martedì 9 giugno 2009

SPRIMACCIARE UN GUFO - Appunti sull' epica naturale

Ringraziando la Fastweb per questi quattro giorni di assenza dalla rete in cui ho avuto grandiose idee che sono andate perdute nel tempo come Rutger Hauer nella pioggia, mi accingo a pubblicare quelle pessime che mi sono venute in mente da quando ho riottenuto la mia connesione.

Ma prima qualche dettaglio:
-2 ore alle poste una PRIMA volta.
-1 ora al call center una PRIMA volta.
-45 minuti al call center una SECONDA volta.
-3 ore e mezza alle poste una SECONDA volta.
-232.18 euro totali spesi.

Grazie, Fastweb. A buon rendere. Chissà che il Wi-Max, un giorno, non riesca nella ridanciana impresa di buttare sul lastrico tutti i tuoi dirigenti, i tuoi quadri amministrativi e tutti (tutti, anche le mamme incinte) i tuoi dipendenti. E chissà che la moto di Valentino Rossi non si schianti a 350 allora contro Paolo Cevoli, causando in entrambi un transfert anamorfico tale da renderli indistinguibili da un piatto di Chili.

Chissà.

Ma veniamo a cose meno serie. La tortura sugli animali, per esempio. Mi è capitato di vedere un documentario pro-vegan dal titolo Earthlings, che trovate comodamente scaricabile da E-mule, il cui intento è ampiamente riassumibile in "smettila di mangiare carne e lascia in pace gli animali malefico pezzo di merda". Ora, per me uno dei più grossi misteri è perché oramai gli anarchici siano tutti vegan o perché l' anarchismo sia considerato (almeno nelle affissioni capitoline) inscindibile dal veganesimo. Ho visto questo documentario con l' ottica "vediamo dove va a parare".
Niente. Non va a parare da nessuna altra parte che non sia già chiara dalle premesse. Se mangi carne, compri scarpe o vestiti in pelle (o peggio, pellicce), sei vai al circo, se non salvi i randagi, se non frapponi il tuo corpo tra una balena e un arpione giapponese sei evidentemente un gigantesco pezzo di merda.
Da conclamato, autoindulgente ed edonistico carnivoro quale sono, ci posso stare. Davvero. Non muovo obiezioni particolari agli "integralisti" di questa forma. Mi trovo, paradossalmente, d' accordo. O tutto o niente. Così come avevo espresso riprovazione verso gli animalisti, così invece le loro frange guerrigliere ma non-violente mi danno una certa soddisfazione. Se sei contro qualcosa, se ti urta e ti disgusta, indulgere per buon costume o limitarti a un' opposizione da PD è un atto empio.

Il documentario Earthlings mostra cose che solo due categorie di persone potrebbero vedere con piacere:

1)I Sadici psicopatici.
2)Gli psicopatici sadici.


Vale a dire che in teoria IO sarei il pubblico di destinazione ideale. Ma invece no. Il sadismo sugli animali è un' atto di dichiarata potenza compiuto sotto l' effetto di una sbornia d' impotenza. Quindi, uno dei meccanismi più contorti di questa specie. Io voglio bene agli animali. E questo, anche se a un vegano sembrerà strano, avviene sia quando li accarezzo sia quando li mastico.
Il documentario mostra nel dettaglio come si possa friggere un Visone infilandogli una sonda elettrica anale, squartare per dieci minuti una mucca viva e cosciente col machete , scuoiare vivo un cane a mani nude (China, of course, so kind of those little yellow fellows), frantumare più e più volte il cranio di un babbuino lasciandolo però vivo, dissanguare un procione con le unghie, far venire a un maiale un tumore grosso come un altro maiale e così via. Cose, vi giuro, talmente crude, disumane e orribili che facevo fatica a masturbarmi.

(Really: se incontrassi di persona il tizio che ho visto inquadrato mentre strappa via la pelle da un cane vivo a mani nude, o quello che salta sulla testa dei cani randagi prima di buttarli nel tritatutto semivivi, li userei per farci un film ANCORA più interessante, che forse vorreste vedere ANCORA MENO di questo).

Sono purtroppo state tagliate in fase di montaggio altre pratiche non egualmente corrette ma più divertenti, come -per esempio- defenestrare un' antilope, spedire un criceto, rendere supersonico un pappagallo, sillabare un lepidottero, strizzare un polpo, genuflettere una tartaruga, mitigare una lontra, fischiettare una moffetta o sprimacciare un gufo.

