Visualizzazione post con etichetta ri-Mostranze. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ri-Mostranze. Mostra tutti i post

venerdì 3 settembre 2010

NON L'HAN MICA DECISO I RICCHIONI

Dunque eccoci posizionati sul bordo della frangia della frontiera più estrema del pensabile, col perineo incastrato su un cavallo di frisia.
Intendiamoci: non che io sia particolarmente sconvolto dal carattere auimmauéannamoseneinlìbbia degli italiani o dal sentimento dirimpettaio, quello del veltronismo perugina. Però siccome sono qui che postulo l'esistenza di un leader politico che inglobi tutta quella fascia degli scontenti che si disloca tra il muro che ho dietro e il computer che ho davanti, ho bisogno di buttare giù un paio di carte.

Ah, prima l'attualità. C'è stato un altro stupro. O strupo, come dicono i giovani. Che si può dire, badate bene. La nostra lingua non è che una sciocca convenzione basata su un vile compromesso tra Alessandro Manzoni, Pietro Bembo e un piccolo manipolo di qualche milione di persone che ha deciso che faceva brutto imparare la propria lingua. Lo dice anche qui Leonardo, che è diventato il mio pensatore di (ri)ferimento da quando ha deciso che qualsiasi cosa dicano le persone intelligenti sia snob e vada ribaltata nel suo opposto. Come se il fatto che Veltroni sia una muffa sui coglioni del peggiore partito di sinistra d'Europa possa essere ribaltato in "però ha scritto dei libri orribili". Sempre a scegliere il male minore, noi.

Dicevo: lo strupo. Questa cosa di mettere il pene nelle persone senza il consenso informato. Beh, la ritengo riprovevole, antidemocratica, disumana e vagamente erotica. Sai, quel pizzicorino.

No, dai, scherzo, come dicono sempre quelli che hanno lettrici femministe.

In realtà si tratta di quest'idea di risolvere tutto con la castrazione chimica. Che sarebbe un'ottima idea se l'obiettivo fosse quello di risparmiarsi di accompagnare lei a vedere l'ultimo della Comencini, ma poi succede che come niente vai a umettare con il lube il sedere del tuo gatto e poi non ti ricordi più quale fosse il passaggio successivo.
Una risposta politica?
L'unica risposta politica alla castrazione chimica è stato rendere Capezzone un volto pubblico.
Una risposta legislativa?
Volevo chiederlo a uno di magistratura democratica ma stava sodomizzando un neonato con una copia arrotolata di Puerofagia Sovietica.
Rimane la risposta viscerale: castriamoli, uccidiamoli, accartocciamoli, rimaniamoli in terra. Condivido il sentimento, sarebbe brutto mandare la propria figlia a un seminario su Hello Kitty e ritrovarsela tutta arieggiata. Ma il dibattito che si sprigiona da queste purulente piaghe dell'animo umano somiglia sempre un po' troppo a un convegno di manguste nevrasteniche che bevono sangue di serpente con un pene di plastica legato sulla testa.

Forse l'ho fatta un po' pittorica, ma tant'è.

A questo punto spero vi siate chiesti dove io volessi andare a parare, altrimenti dovreste seriamente considerare l'ipotesi di citofonare a Beppe Severgnini e salire a stringergli la mano.

Ho detto la mano.

Bene. Siccome la frocia si sta diffondendo per il mondo e presto tutti i buchi di culo saranno trincea (una cosa che la rivista Pontifex Roma denuncia da anni, ingiustamente trascurata a causa del volgare e infondato pregiudizio secondo il quale non si tratterebbe che di una manica di pulitori di sborra dai vetri dei peep-shows che nel tempo libero fanno orge a base di sugo di cadavere frocio venerando un vecchio arrapato con le mollette sui capezzoli di nome COLUI CHE E'), vi dico che lo stupro principale lo stiamo subendo da Nichi Vendola.

Intendiamoci. Mi sta simpatico. Adoro quando fputacchia la effe. Me fa mori'. Ed è anche interessante vederlo collegato ai Luther King, ai Pasolini, ai Gramsci, agli Spandau Ballet. Però io -almeno per scaramanzia- tenderei a considerare l'altra faccia della medaglia, quella per cui "mi piacciono tanto la poefia e il caffo" non sarebbe la punchline migliore di un candidato premier. In Italia, quanto meno. Che è quel paese che sta facendo ancora un sacco di fatica a metabolizzare i testi di Povia.
Senza contare che secondo tutti i più recenti studi commissionati dalla Chiesa Cattolica ad alcuni scienziati calvi e muscolosi con il testo del Tristan und Isolde tatuato sulla schiena, la frocia portarebbe con sé anche lo strupococco, quel batterio che prende sede nell'uretra e ti fa sfondare a cazzo e cazzotti tua figlia sul cofano di una Multipla facendoti anche pensare che la stronzetta se la sia cercata. D'altronde sono donne: se non le picchi e non gli infili dentro l'uccello in modo arbitrario e violento non sono contente.

Ok, dicevamo di Vendola. Mobilita i giovani (quelli di strupo e quelli di stupro, senza distinzione di maglioncino o di tascabili Einaudi), organizza le fabbriche (quelle dove si fa politica vera, mica accordi sottobanco con la CGIL e la federazione della sinistra o balle varie), vince le elezioni (vabbe'). Ma lo sapete qual è la vera novità rappresentata da Vendola secondo il paesereale?

Parla ftrano e gli piace il caffo.

«Fo che fono colpevole di una fpecie di reato: porto abufivo di poefia», dice.

Oh, io ve l'ho detto: non sono convinto. Ma lo voto. In un paese dove c'è gente che proporrebbe la castrazione chimica -oltre che agli strupatori e ai grammarnazi- anche ai ricchioni, lo voto. Se proprio devo. Se come alternativa mi date il cugino scemo di Civati. Sempre che esista un cugino di Civati a cui i cromosomi abbiano fatto uno scherzo sinaptico così crudele da metterlo in secondo piano.
Lo voto. Che ci vuole.

Tanto Nazim Hikmet mi ha proprio rotto il cazzo.

[I commenti su FriendFeed]

martedì 25 maggio 2010

Scusami se non telefono, ma ho già il mio bel daffare a non contrarre la sifilide

[Non ho smesso. Ero solo lì in fondo a bere]

E' inelegante lasciar morire un blog, lo so. Difatti non era questo il mio intento ultimo. Il mio intento ultimo è sempre il solito. Anzi, sono due:

1)Stabilire un programma minimo dell'umanità (vedi TMF).

Oppure, le volte che proprio non riesco,

2)Riprendermi finalmente il corridoio di Danzica.

Vi accorgerete di cosa abbia preferito occuparmi oggi durante la lettura.

Non dico che i blog siano un'inutile e tronfia protesi spermacchiata dei propri tonitruanti egotismi, né che nella maggior parte dei casi siano un debole ed antiestetico tentativo di riempire il vibrante e incontenibile vuoto di pensieri a cui il pene di un ideale parroco vi ha barbaramente e ingiustamente condannato in quel torrido mattino di un giugno qualsiasi nel retro della sagrestìa, tra rumore di grilli e lacrime inascoltate. Non lo dico, no.

Ma forse mi sto perdendo.

Volevo dire che l'ansia sociale di prestazione, questo rorido fiore d'oppio che dà artificiali erezioni alle più obbrobriose fra le solitudini umane, non può essere -nella maggior parte dei casi- assorbita da un log personalistico dal feedback lento e vagamente inerziale.

CACCA.

Volevo vedere se eravate attenti.

I Social Network come FriendFeed, Facebook e twitter consentono un'interazione più immediata. Il ritorno di fiamma può essere financo immediato. Il blog no. Il blog, a meno che non siate delle attention whores che si arrampicherebbero sul cazzo di un rom che alleva cani da combattimento pur di essere ripresi per due secondi da Valerio Staffelli (85,7% dei blogger secondo gli ultimi rilevamenti ISTAT), è uno strumento un minimo più complesso.
Avrete notato come da un po' di tempo, per ottenere un numero di commenti superiore ai cinque su un blog che non sia maledetto dalla sventura di un numero di visite giornaliere superiore ai dodici miliardi, sia necessario

a)Rivelare che la propria madre è la causa della morte di Alberto Castagna perché il suo pompino con risucchio è talmente leggendario da essere la vera causa del crollo del muro di Berlino. E in questo discorso nominare Woytila.

b)Insultare un blogger superfamoso, citando un sacco di altri blogger, poi rivalutarlo nel mentre, poi insultarlo nel mentre, poi giocarsi una supercazzola clamorosa sul tavolo di una naiveté che sarebbe adorabile se fossimo in un salotto inglese alle soglie del varo del Titanic. Ne vedete un esempio eloquente qui, grazie a Sciuscia, e un feedback qui, di mio amichetto pucci pucci Livefast col quale secondo parte della blogosfera ci facciamo i pompini da soli.
A proposito, blogosfera (ciao come stai): può succedere, quando si ha il cazzo. Ma tu divertiti, che lo so, è dura. E coraggio. Pure 'sta giornata l'avete tramortita.

c)Postare la propria vagina mentre mangia una mela.

d)Rivelare che la propria madre fa dei pompini col risucchio che a voi sembrano ridicoli, dato che col vostro avete stappato l'Islanda e preoccupato l'Europa.

e)Morire di una malattia grave. O stare per. E scriverlo.

