirigenti dei partiti, la cosiddetta "classe politica". in una democrazia non può esistere una "classe politica", se no si chiama oligarchia.
grillo queste (e altre cose) le dice. male, ma le dice.
luttazzi, secondo me, è solo invidioso che il suo blog sia meno letto.

Woland ha detto...

Luttazzi sa cos'è la satira. Il pezzo che ho inserito è un collage di risposte a domande che gli hanno fatto i giornali o i semplici internettari che volevano sapere cosa ne pensasse lui di Grillo. Non è lui che decide damblé di sperticarsi in buffi pamphlet acontestuali. Le argomentazioni con cui lo fa sono più che credibili. Tra l'altro non dice niente di male su buona parte del "programma" (trasporti, energia, nucleare ecc., cose con cui è -verosimilmente- d'accordo), attacca direttamente solo due dei punti del referendum, quello sullo stop ai finanziamenti pubblici ai giornali (sparirebbero tanti giornali-cooperative e rimarrebbero solo quelli coperti dai grandi gruppi editoriali) e quello sulla durata delle legislature (mancanza di esperienza politica di livello, non avremmo mai avuto un Pertini o un Berlinguer, per fare un esempio)(su questo non saprei, la mia generazione non ha visto gente che si meritasse più di 8 anni di parlamento, ma vabbé). Ma in particolare analizza la caduta del satiro verso il leader demagogico, che si fa forte del numero per fare propaganda e abbandona il fare satira. Ora Grillo è il politico più furbo di tutti, perché è il primo che riesce a far pagare un biglietto per i propri comizi. O fai satira, o fai politica. Luttazzi ricorda anche Al Franken, satirico americano che è entrato in politica. Ma quando è entrato in politica, ha smesso di fare monologhi i nteatro e ha semsso di stare sun palco in quanto comico. Un'altra cosa imprtante che ricorda è la lezione di Lenny Bruce: "La realtà è cio che è, non ciò che dovrebbe essere" e soprattutto "chi fa satira non deve sentirsi migliore dei suoi bersagli". Deve riservare la stessa moneta a sé stesso? Grillo fa forse battute sui meetup, sul programma elettorale, sui suoi scienziati e collaboratori? No, li magnifica (vedi il calendario dei "santi laici").

La cosa dell'invidia di Luttazzi credo sinceramente sia una stronzata. Luttazzi è ragionevolmente ricco e Grillo non è un suo concorrente. Non fanno lo stesso mestiere. Non più, almeno.

Woland ha detto...

(P.S. : il blog.
Luttazzi ha sempre detto di avere molti dubbi su internet. Fu lui stesso a trasformare il blog in "slow-one-to-one" quando vide che iniziava a crearsi un pubblico identitario; lo fece con un bell'articolo sulla mente collettica, le masse ideologizzate e le differenze abissali tra satira e propaganda. Era il 2006. Tempi non sospetti).

Woland ha detto...

(Buffi pamphlet acontestuali: non è un bellissimo titolo per una rubrica?)

Smeriglia ha detto...

contesto solo una cosa che dici come se fosse ovvia: "O fai satira, o fai politica."
se una democrazia è una democrazia tutti fanno politica. non esiste che o fai il tuo mestiere o fai il politico. tutti, ma proprio tutti tutti, sono politici. grillo sta facendo politica? sì. ed è normale? sì.
non si può accusare un insegnante, un dentista, un astronauta e nemmeno un comico di stare facendo politica. cioè, si può solo in un'oligarchia.
è anche satira? boh. per me no, ma questo non c'entra.

Woland ha detto...

"Fare politica 1": organizzare un partito politico, con liste, programmi, candidati e una struttura.

"Fare politica 2": occuparsi di politica, esprimere opinioni, agire in società con una coscienza interpretativa rivolta alla società stessa.

Intendevo la prima.

Anonimo ha detto...

Beh, non sono mica molto d'accordo.
Non è una democrazia, dite? E allora cos'è?
Io vedo una separazione dei tre poteri.
Io vedo una demagogia sempre crescente, ma, voglio dire, è buon segno, se è segno che serve un consenso popolare per governare.
Vedo una supremazia mediatica del premier, ma quello si può anche chiamare "campagna elettorale". Ditemi una democrazia in cui uno spiantato, squattrinato, sconosciuto, sia diventato capo di stato. Una sola.
Certo, conflitto di interessi. Ma meglio quello che la comunicazione di governo.
Vedo le forze dell'ordine un tantinello pendenti verso destra, e come si potrebbero vedere, altrimenti? Se dai potere a mille persone, almeno cento se ne approfitteranno. Sorprendente? Mica tanto.
Vedo un governo sempre più lanciato verso voti di fiducia, e sempre meno fiducioso di incassarli.
Vedo un presidente del consiglio che si affanna per restare fuori di prigione, muovendo tutti i suoi sodali, spendendo millemilla euro, raccontando bugie, corrompendo giudici, comperando parlamentari, e così via. E vedo che lo fa perchè non può, semplicemente, uccidere chi lo accusa. Il che non mi pare un cattivo segno.
Ah sì, e vedo anche noi, qui, e altri altrove, magari un tantinello più influenti di noi, parlare male di Silvio senza dover bere olio di ricino o essere fucilati per strada.
Il biscottino, dite?
Le elezioni non sono un biscottino. Se lo fossero, Silvio le avrebbe già sostituite con il GF. Le elezioni sono quella cosa a cui non vai perchè puoi scegliere fra la destra, la DC, oppure l'uomo che cerca. Se sei pugliese hai un bonus, puoi optare per un rifondazionista finocchio e cattolico. Peccato non sia anche negro. Mentre se sei trentino puoi scegliere fra quelli che appendono il crocifisso nell'aula consigliare, e quelli che si indignano perchè già ce n'era uno e il secondo è una manovra tattica sleale.
Le elezioni non sono un biscottino, sono quel che si deve vincere per governare. E per questo, direi che siamo in democrazia. Altrimenti il Nostro non ci caccerebbe tutti quei soldi, no?
Solo, non capisco perchè cazzo tutti si debbano affannare ad essere il nuovo leader della DC, ecco. Ma questo è un altro discorso.