(Già vedo la vostra perplessità: "Sprimacciare un gufo?". Vi viene in mente qualche animale che si impolveri tanto facilmente quanto un gufo? L' unico animale più polveroso di un gufo che non viene sprimacciato da molto tempo è un gufo che non è mai stato sprimacciato).

A parte le facezie: quello che viene mostrato è così orribile che ho avuto voglia di abbracciare Bruno Vespa.

Però, poi, mi è venuto un dubbio (si, lo so che di questo periodo è maleducazione, mais c' est la vie; anch' io vorrei avere un cervello pacificato dalla lobotomia, che non vada oltre lo scaricare le suonerie di Milva, ma mi è andata così e oramai sono in ballo).

L' uomo è un animale. Giusto? L' animale più schifoso, meschino e crudele. Ovvio. Io la penso così dall' 84. Quindi quello che ho visto mi ha fatto, sì, accapponare la pelle, ma non mi ha stupito. A quegli animali non viene fatto nulla che non sia stato fatto anche agli uomini (ricordate il dottor Mengele?). Mi direte che gli uomini se lo meritano e gli animali sono innocenti? Ovvio.

Ma gli animali sono innocenti, per lo più, perché NOI li crediamo innocenti. Cos' è "innocenza"?

Etimologicamente:
Innocenza: stato del NON-NUOCERE.

Beh. Scusate. La balena è un essere meraviglioso, è intelligentissimo, parla a 100 Km con le altre balene senza Voip e promozioni Vodafone e quello che volete. Ma se mi dà una codata in testa, mi sfrappa il cranio e io muoio. E me ne batto il cazzo che "non voleva". Ovvio che non voleva. Ma io sono -per dire- morto, il che vuol dire che la bestiolona mi ha nociuto. E assai.

Per non parlare dei grandi predatori carnivori (felini e altri), che se li incontrassimo affamati per strada state pur sicuri che nuocerebbero.

Cosa vuol dire questo? Che è giusto ammazzare gli animali? Tutt' altro. Io gradirei che questa razza si estinguesse (lo farà relativamente presto), perché tanto non ci capisce una sega di niente e fa solo danni (mettere al mondo Michele Cucuzza potrà sembrare secondario a voi, ma non a me).

Ma per favore, non si può levare un po' d' epica? Asciugarla? Per lo meno in questi ambiti?

Chi ha letto le Operette Morali di G. Leopardi (piano con le facili battute sui felini, potreste pentirvene un secondo dopo averle pensate), ricorderà il Dialogo della Natura e di un Islandese. In esso, il singor G. (quello più gobbo) ci ricorda che la Natura da MILIONI DI ANNI vessa e sfianca l' uomo tramite predatori, tempeste, maremoti, terremoti, uragani, spostamento dei continenti, carestie, freddo, caldo, zanzare e Vincenzo Mollica. Per poi ucciderlo. E l' uomo, ricordatelo, è anche l' unico animale vendicativo. Molto vendicativo. Ci può stare che il suo cervellino sempiternae terrorizzato decida di sottomettere la natura (sottomettere la natura, poi; che risate; la Natura non muore, non è una razza e non possiamo neanche farle un taglietto sul piede; la Natura appena le gira ci fa un culo così), mettendo le mani avanti e facendo così finta che Ella non sia più un problema.

E poi: noi siamo natura? Perché se noi siamo natura, casca l' asino (ho dimenticato di citare il cascamento d' asino tra i giochini di cui sopra).

Quindi tenetevi forte, anzi, fortiori:

-La natura non ha un piano. E' per questo che l' uomo, che ha sentito questa verità da incubo nel suo sistema limbico ma non l' ha mai ammessa, vuole sempre avere un piano (se si fa eccezione per l' Italia). In fondo, vuole fare sempre "piani" proprio perché sa che la natura (a cui infine ha preferito questo "Dio", che Durkheim già credeva essere nient' altro che "la comunità sotto mentite spoglie", quindi l' incarnazione del desiderio dell' uomo a salvarsi dalla Natura stessa, di cui Dio sarebbe nient' altro che il boss ante-litteram) non ha nessun piano, e lui -il furbone- pensa di poter fottere la sua Nemica di sempre, colei che lo condanna a morte, organizzando assieme tutte le sue geniali trovate. Se così non fosse starebbe, immortale, sul divano, fiducioso che il piano di Dio stia andando a gonfie vele e si stapperebbe una eterna Nastro Azzurro. Finché avremo un "piano"/un "plot"/una scenggiatura per raccontare l' uomo a sé stesso, l' uomo sarà SEMPRE avversario guerrafondaio di tutta la natura che esula da sé stesso -e trasponendo lo stesso fenomeno su scala antropologico-sociale, avremo le guerre umane, da sempre finalizzate al dominio delle risorse. Il Furbone ucciderà sé stesso, gli animali, e se lo riterrà necessario farà saltare in aria questo pianeta perché l' HA VISTO PRIMA LUI (gnegné).