La lingua dei blog è intrinsecamente propagandistica, acclamativa, spesso populisitica e stracciona. Le eccezioni si contano sulle dita di un afghano.
Ma è tuttavia una lingua da comporre, spesso avulsa da connessioni richiedenti nozioni suppletive riguardo alla community circondariale. Per semplificare: capire questo post è possibile anche senza essere a conoscenza del fatto che la blogger che trovate cliccando qua sopra su "blog successivo" ha un figlio maschio di nome Ofelia avuto da un viado di Barcellona Pozzo di Gotto con una palla sola.
Invece su altri social network, un evento linguistico come questo "is indeed bound to take place":

"LULZ! :::))) :D La LuIsInA KE è INCINTA che comm. come quella volta al SUGOCAMP l habbiamo bbracciata SOTTO IL FISCHIO"

Ora: il fatto che per reggere l'impatto dell'attribuzione sistemica dei ruoli una pseudosocietà debba strutturarsi intorno a luoghi più o meno comuni e a figure umane tra le più varie e distinte (ad esempio: lo scemo del villaggio, il coglione, l'ignorante, il becero, il neghittoso, il mediocre, il fascista, il semplice, il demente, il sifilitico, il frocio represso, il prete, il prete frocio represso, lo scemo demente sifilitico ignorante becero neghittoso mediocre fascista di un prete frocio represso; o dall'altra parte gente come lo scemo del villaggio, il coglione, l'ignorante, il becero, il neghittoso, il mediocre e così via), rende comunque il tutto un po' triste, umanamente riprovevole e disgustosamente deprimente.

Ecco perché passo lì sopra così tanto tempo.

No.

Volevo che lo sapeste.

[Infatti tanto per non smentirci, i commenti di Friendfeed sono più di questi, guarda un po']

venerdì 30 aprile 2010

BOMBE SULLA CROCE ROSSA

Che se un giorno per caso mi fosse capitato di vederlo, dall'aldiquà dell'evoluzione delle cose, avrei pensato quantomeno che era ora di arredarsi un sommergibile. Che se poi un giorno avessi incontrato anche una fighetta depilata che avesse espresso calore e amore incondizionato per la sua figura tenendo stretta una sciarpa arcobaleno, mi sarei sicuramente premunito cambiando per tempo idea sullo stupro.

Prima ero favorevole.

Comunque si parla di coso. Quello lì che si diverte, che saluta la mamma, che ci ha un sogno eh, un sogno grande come il preimpianto delle staminali per far finalmente crescere l'ormone della proposizione sensata. Quello che ci ha in testa un nugolo di vespe che hanno appena fatto irruzione in uno stabilimento di Alchermes. Questo:


Noam Chomsky, credo

HARVARD. Lo hanno chiamato ad Harvard. Senza neanche avvisarmi di non venire mai a saperlo. L'ANSA titola:

"Harvard applaude Jovanotti l'italiano"

Nel caso aveste sperato che ce ne fosse uno èstone. Invece no, non c'è. Ce l'abbiamo noi. E basta.
Dopodiché scrive:

"Lorenzo Cherubini nei panni di 'professore di diritti umani' ha ricervuto ieri all'università di Harvard un'accoglienza degna di una personalità internazionale"

Gli avevano detto che era Marcos.

"Questo mi far sentire ancora di più un privilegiato, ma dimostra anche che la musica può avere la potenza di una centrale nucleare" ha commentato l'artista".

Ecco perché mi è venuta una terza palla sul collo.

"Nei concerti che sta tenendo in Nordamerica (oggi Boston, poi Toronto, Montreal, Chicago,), Jovanotti canta in italiano. "E non importa se in tanti non lo capiscono, perché poi alla fine il messaggio arriva lo stesso. E' questo ciò che conta". Lui non ha successo in quanto italiano, ma la sua italianità "arriva". "Sì, credo che sia così. E devo ammetterlo: per un italiano, avere successo in America è qualcosa di particolare. Mi riempie di orgoglio. C'é poco da star lì: per un italiano l'America è l'America".

Mentre sono intento a spurgarmi via dall'orecchio il pus che questo paragrafo ha appena iniettato tra la mia corteccia e il mio cranio, vi ricordo che avevo già scritto un paio d'anni fa cosa ne pensavo del musicista Jovanotti, del politico Jovanotti, dell'impegnato Jovanotti.

Evidentemente non ero il solo a pensarlo. C'era anche Satana.

sabato 27 marzo 2010

A FILIPPOFACCI CON ARDORE

Filippo Facci mentre è intento a essere molto bello

Filippo, tu lo sai che "scrivo quest'articolo malvolentieri", ma sento di doverti dire che "hai perso un'occasione storica". Anzi, ne hai perse molteplici.

La prima, direi, è quella di risparmiarti l'utilizzo di una serie di deteriori calembour e "small ponds" da retrobottega redazionale, quell'alveo liberal in cui lasci le tue argomentazioni dimenarsi criptoisteriche in punta di cravatta. Andando con ordine, dovrei parlare di quelli che definisci "indignati speciali", i quali -difendibili o meno- non possono certo aver commesso peccati tanto gravi da essere aggiogati a una così scialba e triste figura retorica, la quale -leggendosi praticamente da sola tra le tue righe autocompiaciute- pare voler svettare come un'adolescente alla sua prima erezione intellettuale ("What about a limerick", nex time?). Ma soprassiederò in omaggio a te, che nel soprassedere risulti maestro.

La seconda muove il passo da una piega del collo, quella che si forma nel demonietto da solotto quando la conversazione diventa sessuale: "Pensa a che cosa avresti potuto fare, Michele ("Michele, Oh! Michele... Why art thou thyself?"; il fiume Avon ti è grato, Oh Filippo NdW): dare una lezione a tutti, confezionare un Annozero ineccepibile che facesse comprendere che l’informazione non è rinunciabile, si può e si deve fare sempre, avresti potuto fare una ricca e preziosa trasmissione di servizio".
E' così dolce pensarti entusiasta nel pieno raggiungimento delle tue facoltà critiche, quando fingi -costituzionalmente- di derivare il tuo biasimo da un'osservazione tanto tangibile da dover apparire inequivocabile, mentre nascondi dietro la schiena un sassolino che puzza da migliaia di miglia del compiacimento di chi sa benissimo che sì, aveva sfoggiato già da tempo il suo più elegante pregiudizio, e alla Grande Cena Liberale Per Le Vittime Della Lingua Italiana aveva riscosso tante genuine labbra increspate. Oh, non fraintendermi, te ne prego. Non che la tua "analisi" non possa trovare amore nella sponda a cui miri di sottecchi: la trova proprio perché gliela miri di sottecchi, e anche perché lo sdrucito tessuto erettile della tua prosa è il miglior compagno di ballo (scusami, non volevo dire "compagno" e offrire il fianco a una delle tue affilatissime requisitorie) di un clima di ricezione culturale per il quale è sufficiente un italiano ben compitato e l'accorata mìmesi di un'idea per accantonare qualsiasi giudizio in favore di una calorosa stretta di teste.

La terza, devo ammettere, geniale, vive dell'espressione "commisurare il linguaggio" e di questa straordinaria, soverchiante verità: "Hai una fatto una scelta di mercato". Cazzarola. Per citare qualcuno che presto citerai nel tuo pamfletiño, "la sorpresa mi coglie di sorpresa". Che Santoro facesse scelte di mercato nessuno avrebbe mai potuto pensarlo senza tremare di sdegno. Sei ingiusto, così fai male al cuore di Teresa De Sio, Filippo. Perché ovviamente solo qualche cervello acquoso eternamente vagante nel fascino allibito per la taranta potrebbe trovare un'argomentazione -degna di sdegno- in questa tua uscita. Che è infatti tale: un'uscita. Fuori dalla decenza che si meriterebbe un qualsiasi pubblico. Santoro stava sui coglioni della sinistra-sinistra quando tu avevi vent'anni, e sai perché (certo che lo sai, birichino)? Perché era percepito come un "televisionaro", affascinato da audience, popolarità e quindi -vergognati, Oh! Pandora- mercato. Ma questo i tuoi lettori evidentemente non lo sanno, o meglio: smettono di saperlo nello stesso momento in cui tu presenti questo nuovo Santoro per rimproverargli un vecchio Santoro che ti sei appena inventato. E' talmente semplice da fare che, boh, davvero non so, ecco: bravo! Il tuo balletto liberale è così elegante che nella pratica non esiste. E' quindi *perfetto*. Ma certo, hai fatto di meglio.

