giovedì 11 febbraio 2010

TE, DEDECUS NATURAE, QUOD FERRE COGOR, CERTE BIS VIDEOR MORI

Apparve un mattino nella catena dei didascalismi che affollano il feeding della mia rete. Sapevo che non ci sarebbe stato altro modo di ricondurre l'universo a ragione se non scrivendo questo testo.
Parlo di questo articolo apparso su Metilparaben, che linkava -con tragica e lapalissiana ironia- quest'altro articolo di Pontifex Roma. Il Dottor Francesco Bruno.


[A volte ho l'impressione che l'intraducibilità dell'espressione inglese "full of shit" sia in qualche modo deleteria per la lingua italiana. Noi dobbiamo settorializzare, in quanto "pieno di merda" o "sacco di merda" si riferiscono rispettivamente a un supposto contenuto ideologico o a una serie di malversazioni comportamentali e a un fenomeno fisico sì disgustoso, ma privo di particolare portata cognitiva. "Full of shit", nell'accezione di George Carlin, riguarda un piano che egli stesso inserisce tra "Stupid" e "Nuts" ["Mh. He's fairly intelligent. But wait a minute. Ah! He's *full of shit*"]; questo semplice termine, proletario ed emigrato, renderebbe superflua l'ansia definitoria che il semplice sussitere di quest'essere degradato e degradante inferirebbe nell'uomo di senso.]

Mi è faticoso e pesante comunicare con quale sentimento di disgusto e repulsione mi appropinquo a fare carne morta di quest'eunuco della vita; mi preme solo assicurarvi che lo faccio per il mio quanto per il vostro bene, e che ciò comporta il sacrificio disumano di doverne osservare i lineamenti, le deformità, le protuberanze, la orrificante decadenza psicofisica; di doverne leggere le escrementizie esternazioni, osservarne scorrere le parole venefiche e la sintassi mortifera. E di ingerire un antiemetico. Ma andiamo al testo. In corsivo le risposte dell'ennesimo [c]rasso Anticristo.

"Che cosa pensa sia oggi una lebbra etica?: "francamente ci sta l'imbarazzo della scelta, dica lei". Il libertinaggio sessuale, per esempio: "credo che la catalogazione sia giusta. Ogni forma di libertinaggio appartiene al campo della mancanza di responsabilità, il non saper scegliere bene dal male. Una condotta irresponsabile ed infantile, oltre che nociva". Che cosa intende per libertinaggio?: " il vivere la sessualità disordinatamente, senza alcun codice etico o morale. Facendo come pare. La sessualità invece va gestista con misura e buon gusto, come ogni cosa della vita".

Uhm. Mi chiedo (no che non me lo chiedo, lo so) perché ogni forma di libertinaggio del pensiero convenga allo scopo di creare libertinaggio sessuale. Ma più ingenuamente ancora scelgo di chiedermi perché il fustigatore per eccellenza del libertinaggio del pensiero, affidandosi così teneramente alla superstizione perfetta incarnata dalla morale, arrivando in questo modo a sostenere il solito vetusto "Scopa con garbo, peccatore, se proprio devi", debba spesso pesare sopra i 240 chili per essere creduto, e perché questi 240 chili non corrispondano mai, nella mente di nessuno, a un'immagine di felice libertinaggio sessuale (co-incidentia prima). O di pensiero, ecco (co-incidentia secunda). Intendiamoci, non sto dando dell'obeso al Dottor Bruno. A nessun essere novecentesco verrebbe mai in mente di dare a Hitler dell'imbianchino (il che mi porta fuori tempo massimo, devo dire). Sto dando dell'obeso al suo pensiero. Ma la categoria allegorica dell'obesità, cioè la pesantezza, l'onnicoprovoro che si autoingrassa di sé stesso fino a non discernere più tra il bolo, le feci e la materia cerebrale, è gravemente (gravemente, appunto) insufficiente di fronte a un tale anatomopatologo dello spirito.
Insomma, esiste una "lebbra etica", di ovvia derivazione papalina (si, certo che sono parole di Josif, parole che contengono già al livello epidermico un crimen sollicitationis) che rende la sessualità un laboratorio del principio giuridico. Ma rivediamo in azione il -Loro, certo non Nostro- Gargantua tartarino:

"La sessualità invece va gestista con misura e buon gusto, come ogni cosa della vita. Inoltre, deve essere esercitata secondo natura e mai contro le leggi della stessa".Che cosa intende per contro natura?: "Tutto quello che constrasta con la fisiologia e le leggi del corpo. Per esempio ritengo ingiusto ed eticamente riprovevole la promisquità sessuale che poi spesso causa malattie tragiche e dalle conseguenze mortali".