L' uomo ha iniziato ad ammazzare gli animali perché doveva, si dice. Sarebbe altrettanto interessante metterla così: l' uomo ha inziato ad ammazzare gli animali appena poteva, tramite la coesione sociale. Ora può massimamente, e massimamente esegue. Inutile sperare che un ricatto morale funga da pungolo quando la morale vigente contiene in sé stessa il ricatto in forma di assoluzione plenaria (o così o va tutto per aria, è la difesa di Norimberga del caso).

Un documentario del genere è un' epica anch' essa, e per questo non mi convince, perché un' epica sana fa vivere il simbolo, mentre questa lo supera e lo ignora sulla strada della moralità. Un' anti epica -quindi- che si crogiola nel cristianissimo disgusto di sé stessi secondo il criterio di una morale eteronoma, che viene però più dalle astrazioni che non dalla vita. Non ha peraltro l' ironia necessaria a cogliere l' uomo di spalle mentre nega la propria miseria. Anzi, rischia di fomentare una rivendicazione delle miseria come unica dimensione della sussistenza. Diceva Karl Kraus nel 1908 o giù di lì:

"Omne animal triste. Questa è la morale Cristiana. Ma anch' essa soltanto post, non propter hoc"

Altro cortocircuito etimologico che rivela chi siamo: "Triste" in latino significava malvagio, cattivo. L' antinomia innescata dalla morale cristiana, nel tempo, ha trasformato questa parola in qualcosa che richiama la depressione, opponendole infine, come una punizione, la "felicitas" in luogo dell' originaria "pietas" (si torna a GiLeopardi). Triste fu l' uomo che non aveva accesso alla pietà. Triste è oggi qualcuno che non ha sufficiente accesso all' arroganza. Questa è la pochezza che inebria i miei nemici.

I greci sapevano che questo motore dedito alla frattura col circostante non poteva sussitere se non col riprodurre le proprie defezioni. La dimenticanza, l' oblio, la caduta nell' apeiròn sono il destino dell' uomo che ruppe il ciclo naturale con la sua stessa venuta senziente al mondo.

"Tutti gli esseri devono, secondo l' ordine del tempo, pagare il fio della loro ingiustizia"
Anassimandro, VI sec. a.C.


P.S. : Ovviamente Berlusconi eviterà l' apeiròn con un provvedimento apposito.

43 commenti:

regulus21 ha detto...

Ottima trattazione. E pensare che dal titolo avevo poveramente e tristemente (!) intuito che fosse una delle tue solite cavolate! :DDDD

Woland ha detto...

Volevo. Volevo scrivere una delle solite cavolate. Ma mi ronzava 'sta cosa nell' orecchio. Magari è una cavolata pure questa. Non sono trent' anni che studio l' argomento. Però sprimacciare un gufo è un' idea che mi fa emozionare.

ilanio ha detto...

minchia cosa non ti fa stare a digiuno da internet 4 giorni
(ma te l'ha corretto faina?)

Artemisio ha detto...

Mi serve tempo. Lasciami digerire poi domani ti dico che ne penso.

Mi sei comunque mancato a tal punto che in questi giorni ho dovuto far sesso con mio padre. Sai quanto odi farlo. Ha i peli sulle piante dei piedi.

lo zio Giorgio ha detto...

quanto cazzo di ragione ci hai...

nastja ha detto...

Premesso che ho dovuto andare a riguardare cosa significa apeiròn - eppure l'avevo studiato al liceo - (ormai l'alzheimer avanza) mi complimento con te per la tua grande capacità di non accettare acriticamente anche le tesi più politicamente corrette. Penso che tu sia molto più vecchio della tua età anagrafica.
Ed è un complimento.

p.s. pensare che a 15 anni avevo due pesci rossi che si chiamavano Anassimandro e Anassimene.