Nel quarto stasimo, per esempio: "Non è vero che Annozero regala solo voti a Berlusconi: ma un Luttazzi [del quale premettevi:"uno come Luttazzi con le sue turbe sodomitiche e le sue coprolalie infantili", ndW] secondo il quale «odiare i mascalzoni è cosa nobile», dimmi, a chi fa un favore? E tu che adombri la P2 dietro la nascita di Mediaset, dimmi, che fai? Servizio pubblico? [...] Che delusione, Mighè".
Non saprei dire se il potenziale psicanalitico di una simile manifestazione di passive-aggressive syndrome sia riconducibile a una tua crociata personale contro il senso delle cose e della vita o se si tratti, più bonariamente, di una tergiversante stronzata. Certo è che una certa fascinazione per le "turbe sodomotiche" e la "coprolalìa", espressioni che ti vedono a capo di un tribunale in cui ci sei solo tu che ti pulisci il culo con la parrucca di un vecchio Lord, non sembra certo lasciarti freddo. Colpito dalla fase anale della tua ricezione -o forse *scopertoti* a condensare ogni ricezione in una fase anale- sembri perfino onesto nel far finta di non sapere che la chiusa di Luttazzi è la giustapposizione di due passi di Quintiliano e Aristofane.

Mi piace pensare un mondo in cui la tua pratica pubblicistica avrebbe faticato non poco ad evadere gli specchietti a latere della cronaca locale, e mi chiedo accorato, imbronciato, e meno coprolalico del solito -in rispetto alla tua eleganza prosatoria- ma, diamine, Filippo, oh! Filippo "che cosa ci siamo persi"?

[Il post su FriendFeed]

domenica 21 marzo 2010

VADE RETRO, MONSTRUM


La distorsione è divenuta la linea più semplice da tracciare tra due punti.
E così l'immagine è in eterno il tempo contratto.

La terza figura da sinistra, la seconda da destra: Paolo Borsellino. Lo striscione è comparso alla testa del corteo del PDL che muoveva da Colli Albani verso Piazza San Giovanni in occasione della manifestazione voluta da Berlusconi per ieri, giorno di Nessun Signore 20 marzo 2010. A identificarlo con maggiore precisione è stato Diego Bianchi, che la blogosfera (e quell'ormai devastata e brulla enclave di pubblico di RaiTre) ben conosce come Zoro.Oggi su FriendFeed si è discusso, alla luce anche di questo filmato, se la raffigurazione del magistrato ucciso fosse un macabro orribile e infame sberleffo o un quasi agiografico cappello ideologico. Siamo ridotti a questo.
Non saper più porre i termini linguistici di una questione. Nessuno, in altre epoche storiche anche recenti si sarebbe mai sognato di muovere da altro assunto di dubbio che questo:
e cioè se si dovesse considerare quest'orrore come un macabro orribile e infame sberfleffo o come invece un macabro orribile e infame agiografico cappello.

Borsellino era di destra. Borsellino aveva un'agenda rossa. Borsellino fece i nomi di Berlusconi e Dell'Utri prima che il suo corpo fosse distrutto da un'esplosione. Borsellino è stato offeso, calpestato, trucidato altre mille volte, da allora. Trucidato da cieca adulazione di bifolchi che ne hanno usato le spoglie per coprirsi arbitrariamente le vergogne di ogni rivendicazione socialdemocratica, ma ancor di più dal continuo sberleffo al senso delle cose del mondo portato avanti da questo immondo caravanserraglio che ci governa, ci infiltra, ci sminuisce, ci bombarda, ci tiene in scacco, ci umilia, ci mortifica, ci deprime (non mi limito certo a intendere il "solo" PDL, ma schifo l'utliizzo e l'esistenza stessa di termini da infinitesimale impero come "par condicio", riduzione ad nihil del discorso politico).

Costoro si arrogano il diritto all'uso fraseologico (se di frase si può parlare al cospetto di ignoranze che sbarrerebbero il passo ad Annibale) di parole come "libertà" e "popolo".

E perfino un'umile preposizione articolata come "della", la si dovrebbe immaginare piegata in uno sbocco di sangue nero.
(Mi fermo per ora agli orrori con cui si titolano).

Io sento distintamente le ossa delle loro etimologie gridare di frantumazione. Sento le urla del pazzo nella cella stagna della lobotomia. Sento l'orrore infinitesimo del dettaglio; e la mia sopportazione è proporzionale solo alla paura di seguire anch'io il coniglio nella tana della completa follia.

Abbiamo concesso a questi individui di esprimere il lessico della distruzione. Non abbiamo difeso le nostre parole. Non abbiamo difeso la nostra lingua, e con essa il senso, il concetto, l'origine. Ed ora hanno telivisioni e spade, radio e garrote, giornali e -altri giornali-.

"Siamo un milione".

Foste anche dieci, foste uno solo -e lo siete, perché questo avete in più di così orrendo: siete uno solo- sarei disgustato comunque. La storia vi sfoglia e trova il vuoto, il vuoto banale che Hannah Arendt trovava in Eichmann, il vuoto banale di coloro che sorriderebbero davanti al treno per il Gulag, o a quello che per gli stessi binari porta al Lager, quelli che si lascerebbero sfuggire dal taglietto demoniaco che hanno nella faccia l'antica testimonianza: "Se lo sono meritato".

Se vi sembra eccessiva la mia "rivolta", per una "semplice" foto, vi rassicuro. Non è "questa" foto. La foto, il concetto, rappresentano l'inifinito orrore del dettaglio che conduce all'universale. Ne potreste trovare uno ad ogni angolo della vostra giornata, in ogni suono, inflessione, pronuncia, termine, citazione, notizia.
Glossa, quindi: non so cosa si possa fare. Sappiamo come la paralisi sociale sia cogente e degradante, tale da impedire quasi ogni possibile prassi di "rivolta" (le virgolette sono per l'etimologia; ricordate l'etimologia di ciò che pensate). Ma se c'è davvero qualcosa di sociale in questi codici binari apparentemente freddi, allora non so: diffondete questo post, diffondete quello di Gilioli, diffondete un altro post, o scrivetene uno voi, uno non qualsiasi.
Uno che vi ricordi, e ci ricordi al senso, alla cosa, al nome, al concetto.
Che rediga ancora una volta la nostra umanità su materia viva. Qualcosa che non sia solo l'ennesimo epitaffio.

Qualcosa che non sia semplice sberleffo sardonico, in cui lorsignori sono maestri. Qualcosa che ricordi anche al dolore.
Lo vedo nella mia vita:

Tutto ciò che amo ha sempre meno pace, e tutto ciò che odio non smette mai la guerra. Chiedo solo di non rinunciare.

Non rinunciate.

[Commenti e discussione su FriendFeed]

giovedì 11 febbraio 2010

TE, DEDECUS NATURAE, QUOD FERRE COGOR, CERTE BIS VIDEOR MORI

Apparve un mattino nella catena dei didascalismi che affollano il feeding della mia rete. Sapevo che non ci sarebbe stato altro modo di ricondurre l'universo a ragione se non scrivendo questo testo.
Parlo di questo articolo apparso su Metilparaben, che linkava -con tragica e lapalissiana ironia- quest'altro articolo di Pontifex Roma. Il Dottor Francesco Bruno.


[A volte ho l'impressione che l'intraducibilità dell'espressione inglese "full of shit" sia in qualche modo deleteria per la lingua italiana. Noi dobbiamo settorializzare, in quanto "pieno di merda" o "sacco di merda" si riferiscono rispettivamente a un supposto contenuto ideologico o a una serie di malversazioni comportamentali e a un fenomeno fisico sì disgustoso, ma privo di particolare portata cognitiva. "Full of shit", nell'accezione di George Carlin, riguarda un piano che egli stesso inserisce tra "Stupid" e "Nuts" ["Mh. He's fairly intelligent. But wait a minute. Ah! He's *full of shit*"]; questo semplice termine, proletario ed emigrato, renderebbe superflua l'ansia definitoria che il semplice sussitere di quest'essere degradato e degradante inferirebbe nell'uomo di senso.]

Mi è faticoso e pesante comunicare con quale sentimento di disgusto e repulsione mi appropinquo a fare carne morta di quest'eunuco della vita; mi preme solo assicurarvi che lo faccio per il mio quanto per il vostro bene, e che ciò comporta il sacrificio disumano di doverne osservare i lineamenti, le deformità, le protuberanze, la orrificante decadenza psicofisica; di doverne leggere le escrementizie esternazioni, osservarne scorrere le parole venefiche e la sintassi mortifera. E di ingerire un antiemetico. Ma andiamo al testo. In corsivo le risposte dell'ennesimo [c]rasso Anticristo.