[Tenete a mente il termine "deve", vi è necessario per decifrare il successivo sesso anale tra etica, medicina e diritto] Partendo giocosamente e in maniera terribilmente seria dalle proposizioni "La psicologia è la malattia di cui pretende di essere la diagnosi" / "La malattia più diffusa è la diagnosi", io penso che quegli orrori umani, quella congerie secca e maleodorante di cancerose croste fallocentriche che le soprascritte virgolette racchiudono, rappresentino una lebbra fisica che corrode il corpo, ma anche una lebbra etica che corrode l'anima. La dolcezza sta nel vedere cosa ne pensa il Francesco Bruno:

"Insomma, esiste una lebbra fisica che corrode il corpo, ma anche una etica che uccide l'anima".

Riuscite a unirvi con me nella gioia di questo momento, dove la coincidenza finalmente coincide?

Il resto è semplicemente una coltellata ai froci e alle lesbiche, principali portatori, coi libertini, della Lebbra Etica. Un'altra? Direte voi? Si, peraltro condotta con nessuna fantasia, ma in effetti non una qualsiasi. Torniamo al campo del diritto, e al ballo del diritto e della "medicina":

"Partendo dalla idea che la omosessualità é una patologia che deriva da un grave disordine e da una mentalità deviata e talvolta viziosa,ecco credo che si possa parlare, senza offesa, di omosessualità come lebbra etica. Intendo dire come una malattia che corrode la integrità dell'anima umana. Poi le associazioni dei gay strepitino. Ma io non sto discriminando nessuno, tanto meno dando dei lebbrosi. Accosto sul piano degli effetti nocivi per la salute dell'anima, come una lebbra o un cancro, la devianza sessuale e quindi la omosessualità"

La morale ha la disgustosa e sovrarrogante prepotenza di farsi buon senso, con un occhio obliquo, che se fissato con troppa attenzione svela un secondo *merdoso*/disgustoso orrore: è puntato di sbieco sul legislatore, il quale in questo periodo storico è pronto a riceverlo lascivamente mentre si tocca l'inguine della giurisprudenza e lo scroto della criminologia; e lo stesso sguardo il legislatore restituisce in un vibrato amplesso di forme deteriori che la Chiesa Cattolica celebra in matrimonio sotto il solito sangue e il solito corpo, quello del Cristo, che infatti mai ha sanguinato più copiosamente.

Tra le singole parole di quest'uomo, nello spazio che si lasciano in mezzo e intorno, si svolge il più disgustoso film pornografico della storia dell'umanità. E c'è da dire non si vede neanche una tetta.

Ora, non ho certo bisogno di diventare omosessuale per sentire ogni fibra del mio corpo che grida vendetta. E' per due motivi che ho scelto Fedro per il titolo. Il primo è che quella frase ["Di certo mi smbra di morire due volte, perché sono costretto a sopportare te, disonore della natura"] la dice un Leone, la seconda è che lo dice morendo, e all'asino che l'ha ucciso.

Ma non preoccuparti Bruno, non mi hai ucciso. E' solo che anch'io, come fecero altri, "mi intaglio gli avversari su misura delle mie frecce".

La tua esistenza su questa terra è per me motivo di tristezza e di sconcerto. Il dipanarsi delle tue malvagie, sataniche stronzate è un affronto a quanto di bello possiamo disporre sul piano della vita. Ed è con la massima deferenza, la massima distaccata crudeltà, e la massima contronorificenza d'ignominia che si possa rivolgere a un mortale, che ti dico:

Ego te dissolvo.

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GLOSSE
[Speravo si aprisse un qualche barlume di dibattito (di pensiero, non d'opinioni, che mi rendo conto essere assai futili sia in generale sia relativamente all'abnormità delle stronzate del Kriminologo) sulle modalità di avversazione di tali schifose pratiche di rinegoziazione del dibattito etico. Vediamo se con queste due glosse succede qualcosa]