Woland ha detto...

I miei si chiamano Beniamino e Timoteo da Benji Price e Timoteo di Braccio di ferro. Però a mia difesa avevo sette anni.

(Ila, perché mai Faina dovrebbe correggermi i post?)

Skizo ha detto...

Comunque, a parte che l'avverbio in latino si forma aggiungendo -e e non -ae, volevo ricordarti che "la maciuellazione causa agli animuali atroci sofferenze, perché le buestie suentono il dolore come gli uomini e provano un'angosciua terribile".

Woland ha detto...

Caro mio, sono maxime cosciente di come si scrivono gli avverbi in latino. Ma se l' acessi scritto "normale" avrebbe creato confusione grafica e sintattica.

"Anguoscia" credo sia la traslitterazione di "Anguish" fatta da Don Abbondio, ma non ne ho la certezza.

Woland ha detto...

A quanto ho capito, poi, Alfano ha già in cantiere qualcosa per dimostrare che l' Apeiron è stato invitato anche lui a Villa Certosa.

Anonimo ha detto...

L' uomo è un animale. Giusto?
e allora perchè indignarsi se come tutti gli animali mangia altri animali (in maniera peraltro molto più educata di un'anaconda che ingoia un capibara)?
poi. la tortura è inaccettabile anche sui protozoi, punto.
personalmente, visto che mi nutro della carne di mucca, perchè dovrei buttare via la pelle, che mi torna utile? non è accettabile il contrario, in primis la pelliccia.

Skizo ha detto...

Lo so che sono unA cagacazzi, eh.

Woland ha detto...

Si, Skizo, scusa il masculino.

In realtà lo so che sei una lei. E' la grammatica intuitiva che, nonostante, Chimsky, mi piglia sempre alla sprovvista.

Chiedo venia.

(Hai della venia?)

Woland ha detto...

Chimsky è il fratello ortografico di Chomsky, ma più scemetto.

Skizo ha detto...

Chimsky secondo me è un gran simpaticone nonché un tipo sbarazzino.
No, oggi niente venia, però abbondo in comprensione ed indulgenza.

L'avv ha detto...

L'ho letto due volte e ancora non ho afferrato il tutto.
Ma ho una certezza: il prossimo gufo che vedo, lo sprimaccio come dio comanda.
E poi vado a farmi un apeiron a villa certosa, bordo piscinae, a base di uova di tartaruga estinta e campari.
L'avv

Woland ha detto...

Prova a leggerlo a blocchi partendo dall' ultimo verso il primo. Non so se funzionerà, ma sicuramente io mi divertirò all' idea.

Anonimo ha detto...

Le tue parole aprono il sereno come la mano divina tra le nubi. Fanno luce sul macabro scenario di follia che che sigilla l’ esistenza. Ma a mio parere questo sigillo sta. Non lo si toglie né con agomentazioni teologiche e filosofiche né con scientifiche ed antropologiche ricostruzioni. Passa in sordina la vita e,da brava faina, succede proprio l’ attimo prima che tu possa vederla. L’ attimo mancato: ed è caos. L’attimo ingannevole che ci da un fascio di luce come segno del presente piuttosto che di un viaggio che fu, viaggio percorso nello spazio e nel tempo,da una stella fino a noi. Così costruiamo la nostra identità su ciò che è stato. Le nostre ragioni su ciò che fu. Siamo già un “attimo” fuori tempo. Apprezzo il tuo sforzo di ricomporre le cose, di attualizzare la questione “orrori sugli animali” (anarchici,vegan..) e al tempo stesso di ricollocarla all’interno del complesso rapporto uomo e natura (G.Leopardi..). Hai cercato di capire. Ma non mi basta. Le nostre disquisizioni sono fuori tempo, sono accuse e difese. Ma quelle immagini occuperanno il presente di altri come noi e magari, chissà, lo spero, al novello spettatore dopo un abbaglio, dopo un flash, si aprirà un varco nero e profondo, che paleserà, in men che non si dica, anche una, soltanto una delle volte in cui sotto i suoi piedi era l’abisso, suolo mancante, perso nell’attimo in cui sbatteva le ciglia.

diamonds ha detto...

hai messo molta carne al fuoco.In fede tornerò dopo opportuna riflessione

Woland ha detto...