"Che cosa pensa sia oggi una lebbra etica?: "francamente ci sta l'imbarazzo della scelta, dica lei". Il libertinaggio sessuale, per esempio: "credo che la catalogazione sia giusta. Ogni forma di libertinaggio appartiene al campo della mancanza di responsabilità, il non saper scegliere bene dal male. Una condotta irresponsabile ed infantile, oltre che nociva". Che cosa intende per libertinaggio?: " il vivere la sessualità disordinatamente, senza alcun codice etico o morale. Facendo come pare. La sessualità invece va gestista con misura e buon gusto, come ogni cosa della vita".

Uhm. Mi chiedo (no che non me lo chiedo, lo so) perché ogni forma di libertinaggio del pensiero convenga allo scopo di creare libertinaggio sessuale. Ma più ingenuamente ancora scelgo di chiedermi perché il fustigatore per eccellenza del libertinaggio del pensiero, affidandosi così teneramente alla superstizione perfetta incarnata dalla morale, arrivando in questo modo a sostenere il solito vetusto "Scopa con garbo, peccatore, se proprio devi", debba spesso pesare sopra i 240 chili per essere creduto, e perché questi 240 chili non corrispondano mai, nella mente di nessuno, a un'immagine di felice libertinaggio sessuale (co-incidentia prima). O di pensiero, ecco (co-incidentia secunda). Intendiamoci, non sto dando dell'obeso al Dottor Bruno. A nessun essere novecentesco verrebbe mai in mente di dare a Hitler dell'imbianchino (il che mi porta fuori tempo massimo, devo dire). Sto dando dell'obeso al suo pensiero. Ma la categoria allegorica dell'obesità, cioè la pesantezza, l'onnicoprovoro che si autoingrassa di sé stesso fino a non discernere più tra il bolo, le feci e la materia cerebrale, è gravemente (gravemente, appunto) insufficiente di fronte a un tale anatomopatologo dello spirito.
Insomma, esiste una "lebbra etica", di ovvia derivazione papalina (si, certo che sono parole di Josif, parole che contengono già al livello epidermico un crimen sollicitationis) che rende la sessualità un laboratorio del principio giuridico. Ma rivediamo in azione il -Loro, certo non Nostro- Gargantua tartarino:

"La sessualità invece va gestista con misura e buon gusto, come ogni cosa della vita. Inoltre, deve essere esercitata secondo natura e mai contro le leggi della stessa".Che cosa intende per contro natura?: "Tutto quello che constrasta con la fisiologia e le leggi del corpo. Per esempio ritengo ingiusto ed eticamente riprovevole la promisquità sessuale che poi spesso causa malattie tragiche e dalle conseguenze mortali".

[Tenete a mente il termine "deve", vi è necessario per decifrare il successivo sesso anale tra etica, medicina e diritto] Partendo giocosamente e in maniera terribilmente seria dalle proposizioni "La psicologia è la malattia di cui pretende di essere la diagnosi" / "La malattia più diffusa è la diagnosi", io penso che quegli orrori umani, quella congerie secca e maleodorante di cancerose croste fallocentriche che le soprascritte virgolette racchiudono, rappresentino una lebbra fisica che corrode il corpo, ma anche una lebbra etica che corrode l'anima. La dolcezza sta nel vedere cosa ne pensa il Francesco Bruno:

"Insomma, esiste una lebbra fisica che corrode il corpo, ma anche una etica che uccide l'anima".

Riuscite a unirvi con me nella gioia di questo momento, dove la coincidenza finalmente coincide?

Il resto è semplicemente una coltellata ai froci e alle lesbiche, principali portatori, coi libertini, della Lebbra Etica. Un'altra? Direte voi? Si, peraltro condotta con nessuna fantasia, ma in effetti non una qualsiasi. Torniamo al campo del diritto, e al ballo del diritto e della "medicina":

"Partendo dalla idea che la omosessualità é una patologia che deriva da un grave disordine e da una mentalità deviata e talvolta viziosa,ecco credo che si possa parlare, senza offesa, di omosessualità come lebbra etica. Intendo dire come una malattia che corrode la integrità dell'anima umana. Poi le associazioni dei gay strepitino. Ma io non sto discriminando nessuno, tanto meno dando dei lebbrosi. Accosto sul piano degli effetti nocivi per la salute dell'anima, come una lebbra o un cancro, la devianza sessuale e quindi la omosessualità"

La morale ha la disgustosa e sovrarrogante prepotenza di farsi buon senso, con un occhio obliquo, che se fissato con troppa attenzione svela un secondo *merdoso*/disgustoso orrore: è puntato di sbieco sul legislatore, il quale in questo periodo storico è pronto a riceverlo lascivamente mentre si tocca l'inguine della giurisprudenza e lo scroto della criminologia; e lo stesso sguardo il legislatore restituisce in un vibrato amplesso di forme deteriori che la Chiesa Cattolica celebra in matrimonio sotto il solito sangue e il solito corpo, quello del Cristo, che infatti mai ha sanguinato più copiosamente.

Tra le singole parole di quest'uomo, nello spazio che si lasciano in mezzo e intorno, si svolge il più disgustoso film pornografico della storia dell'umanità. E c'è da dire non si vede neanche una tetta.

Ora, non ho certo bisogno di diventare omosessuale per sentire ogni fibra del mio corpo che grida vendetta. E' per due motivi che ho scelto Fedro per il titolo. Il primo è che quella frase ["Di certo mi smbra di morire due volte, perché sono costretto a sopportare te, disonore della natura"] la dice un Leone, la seconda è che lo dice morendo, e all'asino che l'ha ucciso.

Ma non preoccuparti Bruno, non mi hai ucciso. E' solo che anch'io, come fecero altri, "mi intaglio gli avversari su misura delle mie frecce".

La tua esistenza su questa terra è per me motivo di tristezza e di sconcerto. Il dipanarsi delle tue malvagie, sataniche stronzate è un affronto a quanto di bello possiamo disporre sul piano della vita. Ed è con la massima deferenza, la massima distaccata crudeltà, e la massima contronorificenza d'ignominia che si possa rivolgere a un mortale, che ti dico:

Ego te dissolvo.

___________________________________________________________
___________________________________________________________

GLOSSE
[Speravo si aprisse un qualche barlume di dibattito (di pensiero, non d'opinioni, che mi rendo conto essere assai futili sia in generale sia relativamente all'abnormità delle stronzate del Kriminologo) sulle modalità di avversazione di tali schifose pratiche di rinegoziazione del dibattito etico. Vediamo se con queste due glosse succede qualcosa]

Glossa n°1:
"Ciò che la giustizia può ottenere in questo campo è la protezione dell'inermità, della minorità e della salute. Su questi beni ancora tristemente privi di tutela si riveli quella sollecitudine che oggi molesta d'ufficio la vita privata. Il legislatore in veste di cronista ficcanaso che alza davanti all'opinione pubblica le sottane della vita, la giustizia ridotta alla parte di un domestico indiscreto che origlia alle porte della camera da letto e spia attraverso il buco della serratura! Verrebbe da ridere forte di questi "Bruno" ["Bruno", interpolazione mia, visto che l'originale Mikoschwitz non è molto noto in Italia, ndW] criminali se essi non dimostrassero con così sconvolgente chiarezza l'onnipotenza di quel filisteismo da cui non c'è scampo.[...] Qui meno che mai il Legislatore si accontenta si accontenta di punire la violenza e di proteggere la minorità e la salute; al contrario, vuol dare soddisfazione non solo alla morale che gli sembra venga offesa ma anche al gusto naturale contro cui si è agito. Esso si accanisce sempre là dove l'istinto e il libero arbitrio di persone responsabili hanno creato un'intesa. Lo fa in tutte le possibili situazione erotiche: figurarsi in quelle omoerotiche!"

Karl Kraus, "Morale e Criminalità", Milano, Es, 2005, pagg. 16 e 18, 1902 (millenovecentodue)

Glossa n°2

Da "Angels in America" di Mike Nichols, 2003 (duemilatre).



sabato 5 dicembre 2009

COME IGNORARE CHE C'E' CHI MANIFESTA PER TUTTO L'ETERNO PORCO DIO DEL GIORNO (oggi 5 dicembre)

Esistono molteplici forme di empatìa. Esistono smisurati slanci, alcuni troppo umani, altri teleologici aka finalistici, il cui terreno di preparazione è la rivalsa. Questi ultimi si aggravano di un alone di cogenza di pari passo con lo scemare del dubbio, si fregiano del titolo in calce, ma dietro la finestra-specchio della propria abiezione, della propria mancanza di recalcitrante pazienza, si rimirano e si truccano nel retrobottega dell'eroismo.

[serious Venus and the lunar child
(get your life up untied)
giggle and the flames grow higher
dance in a circle around a central fire
(dance and laugh and love and learn. Grow higher)].