Glossa n°1:
"Ciò che la giustizia può ottenere in questo campo è la protezione dell'inermità, della minorità e della salute. Su questi beni ancora tristemente privi di tutela si riveli quella sollecitudine che oggi molesta d'ufficio la vita privata. Il legislatore in veste di cronista ficcanaso che alza davanti all'opinione pubblica le sottane della vita, la giustizia ridotta alla parte di un domestico indiscreto che origlia alle porte della camera da letto e spia attraverso il buco della serratura! Verrebbe da ridere forte di questi "Bruno" ["Bruno", interpolazione mia, visto che l'originale Mikoschwitz non è molto noto in Italia, ndW] criminali se essi non dimostrassero con così sconvolgente chiarezza l'onnipotenza di quel filisteismo da cui non c'è scampo.[...] Qui meno che mai il Legislatore si accontenta si accontenta di punire la violenza e di proteggere la minorità e la salute; al contrario, vuol dare soddisfazione non solo alla morale che gli sembra venga offesa ma anche al gusto naturale contro cui si è agito. Esso si accanisce sempre là dove l'istinto e il libero arbitrio di persone responsabili hanno creato un'intesa. Lo fa in tutte le possibili situazione erotiche: figurarsi in quelle omoerotiche!"

Karl Kraus, "Morale e Criminalità", Milano, Es, 2005, pagg. 16 e 18, 1902 (millenovecentodue)

Glossa n°2

Da "Angels in America" di Mike Nichols, 2003 (duemilatre).



13 commenti:

Anonimo ha detto...

Partendo dall'idea che chi la pensa come questo signore soffra di una patologia che deriva da un grave disordine (magari intestinale) e da una mentalità deviata e probabilmente viziosa, ecco credo che si possa dire, senza offesa, che opinioni del genere stanno alla società civile come la Sacculina carcini sta al granchio. Intendo dire come un parassita che castra e corrode la società per i suoi fini egoistici. Poi le associazioni dei marchettari, in senso giornalistico, strepitino. Ma io non sto discriminando nessuno (beh, dai, solo un po', ma solo sul piano morale, beninteso). Accosto sul piano degli effetti nocivi per la salute di una civiltà sana e democratica, come una Saculina carcini per un granchio, una morale in vendita e uno scritto sotto dettatura politica.

Danilo

Woland ha detto...

Mi è stato mosso un appunto secondo il quale la trattazione del tema sarebbe già un regalo ai Bruno di questo mondo, quando non esisterebbe altro livello che il semplice insulto o lo sprezzante diniego del diritto di certa gente a proferire verbo a qualsiasi proposito. Potrei anche trovarlo giusto.
Ma se da un lato può essere un errore, dall'altro sono stato reclamato dalla sensazione di dover dare importanza al rovesciare violentemente un'antimorale al mittente, specie perché -come ho cercato di far intendere- qui non si parla di esternazione belluine di un cinghiale con la rogna e un fazzoletto verde in tasca che grida qualcosa di incomprensibile sul dio Po e su Odino, ma di un membro dell'accademia, della comunità scientifica, del mondo mediatico e dell'establishment teo-con. Ed è qui la chiave di volta.
Ecco, vorrei sapere se qualcun altro ritiene che sarebbe stato meglio ridurre il discorso all'osso del "la tua malvagia stronzata è più grassa e pesante del tuo stesso corpo fisico e intellettuale". A questo scopo ho aggiunto due glosse orientative, che diano il SENSO DEL TEMPO (Pronto, senso del tempo e della storia e del presente, ci sei?) e della DIMENSIONE (cioè spazio, cioè whatevah, inzomma, fate voi).

Artemisio ha detto...

Adottare un sostrato morale che funga da esoscheletro al proprio pensiero significa, di fatto, per ciò che la morale stessa si prefigge, tacciare come scostumati chi a quella morale non si confà. E sulla presunta legittima giustezza o bontà della suddetta credo ci sia poco da discutere: non se ne verrà mai a capo. Tu stesso tacci di immoralità lui che della tua ne è la negazione (forse meglio il contrario). Oh, a ragione, secondo me, ma non è me che devi convincere, bensì lui.

L'unica solazione è adottare come propria morale la non-morale (senza con questo voler essere a-morali, ben inteso), riconoscendo come legittimi pochi ed essenziali limiti facilmente condivisibili ed universali. Il fulcro insomma è farsi i cazzi propri e lasciare che gli altri si facciano i loro; davvero elementare, come precetto. Ma di fatto non è così, non per tutti.