Anonimo ha preso il cuore del problema e l' ha spaccato a metà. Di qua ci siamo noi e l' intelletto, di là ci siamo noi e l' energia. Io ho scritto della parte di qua. La parte di là è quel battito di ciglia -proprio- di cui non posso ancora parlare.

Il sigillo di cui parli non si può rimuovere con la mano del singolo né con quella di una singola comunità. Esso sta, come la maggioranza sta nella Smisurata Preghiera di Fabrizio Di André, e non può essere divelto, ma solo dissolto, e solo in un tempo che procede a singulto verso l' utopia.

Questo sigillo è tutto quello che non ho, ed è l' unico argomento di cui parlo in continuazione.

AntonioBruno ha detto...

carissimo woland:

Woland ha detto...

Carissimo Antonio:

Goodlights ha detto...

caspita woland, ti ho "scoperto" per caso grazie ai commenti che ogni tanto lasci su informazionescorretta ed è stato amore a prima lettura
:-)

complimenti davvero per le argute ed inusuali tesi che sostieni e per il tuo punto di vista alla rovescia
:-)

leggerti è stimolante e divertente.

buon proseguimento...

salut affettuosi!
Goodlights

Anonimo ha detto...

La schizofrenia, alla fine, null'altro è che opportunismo; sciatto, per di più. Fuori, rivendichiamo a gran voce il nostro essere animali e quindi riducibili, spiegabili, non giudicabili. Dentro ghigna la divinità, purulenta ma prepotente.
Che per come la vedo io è proprio l'epica, il racconto. Senza il quale siamo in quell'attimo sospeso che sarebbe conoscenza sì, ma anche morte e la morte non è sopportabile quasi nemmeno all'interno del racconto, figuriamoci al di fuori.
La pietas era il fragile legame tra animale e divinità, reciderlo è stato avventato e folle.

B.

Woland ha detto...

Più sacro che santo, B.
Immagine penetrante. Il ghigno della divinità non è il riso. Questa è la stessa distorsione a cui mi riferivo, a un altro livello ancora.

Se la divinità ridesse sarebbe pericolosa, ma pura nel suo essere antica e palingenetica. Ma giacché ghigna, è giovane, sciovinista e molto più pericolosa ancora.

Anonimo ha detto...

..e per questo a me non stupisce che sia un giovane, a saperlo:)

B.

Anonimo ha detto...

la schizofrenia non è sciatto opportunismo, è prodotta dalla presa di coscienza di scoprirsi eterotrofi. e dotati di un numero enorme di cellule cerebrali. l'epica è la glassa, o il repellente.
e poi, conosci un altro modo di essere, oltre a "essere animali"?
j

Anonimo ha detto...

Animale è una categoria umana, giusto? Che poi qualcuno mi ci voglia far rientrare pena l'autodenunciarmi divina ci sta pure (e barrerò "animale") ma sinceramente non sono categorie che mi intrighino più di quanto intrighino (sospetto) il mio gatto.
La mia epica personale soffre un po' di indeterminatezza, temo:)
Sull'opportunismo della schizofrenia (di questa schizofrenia, di cui ha parlato woland) mi sono espressa in maniera incomprensibile, me ne scuso. Se mi riesce riformulerò il pensiero in maniera più decente.

B.

Anonimo ha detto...

(E sulle categorie, per fugare dubbi di new age: le categorie sono strumenti umani che suscitano tutta la mia ammirazione per la loro versatilità: ci sono categorie grazie alle quali scopri la cura per il cancro ed altre per le quali ti lasci morire di fame. In quale momento e soprattutto in quale modo uno affondi le mani nel secchio delle categorie, ne tiri su un paio e se le carichi sulle spalle battezzandole affettuosamente (o meno, ok) "la mia vita", ecco, questo non lo so e mi piacerebbe saperlo:))

Woland ha detto...

Eh già, le categorie. Io la butto lì. E se le lasciassimo perdere? Nel senso: si potrebbero continuare a usare come strumenti, ma si potrebbe anche farla finita di utilizzarle come entità dotate di contenuto (come fa Bonolis, per dire). Se pensate che ve ne possa incorrere a male, ricordate che Aristotele è morto. Di più. E' morto in ogni categoria.