Si è malati.
Si è storpi storti inerti fracassatori timpanici, si sbotta in nenie e ritornelli,
Si tagliano le schiere degli inerti per rivaleggiare in forze,
Si propugna, e ovviamente si pugna,
Si scrive con la spada e si mimano schermaglie con la penna,
Ci si affeziona al dolente andare del tempo che piega la schiena ma lascia il tramonto libero di tramontare.

E dal palco, anche oggi 5 dicembre, chi si veste peggio delle proprie parole può dire "siete tanti, siete bellissimi, tutto questo è merito vostro".
Quando non solo non c'è il tutto, ma non c'è neanche questo, la semplice vergogna dell'agnizione, il pulito birvido di una tristezza.

La fantasia al potere ha reso il potere fantastico.

La pellicola che avvolge il feto non reca alla madre la magia del viaggio notturno. E' il tenero presagio di un sudario.

[No more need for the old empire(fare thee well to the empire) the indigo children]

Ci si cura del dolore di una borghesia irraggiunta, ci si perdona.
Ci si perdona, ci si perdona, ci si perdona, perché è bene -ripetetelo, che è bene- che si sappia che tutto ciò non è da noi voluto, non è da tutti noi nutrito, né da noi fu partorito.
Noi abbiamo una gioventù da difendere, una gioventù nera delle botte del rifiuto, ah, se siamo stati sfortunati a non cogliere le gioie di un congresso, a non avere neanche un salone dove organizzare un rinfresco per l'arrivo del futuro.
A dire ai nostri padri che loro è la colpa, sarebbe tragedia. A farci dire da loro che noi siamo la colpa, commedia. A dire che la colpa è di tutti, sarebbe solo tristezza, sempre e sempre sotto il giogo delle storture che ora e per tutta la durata del presente ci vedono tiepide imitazioni storpie di ciò che ci si immaginava, impavidi, in un tempo lontanto,
Più o meno,
Ieri.

Quindi io non ci sono in piazza, non ci sono nelle piazze, perché la piazza fa rumore, perché la piazza è dei padri, e i figli ci vanno in loro vece, che quelli ancora lavorano e non sta bene. Ed io sono solito masturbare il silenzio, che è sempre inutile ricordare a tutti che non si è migliori, che tanto lo stesso, e per sempre, tali verremo eletti.

I migliori siamo noi, nel sonno, quando si confonde il chiarore con con lo spirito, quando non ne esce altro che qualche parola traslucida, quando ci si arrende all'avanzare del consueto.

Già che sarebbe tanto più facile quanto più stupido odiarvi, semplicemente la mia mano rimane al fianco e mentre fate chiasso io ci guardo piangere, perché così ci preferirei, in un breve spazio di calma, due lacrime tanto per capirci. La mano, dicevo, non si muove, né si contrae, né augura, perché di tanto non è più né ancora capace.
Ma chi sarei io per odiarvi, dite un po', con la responsabilità che mi affidate ogni giorno per le mie parole, non bastasse quella che do loro io.
Quindi ecco qual è la moneta ultima, la solita, del perdente sul ciglio delle nausee.

Salutatevi anche da parte mia.

mercoledì 2 dicembre 2009

MONTATRICI A PANNA

[Oggi è il sacro giorno di Sant' Apoftegma; direttamente ampliato da FF, signori]

Se per caso mi sentiste dire, urlare, berciare qualcosa come "Quelle viscide, orrende troie, montatrici a panna di sborra lercia di nazisti ubriachi, partoritrici di feti abortiti dalle estremità caprine, ovulatrici di anticristi, essiccatrici delle ghiandole spermofore di Mammona, spellatrici di cappelle neofasciste, che il vostro buco del culo sia presto portaerei per il demonio", sappiate che non è maschilismo. Che non sto parlando delle donne in generale. Anzi, sappiate che al 95% sto pensando a loro due:



giovedì 19 novembre 2009

Caro Binnu 'u Tratturi...(The NERVE of this PRICKS)

(Update: questo post è gemellato con questo post)

Non ci lasciano soli. E noi gli vogliamo bene, loro, gli. Pensiamo spesso di essere abbandonati, di essere bistrattati sbudellati rivomitati, impastoiati etichettati dimenticati, ridotti a numero cementificati costruiti sulle coste, imboccati posseduti umiliati. Ma loro no, loro resistono, loro arginano lo follia del presente con la gioia del fornirci tutti una casa d'appuntamento, un meeting point, anche se solo virtualmente, su un fronte combattivo di intelligenza e di schiettezza civile. Loro. Si. Loro.

Quelli di Repubblica.it

Perché loro (ossì, Loro), lo sanno di sicuro quanto dev'essere brutto vivere un periodo eternamente [per la descrizione vedi il post sottostante]. E sanno fornirci lo strumento principe per difenderci dal vuoto di potere politico e da quello di presenza civile, così come da quello culturale e da quello dell'inutilità multitasking.

Firmare appelli.

Ah, non solo.

Postare foto.

Si, perché io sono un blogger libero, io sono una donna umiliata dal mio premier, io sono con Saviano, io sono contro il Lodo Alfano, io sono contro questo e contro quello, ovviamente, e quindi io clicco e firmo, clicco e firmo, clicco e firmo ogni maledetta cosa che Repubblica Re-pubblica. Io lettore, prosumer, osservatore politico e opinionista di me stesso ossessivo essì, anche compulsivo, voglio sentirmi parte della comunità in lotta, di un'agire collettivo (che era un po' che la mattina andavo in rete e non trovavo nessuna comunità in lotta, meno male che ci siete voi), voglio essere come gli ammeregani con la class action e la share action, e il first amendment, e non è possibile, e qualcosa bisogna pur fare, e questi appelli non serviranno a niente ma fanno vedere che CI SIAMO. Noi CI SIAMO. Noi A TUTTA B.

Sondaggio1: Firma anche tu contro il concetto di "brutto". Ognuno dev'essere considerato "bello", specie dal centrodestra. "Brutto" è una categoria dello spirito in cui non ci riconosciamo, né tantomeno può essere ripescata come categoira estetica, spazzata via dal neosocialismo postmoderno. Siate sarcastici. Manda anche tu la tua foto a Napolitano con scritto "Cittadino oggettivamente brutto". Difendiamoci.

Sondaggio2: Berlusconi ha privatizzato l'acqua, tutto da solo, nella notte, e son balle che lo voleva fare anche Prodi duecento anni fa. Firmate l'appello e inviate le foto della vostra vescica gonfia. Il governo deve vedere i vostri bassi ventri ridotti a tumescenti ematostatici palloncini. Se volete l'acqua, noi ce la teniamo nel corpo. Non avrete mai la nostra acqua. (Nella foto: Mario Von Wassenburg, Catania, al settimo giorno del suo sciopero del sudore).

Sondaggio3: Siete pro o contro? Spero contro. Inviate la vostra foto con "Sono contro!". Lasciate un po' di spazio bianco sul foglio che ci pensa la redazione on-line.

Oh, le donne sono umiliate perché Berlusconi ha detto a Rosy Bindi che è brutta. Minchia, che problema. A quando la corte dell'Aja? Perché invece le millantate promesse su assegni familiari, asili nido, ricerca scientifica? Ma de che, mo' invio una foto di quanto c'ho le tette comuniste, in culo a Warhol e ai suoi fifteen minutes (centinaia di bambini con malattie rare muoiono quotidianamente perché non c'è investimento sulla ricerca. Perché? Perché le malattie rare non interessano le case farmaceutiche ma -guarda un po'- di tutto ciò frega ancor meno allo stato).

Guy Debord e l'indignazione pret-a-portér. Somebody save me. Gesto apotropaico correlato? Organizzate una sfilata nude e a fine passerella mollate giù un feto. You'll get your attention, you'll raise your indignation.

Ma non vi proccupate, che invece siete sexy, e non sarà certo un nano psicotico dal temperamento burberamente mafioso a delegittimarvi. My gosh, riesco a sentire da qui l'odore della vostra vagina incazzata. (Le streghe son tornate. Al cinema. Su Twilight. Il reggiseno lo bruciamo col cazzo che è di intimissimi e c'è la crisi. Se vuoi donne integraliste stai cercando lesbiche)

Anche quest'ultima di Saviano, jaysis. Capisco l'intento, capisco il tono con aspirazioni di internazionalismo per cui la cosa deve suonare saggia, ufficiale e moralmente superiore, ma per favore, su. "Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia".

Si. E già che ci siamo, io gli (Gli, a Lui, a Ello) volevo chiedere anche di abolire la caccia agli unicorni.

"Caro Binnu 'u tratturi, la prego di smetterla di crivellare le persone con i pallettoni, di sgozzarle, di picchiarle, di asfaltarle, di sciorglierle nell'acido e di infilarne i resti nei piloni autostradali. Faccio appello al Suo senso civico e alla sua coscienza di essere membro di uno stato di diritto. Non faccia così".