Ma tre cose volevo dire.
In primo luogo, qualunque sia la forma di governo, ci saranno sempre poteri antagonisti in bilancia fra loro. Almeno a cominciare da poco dopo la presa di potere, la rivoluzione, o quel che è. E questi poteri si bilanceranno a vicenda. E' inevitabile. Chiunque abbia il potere (uomo o istituzione) non può gestirlo completamente. Potere militare, politico, economico, nessuno può fare tutto. E nel momento in cui delega, trasferisce potere ad altre persone, altri gruppi, che non ne sono meno assetati, e che non ci rinunceranno facilmente. Perciò questo _non è_ un criterio identificativo delle democrazie, bensì una conseguenza inevitabile della presa di potere su più di quindici persone.
Invece, e in secondo luogo, direi che un criterio identificativo possa essere il fatto che, salvo occasionalità che finiscono su tutti i giornali, nessuno ti spara se sei in disaccordo con la linea governativa. E questo perchè la linea governativa si basa sull'accordo con gli elettori. Accordo ottenuto a parole, e non puntando un mitra alla gola della nipotina, intendo. Certo, accordo fraudolento, ma chi ha mai pensato che un politico sia migliore di un venditore di macchine usate della Florida?
E, Woland, fare politica 3:
vivere e interagire socialmente a livello locale, in quanto essere umano, senza minimamente riconoscersi (o senza completamente riconoscersi) in nessun movimento politico.

Danilo

ImNotFamous ha detto...

la prima volta che, su Grillo, leggo un opinione che condivido.
Quasi quasi, mi emoziono.

Cattivo Maestro ha detto...

Cristo, stavo venendo.
Mi hai convinto: compro il libro. Luttazzi ti deve un tot e per la stessa logica tu mi devi un tot di un tot.

Woland ha detto...

Danilo, non vedo in cosa sei in disaccordo su quanto ho scritto. Lo dico perché io mi rivedo perfettamente in quello che hai scritto.
La mia digressione si basa sul "gradiente" di una democrazia. Noi abbiamo le strutture minime della democrazia, non una democrazia evoluta, e nemmeno una democrazia di livello funzionale. Abbiamo una democrazia latitante, labile e inficiata da un lobbyismo non istituzionalizzato, piegata a interessi massimalisti come quelli mafiosi, clericali e corporativo.

Il voto come "biscottino" lo intendo come la prassi che appunto consente all'elettore solo di scegliere quale lobby sostenere, a quali interessi conformarsi e non di certo a quale progetto organizzativo di società aderire. Ed è un biscottino anche perché la supposta (proprio supposta, dico) sovranità popolare è la più manipolata dell'occidente grazie a non uno, ma a un'intera rete di confilitti di interessi.
Grillo nota tutto questo, lo semplifica con un lessico da volantino e lo rivende insieme a un pacchetto di prodotti mediali e di speranze tecnocratiche molto al di là da venire.
Vende il suo prodotto.

La ricerca dei sistemi funzionali di una società superiore al ricatto naturale (Hobbes e la sua cazzo di cambiale in bianco nei confronti del sovrano proprio dei giusnaturalisti e giuslavoristi della destra storica e attuale) non è un prodott. E' un progetto di lungimiranza e di organizzabilità delle risorse naturali e umane. Di questo processo, le politiche di Grillo sono la televendita al ribasso.

Woland ha detto...

@Cattivo Maestro: così non finirà mai, sappilo. Il punto di arrivo di quella catena è bruciare un santino e bucarsi il dito con uno spillo.

Denise ha detto...

Ma perché non l'hai fatto? Dico, il post su Smeriglia. COsì almeno qui posso commentare i post che sul suo blog sono per motivi a me oscuri non commentabili.

Anonimo ha detto...

Chiedo scusa,
qui si critica Grillo basandosi su valutazioni di Luttazzi ?

Allora vorrei far presente a lorsignori, in modo molto cortese, che Luttazzi stesso, vista la strumentalizzazione che di queste sue argomentazioni è stata fatta, ha pubblicato in seguito , alcune precisazioni.

Chi fosse interessato...ogni tanto legga il blog di Luttazzi, anzichè citare solo pezzi suoi ed interpretarli a proprio piacimento.

Luttazzi lo ammiro molto più di Grillo come mente pensante, vi leggesse non credo che vi apprezzerebbe ^_^

Ciò che la maggior parte delle persone attive nelle 5 stelle vuole, è sostenere delle idee, Grillo ci presta solo la faccia, perchè è famosa.

manuela bellandi

Amadiro ha detto...

Certo Manuela, come no... sono talmente indipendenti e autonomi da Grillo che alle elezioni locali di Grottaferrata si sono alleati con il PDL dietro suggerimento della Casaleggio.

http://www.mamma.am/mamma/articoli/art_5758.html

Con Berlusconi abbiamo visto la politica sponsorizzata, con il vostro movimento siamo arrivati allo sponsor che dirigie la politica. Un bel passo avanti non c'è che dire.
Anche io ammiro l'acume di Luttazzi, non sò cosa penserebbe di questo blog, ma su cosa pensa di voi si è già espresso, e piuttosto chiaramente: siete solo fuffa commerciale.

PS: ogni link a questo articolo che compare sul blog di Beppe Grillo viene immediatamente cestinato. quando si dice la democrazia dal basso...