Anonimo ha detto...

uso categoria come strumento. sarebbe (forse) fico starsene al sole a fotosintetizzare, ma purtroppo per far funzionare le mie cellule ho bisogno del contenuto di altre cellule. questo è un animale. il divino proprio non c'entra una sega. i cari amici vegani quanto sopra fingono di non saperlo, o lo mascherano dietro foto come quella che hai postato, ascrivibili ad altri contesti al di fuori dell'alimentazione.
j

Woland ha detto...

Si, la fotosintesi è interessante, più interessante ancora è che l' idea è già stata ispezionata in letteratura. Ne "La possibilità di un' isola" di Michel Houellebecq, per la precisione. Lì l' uomo è stato geneticamente modificato al punto da potersi alimentare solo di acqua e sole, ma il lungo processo lo ha privato dei cicli biologici, rendendolo anche sterile e disinteressato alla riproduzione. Nel libro questo porta a un raffreddamento e a un assottigliamento della sfera emotiva, ridotta quindi a un filo, un riflesso, una eco; ridotta infine del 95%. L' uomo in questione non è triste... o meglio, ha una leggera malinconia di fondo, ma "non sa" bene cosa sia la "tristezza". Né ha accesso -figuriamoci- alla gioia. Gli estremi sono smussati, ridotti fino quasi all' eliminazione.

Quella foto l' ho trovata io su Internet, non è propaganda Vegan.

Non sono affatto convinto che i Vegan aspirino a un tipo d' uomo del tipo descritto qui sopra. Penso cerchino un compromesso non violento, anche se radicale, tra l' homo homini (et naturae) lupus e l' annichilimento. Non me la sentirei proprio di mandarli affanculo per questo. Anche se, nella dialettica umoristica quotidiana che mi è propria, li prendo sempre per il culo con le stesse tue argomentazioni.

Artemisio ha detto...

Il mondo di cui favelli narrato nel libro da te menzionato è semplicemente meraviglioso. Meraviglioso.

Anonimo ha detto...

Non se esce da "homo homini (et naturae) lupus", mi spiace, non per come la vedo io. l'aspetto etico-politico del veganesimo è condivisibile e apprezzabile in toto. Ma come tu stesso hai scritto la natura a cui ci rifacciamo non fa piani, e inoltre non è etica. Vivere come vegano è vivere come il singor G. (quello più gobbo).
j

Anonimo ha detto...

Intervengo alla cazzo. Ma, le categorie sono come i nomi comuni. Non puoi, proprio non puoi, chiamare ogni sassolino, ogni pneumatico, ogni gomma americana, ogni centro commerciale, ogni calzino, col suo nome proprio.
Il nome proprio definisce _ogni_ caratteristica, il nome comune _esclude_ caratteristiche. La funzionalità dei due metodi, direi, è indubbia.

Poi, non so neanche di cosa state parlando, a dire il vero...

Danilo

Anonimo ha detto...

Appunto Danilo, le categorie sono funzionali a quello che stai cercando di dimostrare (o capire); così se il problema è se sia giusto mangiare o no carne, se essere sovrappeso sia più morale che essere vanitosi, allora la distinzione in animali sasso forbice e quello che è è funzionale.
Ma se è la tesi che stai ancora cercando,e non la sua dimostrazione...allora forse sono solo un impiccio.
B.

Anonimo ha detto...

Rivendico il sacrosanto diritto di addentare una bistecca senza essere pervasa dai sensi di colpa pensando a ciò che è e/o a ciò che sarebbe potuta essere.

Woland ha detto...

Puoi fare anche di meglio. Puoi rivendicare il fatto che addentare una bistecca con senso di colpa la renda più saporita.

Anonimo ha detto...

In luogo del mio essere onnivoro
Provo palpiti di cannibalismo





Luis

Anonimo ha detto...

Dove? Tra il canino e il premolare?

Anonimo ha detto...

Dalla stanza accanto segnalo questo post:
http://lettereaimorti.noblogs.org/post/2009/02/24/fa-la-cosa-giusta-boicotta-libero.
sembra pertinente.
mattia

Woland ha detto...

Hai aspettato che io non fossi nella stanza accanto per mandare un messaggio dalla stanza accanto. Ciò è meritorio.

Però da questo mac su cui mi trovo non mi apre il link. Ora chiedo a Alberoni se me lo può banalizzare in un riassuntino revisionista.

Fabio Teti ha detto...

Homo homini homo - sic et simpliciter.

L'uomo è uomo poi con tutto. E dunque, mi accodo (ma per ragioni più epistemologiche) a chi ne sogna l'estinzione.


Hail