Mantellini giustamente ricorda -Ma com'è possibile che non si rendano conto che una campagna alla settimana equivale a nessuna campagna?-

Se ne rendono conto benissimo. Ma il Circolo delle Copie Vendute e degli Oddio Il Nostro PageRank Ha Un'Erezione (CCV/ONPRHE), qua, mi manda un SMS con scritto "Dì a Mantellini se ce la suca".

Non ce l'ho certo con Saviano, contenete l'indigno e il digrigno. Avercene, di Saviano. Ma prima dei Saviano sarebbe necessario un ambiente ricettivo dall'ECG ancora -perlomeno- pigolante che non sia mediaticamente gestito e indirizzato bovinamente da plafoniere di letalmentalletame come Massimo Giannini o quella faccia quadrata alla radice di Ezio Mauro.

"The nerve of these pricks" (cit.)

martedì 10 novembre 2009

Lacrime di unicorno e ascelle di John Goodman (in realtà l'ennesimo post su Grillo, pfui)

Qualche tempo fa stavo cenando con Smeriglia e Sisypheureux in un delizioso mattatoio romano. Erano da poco arrivate le nostre ordinazioni (con "da poco", trattandosi di un ristorante romano, intendo che non sono mai arrivate), quando Smeriglia, in un magistrale tentativo di killing me softly, mi chiede: "Ma ho visto che nel tuo blog hai scelto di non affrontare l'argomento Beppe Grillo. Che ne pensi?".

Dopo alcuni minuti di silenzio, e un momento relativamente breve in cui ho preso a pugni la mia tagliata all'aceto balsamico, gli ho fatto presente che, in effetti, all'argomento Grillo avevo dedicato non troppo tempo tempo, limitandomi a non superare i ventisei, ventisette post (scherzo: sono diciotto).

Ovviamente non ce la potrei mai avere con Smeriglia, anche se è un po' come quando per la prima volta fai sesso e vai dirlo felice e trafelato a un tuo caro amico e lui risponde "lo so, l'ho pagata io, ma continua a pronunciare delle parole come stavi facendo prima che mi rilassa mentre faccio il sudoku". In realtà Smeriglia il mio blog lo legge, ma lo legge solo nei pleniluni, perché il resto del mese è in giro per l'Italia con Sisyphereux a cercare le lacrime di unicorno di cui è ghiotto o quantomeno un hamburger che non abbia il sapore di un'ascella di John Goodman. Di qui ne viene che qualcosa ogni tanto gli scappa. Per questo mi ritrovo a scrivere questo lungo post nella speranza che tutta questa abbondanza di caratteri lo convinca a leggere e a smettere di reagire ai contenuti pagandomi delle ragazze (non ne ho bisogno, ho una postepay).

In realtà di Beppe Grillo ho parlato in questo eloquente post, e poi non contento ho aggiunto anche questo. Senza contare che ho fornito il link a un libro scaricabile gratuitamente che va più in profondità di quanto possa fare un post.

Tutto ciò mi viene in mente ora 1)Perché anche stamattina ho dovuto rifiutare una delle ragazze che Smeriglia mi manda periodicamente a casa a)perché era minorenne e b)perché aveva il cimurro; e 2)Perché sull'ultimo libro di Luttazzi ("La guerra civile fredda", Feltrinelli, 2009), viene riportato un post, già pubblicato a suo tempo su internet che riflette abbastanza bene quelli che sono anche i miei dubbi e le mie perplessità. Non lo riporto tutto perché non sono pazzo, non sono un dattilografo cinese e tantomeno uno scriba ebreo in Egitto, ma trascrivo giusto un paio di cosine (tra le quali un paio di link cui un blog può dare il corpo che un libro invece no, non so se avete saputo).

"[...] Il marketing di Grillo ha successo perché individua un bisogno profondo: quello dell'agire collettivo. Senza la dimensione dell'agire collettivo, negata oggi dallo Stato e dal Mercato, l'individuo resta indifeso, perde i suoi diritti, non può più essere rappresentato, viene manipolato (in questo libro ci sono anche diversi riferimenti alla sociologia e alla sociologia mediale, con citazioni a Giddens, Wright Mills e altri, ndW). E' questo il grido disperato che nessuno ascolta".

"Se parli alla pancia, certo che riempi le piazze, ma non è "democrazia dal basso", è flash mobbing. [...] La satira è contro il potere. Contro ogni potere, anche quello della satira. La logica del potere è il numero. Uno smette di fare satira quando si fa forte del numero di chi lo segue. Grillo il problema manco se lo pone. La demagogia è così naif".

"Adesso Grillo esalta la democrazia di internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates: la gente applaudiva estasiata allora, così come applaude estasiata ora: si applaude l'enfasi".

"Grillo e Di Pietro sono entrambi clienti ("customers", remember this word, ndW) della Casaleggio Associati, agenzia di marketing web che si ispira all'attività del Bivings group (cfr. http://www.bivingsreport.com/2006/the-internets-role-in-political-campaigns).
Quella che Grillo spaccia per democrazia dal basso è in realtà una campagna di manipolazione dell'opinione pubblica che segue strategie di guerrilla advertising: teasing (il blog, le inserzioni a pagamento sui quotidiani); guerrilla (meet-up; v-day); consolidating (liste civiche col bollino blu, Movimento di liberazione nazionale).
(cfr: http://www.casaleggioassociati.it/thefutureofpolitics/)
E questo, vi faccio notare, è il terzo video che pubblico della premiata ditta Philip K .Dick & Sons, imballaggi spaziali

"il populismo è cercare consensi usando luoghi comuni di facile presa. Quando la folla si raduna in piazza per un motivo diverso dall'arte, chi sale sul palco è lì a cercare un consenso in vista di un obiettivo. [...] Diventa un'attività partitica: l'oratore si fa leader di massa ("Non abbiamo bisogno di leaders!". Tranne uno, a quanto pare, ndW), si fa forte della forza (partitica) che il numero gli da. [...] Va inoltre considerato che il pubblico stesso è colpevole del populismo dell'oratore, quando lo accetta e lo sollecita con le ovazioni. Psicologia della folla: c'è un piacere nel demandare a un leader la responsabilità delle scelte. Regressione all'infanzia".

(Daniele Luttazzi, "La guerra civile fredda", Feltrinelli 2009, pagg. 186-7-8)

Ora, la prossima volta che Smeriglia mi chiederà che ne penso di Grillo, potrete anche venire da me e chiedermi perché uno dei vostri blogger preferiti non aggiorna più il blog da troppo tempo.

mercoledì 22 luglio 2009

IN RECTO WITTGENSTEIN

Non potevo non rilanciare. La leggiadra bellezza del (neanche troppo) sopito vaffanculo che Rectoverso invia con lettera profumata a Luca Sofri, ha del poetico.

Il post è qui, ma ve lo incollo lo stesso, perché la domenica mi lasci sempre sola:

“A riprova di questo, è difficile immaginare proteste se il gestore di un bar di Bologna decidesse di sua iniziativa di non servire una birra a un quindicenne".

Sì, Sofri, hai pienamente ragione, in effetti è difficile immaginare proteste contro questa personalissima iniziativa del barista bolognese consistente nel rispettare l’articolo 689 del codice penale (divieto di somministrazione alcolici ai minori di anni sedici nei locali pubblici, pene: arresto fino a un anno e sospensione dell’esercizio).

Compiti a casa (dal Sussidiario estivo per opinionisti a 360°, IV ed.):

- sulla scorta di questo testo, identificare quali differenze intercorrano tra il formulare opinioni informate e l’aborracciare opinioni alla cazzodicane;

- riflettere sulle differenze tra sanzionare la somministrazione/vendita e sanzionare la cessione gratuita e il consumo, dopodiché risolvere il seguente problema: “Dato un nonno che sul territorio comunale milanese ceda a titolo gratuito al nipotino undicenne un dito di vin rosso diluito in acqua per abituarlo a un rapporto sano e sereno cogli alcolici, calcolare perché esista un’ordinanza che obblighi le forze di polizia ad elevare al suddetto nonno una multa da 500 euro, sapendo che la densità del De Corato è pari a quella dello stronzio”.

- Tema: “I quindicenni italiani, in confronto ai pari età statunitensi venuti su a proibizionismo duro e puro, hanno una maturità alcolica da sommelier di terzo livello freschi di corso AIS. Perché?”

Enchanté.

giovedì 9 luglio 2009

SINDROME DA DELIRIO ECCITATO

Raccolgo tra i commenti l' invito di Amaryllide ad aggiungere qualcosina rispetto al post precedente sull' omicidio NON colposo di Federico Aldrovandi.

Aggiungo, rispetto al post precedente, che con tutta probabilità i quattro poliziotti non passeranno nemmeno un giorno in carcere per effetto dell' indulto, e che nel frattempo continuano e prestare servizio. Nessun ente statale ha ancora chiesto le loro dimissioni. Perfetto. Vuol dire che il sistema funziona (cit.).