Uno grosso problema e limite invalicabile dell'etica occidentale proto-cristiana credo risieda proprio nella sua dogmaticità e mancanza di malleabilità, su cui, volenti o meno, s'è formato anche il pensiero moderno, scientifico e non, psicanalisi compresa.
Non sono un grosso esperto di psicoanalisi, certo è che un modello comportamentale base di riferimento, riconosciuto universalmente dall'ambiente scientifico come sano, bisogna prefissarselo, per avere uno scopo da raggiungere attraverso i propri mezzi. Freud reputava sano un uomo in grado di amare e lavorare, benché riconoscesse (se non lui, i suoi seguaci, insomma, non lo, Lacan, qualcuno!) nella omosessualità una forma di devianza (non necessariamente una malattia da curare, semplicemente una deviazione dal modello-base) dovuta a erronea identificazione del soggetto con la figura genitoriale sbagliata: la madre anziché il padre (viceversa per le donne).
Il ragionamento presente degli ovvi limiti, ma il punto in cui volevo arrivare è che il tizio, forse, incarna un pensiero largamente diffuso nel suo campo, laddove gli studiosi contaminino il proprio bagaglio di conoscenze scolastiche con dottrine spirituali e morali di dubbio spessore ed utilità, inficiando la bontà stessa del loro scopo ultimo, che è risolvere questioni poste in atto dal paziente stesso. Un pazzo felice di esserlo è di fatto un uomo non curabile. Dunque egli sta ponendo in atto qualcosa che di per sé non ha senso di essere detta, prima ancora che per manifesto vilipendio all'intelligenza e all'animo umano, per incoerenza logica.

Credo dunque che toccherà tenercelo così com'è, a meno che in lui non si instilli un dubbio lancinante circa la lucidità dei suoi pensieri.

F.T. ha detto...

per non parlare della lebbra etica di tutte quelle specie animali e vegetali che osano riprodursi per partenogenesi...

incredibile.


Levinas si chiedeva se fosse perdonabile il silenzio di Heidegger circa i suoi rapporti col terzo reich - e in generale il suo silenzio sul terzo reich. e se lo chiedeva per non perdonarglielo.

questo per dire: l'obiezione "trattare dell'avversario è un regalo all'avversario" è fasulla, e irresponsabile, e sconfina dritta nel silenzio di Heidegger. lo prova il "senso del tempo", e dello spazio, per chi ancora ha cognizione del cronotopo in cui versiamo. in cui ci hanno sversato.

e allora i chili di Bruno, l'oscena e criminale obesità della sua morale, è speculare alle coltellate che non gli abbiamo dato.

F.T. ha detto...

http://www.nazioneindiana.com/2010/02/12/no-vat-roma-130210/#comments

alessio ha detto...

"Adottare un sostrato morale che funga da esoscheletro al proprio pensiero significa, di fatto, per ciò che la morale stessa si prefigge, tacciare come scostumati chi a quella morale non si confà."

Nessuno vieta alle "morali" di avere meccanismi di tolleranza. Del resto, la sopravvivenza stessa di una morale è dettata dalla sua abilità: 1) di adattarsi ai tempi; 2) di accettare il diverso. A dire il vero, la morale esiste e si confà nella diversità, fossimo tutti uguali non avremmo bisogno di morale.

Credo, quindi, che il relativismo non debba portare alle estreme conseguenze di non poter distinguere tra le morali. Di non poter dare dei giudizi, come tu sostieni.
Il giudizio sulla morale è essenziale allo sviluppo e miglioramento della stessa. Attraverso il giudizio la morale guarda dentro se stessa e, quindi, evolve.

Ora, tutto questo per dire che io, sinceramente, su esternazioni come quelle del Sancho Panza (Bruno), non posso rimanere zitto (farmi i cazzi miei). Non perché il suddeto Insaccato vada contro la MIA morale, ma perché è un personaggio chiaramente deleterio. È un rigurgito medioevale, uno che manda alle ortiche tutto il pensiero occidentale (compresa la psicoanalisi, che credo sia una cosa piú seria di quella che lui esprime). Uno così, se andasse in giro con le mutande verdi e tagliasse la porchetta ai raduni della Lega, nemmeno meriterebbe di essere mezionato (come giustamente dice Woland), ma è un professore della Sapienza. Una delle migliori università di Italia, si DEVE mettere in ridicolo quello che dice, altrimenti quello che dice mette in ridicolo noi come sistema cultura-Paese.

viandante ha detto...

Scusate i casini con gli account google, sono lo stesso di su (alessio).

Volevo giusto menzionarvi Galimberti che descrive la psicoanalisi come una puttana da quattro soldi. Infatti, secondo il tale, la psicoanalisi tende ad adattarsi ai poteri e le idee del momento e, quindi, cerca di giustificarne le morali. Lui fa l'esempio dei manicomi.