Ricordo, per chiunque non ne fosse al corrente, che per "omicidio colposo" si intende, banalizzando, che la morte della vittima è una conseguenza non apertamente voluta o cercata di atti più o meno violenti. Questa definizione tende a porsi un po' in contraddizione col fatto che i quattro agenti responsabili della morte di Federico Aldrovandi gli abbiano letteralmente sfondato (lett. : "spezzato") addosso due (non uno: due) manganelli di ordinanza, dopo averlo ammanettato e picchiato "di brutto"- come dice uno dei poliziotti stessi al telefono della Centrale-, concludendo la simpatica catena di eventi saltandogli addosso, girandolo sulla pancia e provocandogli un' asfissia (ipossia) mortale. Non solo lo hanno ucciso, ma gli hanno dato una morte lenta e dolorosa, sopraggiunta solo al termine di atti che possono essere definiti solo come torture (ecchimosi e tumefazioni in tutto il corpo, lesioni all' osso occipitale, testicoli schiacciati, una ferita profonda alla natica e graffi sulla faccia, secondo la perizia medico-legale).

Parentesi: Uno di questi agenti, non sono riuscito a scoprire è stato inviato ad occuparsi della sicurezza al G8 dell' Aquila. Gesù, ma chi glielo scrive il copione a questi? Wes Craven? Lucarelli?

Un mio amico del ramo legale mi conferma che la richiesta di condanna viene dal Pubblico Ministero, il quale può modificare i capi d' imputazione durante il corso del processo in base alle prove prodotte dalle parti. In realtà, non ho trovato traccia di una prima imputazione di omicidio colposo o volontario. La definizione, che vi prego di leggere con un ghigno sadico di divertimento, è eccesso colposo di legittima difesa.

Da aprileonline: "Per l'accusa, i poliziotti usarono in modo improprio i manganelli, lo ammanettarono in molto altrettanto imprudente e soprattutto non lo aiutarono mentre chiedeva soccorso, mentre con la faccia a terra sussurrava, rantolando, "aiuto, aiutatemi, basta".

Il mio amico aggiunge, senza sorprendere nessuno, che per la magistratura processare un poliziotto o un carabiniere è un grosso problema, perché loro coi carabinieri e i poliziotti ci lavorano assieme; e sostiene che tre anni e sei mesi sono molto pochi. L' esiguità della pena è determinata dalla suddetta definizione di eccesso colposo di legittima difesa.

Il fatto che esista una dicitura di eccesso colposo di legittima difesa, rivela semplicemente come si configura l' iter interno delle burocrazie istituzionali. Nell' impossibilità di difendere davvero un atto del genere, si cerca la dicitura meno opprimente e meno imbarazzante per il corpo della polizia dello stato. Questo disgustoso tentativo è rappresentato, in un' ultima istanza, dal disastroso e caporettistico richiamo della difesa ad assumere la morte di Adrovandi come una conseguenza della sindrome ESD (excited delirium syndrome - "sindrome da delirio eccitato"), una sindrome scientificamente vuota e sbilenca che pare venga più spesso utilizzata in America come cavillo per difendere le forze dell' ordine quando massacrano qualcuno. A collaborare perché tutto si risolva bene per le autorità, come promesso, ecco qualche nome.

Difensori dei poliziotti (avvocati privati - nei link l' inidirizzo dello studio, la mail e il numero di telefono): Michela Vecchi, Giovanni Trombini, Gabriele Bordoni, Alessandro Pellegrini, autori della linea difensiva incentrata sull' ESD e sul fatto che questo ragazzo fosse un tossico (più falso di Giuda). Autori inoltre di sette (SETTE) querele al blog di Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi e di alcune altre dirette a giornalisti e video maker che tentavano di informare sul processo. Potreste rifiutare di difendere queste persone. Non lo fate mai. Assumetevene la responsabilità davanti a chi per questo vi disprezza.

Una curiosità: Alessandro Pellegrini pare proprio sia stato l' accanito avvocato difensore di Luigi Ciavardini, terrorista nero dei NAR accusato della strage di Bologna (un Alessandro Pellegrini di professione avvocato viene inoltre collegato a un comitato di AN dai motori di ricerca, ma su questo non ho fonti attendibili).

Interessante, no? Chissà perché il fatto che gli stessi nomi tornino spesso quando c'è da difendere la violenza di Stato (come ormai si può dire fuori dai denti per quanto riguarda la strage di Bologna) non mi sorprende affatto.

Abbiamo poi il Questore di Ferrara Salvatore Longo, che ha fatto buon gioco a non pronunciarsi e a non spendersi granché. Taci, fai il tuo lavoro correttamente e ti sarà dato.


Salvatore Longo

Veniamo ora al Pubblico Ministero Nicola Proto, che ha avuto il merito di ottenere una condanna quasi pari alla sua richiesta di pena (richiesta di tre anni e otto mesi a fronte di una condanna di tre anni e sei mesi) e il demerito di non esser riuscito (o di non aver voluto, questo non è dato saperlo) a richiedere una pena meno ridicola e di formalità quale questi tre anni e mezzo per (ripeto) eccesso colposo di leggittima difesa.

Io la foto la metto perché ho trovato questa. So che riderete. Ho riso anch' io. Ma riflettendoci, non è che fa tanto ridere. (vabbé - quisquilie)

Nicola Proto - Si, ok, fa ridere


Un ulteriore commentino lo farei sui Ministri della Repubblica Roberto Maroni (Interni), Angelino Alfano (Giustizia) [con te ci rivediamo questi giorni, Angelino] e al capo della polizia Manganelli (niente battute sul cognome, non gli do la soddisfazione di scherzarci su)-. Complimenti. A buon rendere.

Appunto finale sull' agente Pontani, il quale ha dichiarato alla stampa che lui "dormirà sonni tranquilli, mentre forse qualcun altro no". La madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, si schifa sul suo blog, anche se con una decenza statuaria, delle dichiarazioni di Pontani, nelle quali vede, a buon diritto, una sorta di minaccia nei confronti della sua famiglia, che ricollega anche al clima pesante di diffidenza e di rigetto che all' interno del corpo di Polizia di Ferrara si era generato intorno all' agente Nicola Solito, amico di famiglia di vecchia data degli Aldrovandi, colui che ha dato al padre la notizia il giorno 25 settembre 2005.

Non ho grandi convinzioni per quanto riguarda il destino. Non credo che esista, per come è concepito il termine. Ma qualora esistesse, vediamo di spingerlo emotivamente sulla strada giusta. Ricordando come è morto davvero, a livello clinico, Federico Aldrovandi e citando Thom York e Maynard James Keenan, giriamo l' invito alla catena dei responsabili diretti e indiretti:

I hope you choke.

P.S. : Notizia fresca di oggi: tossicodipendente ruba un pacco di Wafer, condannato a tre anni di reclusione. Non beneficierà dell' indulto.
Pulcinella balla sui cadaveri degli appestati, Godot non si fa vedere, il pubblico ride, il sipario si chiude.

P.P.S. : E' ancora aperto il ramo bis del processo, quello sui presunti depistaggi, sulle presunte minacce e disinformazioni in relazione al processo principale. Ancora non se ne sa molto, ma pare che la relazione processuale contenga precisi riferimenti ad alcuni tarallucci e a del materiale enologico.

lunedì 6 luglio 2009

ACAB

No, non è vero. Non "tutti" i poliziotti sono bastardi, credo (ndr: ACAB - All Cops Are Bastards). Anzi, ne sono sicuro, visto che ne ho conosciuto uno il cui lavoro praticamente consisteva nel rompere il culo e mettere i bastoni fra le ruote ad alcuni suoi colleghi stronzi e ignoranti come valeriemarini; e la cui consolazione serale era, ogni tanto, fare un giro con me ed alcuni amici per le vie di Roma lamentandosi della stronzaggine di una parte delle forze dell' ordine, fumando sesquipedali spinelli, vieppiù inveendo -tra l' altro- contro la maggior parte delle divinità che vi possano venire in mente (sì, conosceva anche Mithra. E lo odiava).

Ma voglio dire, ammazzare di botte un ragazzo di 18 anni perché è ubriaco (a quanto dicono, tra l' altro, gli stessi poliziotti), va in leggera controtendenza riguardo al rispetto (oh, il rispetto) che alle forze dell' ordine sarebbe dovuto (oh, dovuto, già).

Per una volta, che è una, non è finita con la solita ridicola, frustrante, annichilente assoluzione. Anche e purtroppo perché i quattro dementi in questione contavano meno di un cazzo, ma anche meno di un cazzo che conta già poco, tipo quello di Minzolini.

Tre anni e sei mesi a ciascuno. Bene. Vaffanculo. Mi faccio una sega. Le forze dell' ordine. Gnegné. Spero li mettano in cella con un pappone rumeno ex-culturista a cui un poliziotto ha ingravidato la madre e la figlia durante una retata nella grotta che condividevano con dei cinghiali. E spero con tutto il cuore che questo rumeno abbia un account Youtube. Si, perché io la scena la voglio vedere. Con una birra in mano e un disco dei Black Flag in sottofondo. I nomi dei quattro sono:

FORLANI PAOLO (1961), SEGATTO MONICA (1964), PONTANI ENZO (1965) POLLASTRI LUCA (1970)


Il mio augurio è che voi tre maschietti usciate di galera laschi. Molto laschi E lei incinta. Non del marito.