Anacronista ha detto...

Esatto. E' una questione di potere. Le glosse colgono il punto: da un lato, la "giustizia" imbrigliata nel circolo vizioso della pena, con la protezione ideologica che le fa da controparte,dall'altro (ammesso che siano cose diverse) la riduzione di tante pseudoposizioni etiche a una questione di egemonie.
La cosa più sconcertante è appunto l'equazione morale=potere. Tale Bruno è uno degli ultimi infiniti e raccapriccianti eredi della fortuna che ha avuto "quel" sistema di potere rispetto agli altri possibili. D'altronde, il livello della sua profondità intellettuale può al massimo fruttargli un'apparizione a L'Italia sul 2.
*E noi che credevamo* che la morale fosse una nobile espressione della parte migliore dell'uomo...

Anacronista ha detto...

E' urgente rispolverare Foucault

Anonimo ha detto...

Un po' prima di morire, Gould aveva stretto un accordo con il suo rivale storico, Dawkins, secondo il quale si sarebbero rifiutati di intervenire in qualunque dibattito pubblico con i creazionisti. Questo per evitare che il creazionismo fosse percepito come una teoria scientifica alternativa all'evoluzionismo, cosa che ovviamente non è.
Ma non mi pare questo il caso.
Qui si parla di opinioni, opinioni essenzialmente politiche, con ciò intendendo finalizzate ad uno scopo sociale. Il bombolo straparla di leggi di natura, anzi di Natura, solo ed esclusivamente per rinforzare il potere, politico, del suo mandante, e con quello anche il suo. E il suo mandante ha una visione della società piuttosto diversa dalla tua, come dire. In buona sostanza, per lui tutto ciò che incrina o potrebbe incrinare il suo potere è male, e se qualcuno ne ha da soffrire, beh, ha già visto di peggio, in gioventù. La tua posizione, leggerissimamente più civile, consiste, per quel che capisco, nell'evitare dolore inutile. Il che è ovviamente condivisibile da chiunque non abbia turbe mentali o debba parcheggiare la propria presunzione in strada perchè non ci passa dal giroscale.
Niente di male, quindi, nell'insultarlo lungamente. Io sarei stato per l'insulto breve, magari, ma solo perchè non sono bravo come te con le parole.
E', essenzialmente, dialogo politico. La pochezza argomentativa dell'ippopotamo non inficia il potere politico di quel che sbrodola, ed è quindi giusto, corretto, rispondere.
Solo, mi sfugge appena la scelta del luogo. Cioè, dubito fortemente che qualcuno che legga il tuo blog abbia bisogno di essere convinto dell'abiezione, dell'insulsaggine e della saccodimerdità del ciccione. Ma ti ho letto ugualmente con piacere.
Ah sì. Secondo te, quale legge di natura, uh, Natura, giustifica un peso corporeo attorno al doppio della media? E, volendo proprio essere pignoli, berciare da un balcone ci può anche stare, lo fanno i piccioni, i passeri, gli storni. Ma nessuno di loro si veste come Saruman, mi pare. Mooolto innaturale.

Danilo

Artemisio ha detto...

@Alessio, ho riletto il mio commento di cui, ammetto, non ne ricordavo in modo esaustivo i contenuti, e devo concluderne che non vi sono importanti differenze di sostanza tra ciò che io dico e ciò che tu puntualizzi nel tuo.

viandante ha detto...

Artemisio, ho riletto pure io.

Parli di comportamenti accettati come tali dalla comunità, compresa quella scientifica.

Sono d'accordo, dove non sono d'accordo e nell'idea implicita che sostieni che non c'è possibilità di discutere di questi comportamenti. Cioè, di dare dei gradi di giudizio.
Infatti, poi concludi che il Salame ce lo dobbiamo tenere così com'è. Per me, invece, giudizi sono possibili anche su cose inafferabili come verità dogmatiche o morali.

Quello era, comunque, uno sproloquio per dimostrare il mio disprezzo verso gente di quel calibro. Mi si conferma sempre più l'idea che l'Italia vada a puttante anche per una mancanza cronica di intellettuali seri, non queste parodie viventi che scrivono sui giornali.

Artemisio ha detto...

Esprimere giudizi è ciò che, di fatto, stiamo facendo. Altrettanto evidente è, però, che tali giudizi, di fatto ancora, non sposteranno di una virgola la consistenza della Merda.