"Ah, ma sei un immaturo! La vendetta è una cosa brutta".

Anche tu che hai eventualmente pensato questa frase sei una cosa brutta.

La realtà è che tre anni e mezzo è POCO. E' una condanna simbolica, perché è appena sufficiente a mandarli (sempre in teoria) in galera per davvero, e non ai domiciliari. Ma non è niente per quello che hanno fatto. Se la stessa cosa, a parti invertite, l' avesse fatta Fedirico Aldrovandi, avrebbe preso quindici anni puliti.

"La giustiza è uguale per tutti". E se mio nonno aveva tre palle era un flipper (cit.).

Comunque, mi auguro che il lavoro più dignitoso che questi quattro troveranno fuori dalle sbarre, sia come gallerie anali del vento per esperimenti coi treni.

Non so chi fosse Federico Aldrovandi, se un ragazzo generoso e di cuore -un po' alticcio la sera in questione- come dice la madre (che è sempre un po' di parte, a pensarci) o un cazzoncello casinista. Non importa. Non dovrebbe importare a nessuno. Ho avuto il desiderio di ammazzare centinaia di persone, durante la mia breve vita. Anche dei diciottenni (soprattutto dei diciottenni). Non l' ho fatto.

Pestare un diciottenne in quattro fino a ucciderlo di percosse e asfissia. Omicidio colposo. COLPOSO questo gran cazzo.

L' autorità è per l' ennesima volta fonte madre di sgorgo merda. Come sempre sarà nei secoli dei secoli. La rabbia e la frustrazione risalgono alla gola dei piccoli uomini che l' autorità ha fornito di pistole e distintivi. Una selva di spaventati protoassassini cova tra le strade demenziali di questa evoluta società. Cova e pompa fuori nuove unità ogni giorno. Questi, credo proprio che -proletari o no- Pasolini non li avrebbe difesi manco in sogno.

"L' autorità, sotto qualunque forma essa si presenti, sarà sempre la peste del genere umano"

Carlo Cafiero

Amen.

Non c'è un sonno dei giusti. I giusti, se anche esistono, non dormono, o dormono di merda.
Vado a letto.


domenica 5 luglio 2009

QUALCOSA SI MUOVE. SI. ED E' UNA CAPPELLA. ED E' NEL TUO CULO.

Oggi Alessandro Gilioli, promotore dell' iniziativa di cui al post sottostante, ha postato ciò:

QUALCOSA SI MUOVE:
"E’ in corso un encomiabile tentativo di mediazione per svuotare di fatto il decreto Alfano dai contenuti anti blog attraverso un ordine del giorno interpretativo, opera del parlamentare del Pdl Antonio Palmieri. [...] Ovviamente la protesta on line va avanti fino a obiettivo raggiunto: a rimettere i remi in barca si fa sempre in tempo. E speriamo tutti di poterlo fare prestissimo."

Tutti chi? Tutti i tuoi parenti in sala da pranzo? Io ho sempre ritenuto che il plurale maiestatis fosse un po' una trappola. D' altronde, lo usano spesso serial killer con costumi da Bugs Bunny che uccidono neonati a martellate dopo averli sodomizzati dentro un pentacolo. Non che Alessandro Gilioli abbia questi hobby, per carità. Altrimenti poi dovrei rettificarlo ("rettificare": non sembra troppo somigliante a una colonscopìa, come attività?).

La parte meno grave, paradossalmente, è la pletora di "cacce al simbolo" e ai "padri ideologici". Gente che probabilmente non ha mai visto Life of Brian, o ha pensato che fosse un documentario.

Purtroppo, quando si prende parte a un' iniziativa di massa, bisogna sopportare anche tutta questa gente che con ghigno ebete se ne salta fuori con cose tipo: "Uau, sì, perché non ci mettiamo tutti dei fazzoletti bianchi a chiuderci la bocca? E andiamo in giro nei centri delle città? Yay!"

...

Bravo. Comincia subito.

(Però poi smettila di giocare col tuo pistolino, lucida la tua tessera dell' Azione Cattolica e vai a letto presto, che domani si va Fregene con la nonna).

Io, sul blog di Gilioli, ho risposto più o meno questo:

Il decreto, per quanto mi riguarda, è solo una coincidenza che poteva (e potrebbe) essere sfruttata per verificare l’ impatto di un coordinamento di blogger in una “civil issue”.

Il mio punto di partenza è l’ intolleranza verso I governI italiani, questo in particolare -ma possiamo andare molto a ritroso, almeno fino al 1864; il loro viscido servilismo coloniale e interno, la loro corruttibilità e la loro esigenza di mortificare il pubblico e il sociale. La mia intolleranza è più generale e più profonda.

Non voglio che Alfano legiferi alcunché. Questo è il mio punto di vista, molto stringato. Ho deciso di partecipare a quest’ iniziativa perché ritengo il ddl intercettazioni/sicurezza come solo L’ ENNESIMO schiaffo arrogante a una popolazione debole e mentalmente debilitata, e per quanto io la possa disprezzare in quanto massa bovina, è sempre gente che viene derubata e presa per il culo da quando è nata.

E’ già sufficiente IL TENTATIVO VERMINOSO, per incazzarsi. E poi, non toccherebbe i blogger, quindi giù la testa? PRONTO? C’ E’ NESSUNO IN CASA? Avrete preso la polmonite Nimby? Adottiamo lo stesso comportamento dei dirigenti RAI? Voi fate un po’ come cazzo vi pare. Io il 14 luglio posto contro Alfano lo stesso.

(Me lo aspettavo [ultime dieci righe di questo post]: appena arrivano le bricioline, “remi in barca” e temperamento lobbyistico e corporativo. Emendamentino per esentare i blog sventolato da questo tizio ed ecco che magicamente l' atmosfera si rasserena. Disgustoso. Non sono certo per rifiutare i benefici della “contrattazione”, ma il punto non è quello. Il punto è l’ orientamento che bisogna assumere per favorire una società autonoma -uso autonoma nel senso sociologico, come opposto di “eteronoma”, il modello per cui ci si fa dettare le determinazioni sociali e individuali da entità/poteri esterni [sia Dio sia Nazione sia Scienza sia quel che sia]. Se alla base di un ragionamento o di una critica sociale non c’è questo sforzo di base, base per la quale la conquista di un emendamento correttivo rappresenta meno che una sineddoche, non mi interessate.

sabato 4 luglio 2009

DIRITTO A CHE ALFANO MI LASCI I COGLIONI

Si fa un gran parlare di libertà d' informazione. Si fa anche un gran parlare dell' ultimo I-Phone. Si fa un gran parlare perfino di uno spugnoso mostro delle fogne in America. "Si fa un gran parlare": significa che la gente non parla davvero, ma che un argomento monta in maniera reticolare.

Wow. Entusiasmante come un paio di calzini vecchi di Jaap Stam. Però:

Il tema è questo: Alessandro Gilioli ha lanciato, insieme a Enzo Di Frenna e Guido Scorza, una giornata nazionale di "sciopero" dei blogger italiani contro il decreto Alfano sulla sicurezza in rete. Io sono allergico alle adunate di popolo e alle proteste di massa; e sarebbe da ingenui, io credo, non ravvisare il fatto che ci sono poche entità collettive più stupide e spaventose della "massa". La massa seguirebbe una lucina colorata anche giù da un burrone, girdando "la torta è tutta mia e mi metto i pantaloni al contrario e il cerchietto di Minnie quando cazzo voglio". Sotto quest' aspetto siamo sostanzialmente dei lemming che sanno usare una tastiera Qwerty e che mettono ombrellini sulle bevande colorate.

(Ovviamente non è uno sciopero: uno sciopero dei blog avrebbe meno senso di uno sciopero di dipendenti pubblici basato sul timbrare il cartellino in ritardo, o di uno sciopero dei numismatici. Chi cazzo se ne accorge se i blogger non pubblicano niente per un giorno? Si tratta invece di pubblicare ognuno qualcosa -a suo gusto e giudizio, ma con un minimo di coordinazione- contro il decreto Alfano nel giorno 14 Luglio)

In più, non so quasi nulla di questi signori. Del Gilioli "sociale" qualcosa, dal suo blog, si capisce. Degli altri due boh. Non mi sono neanche scapicollato a interessarmene.

Il mio parere, d' impatto, è molto simile a quello di LiveFast (che se mai diventerà re di qualcosa, passerà probabilmente alla storia come "Livefast I il Disilluso") che potete leggere qui, con tanto di thread di approfondimento.

Ci sono opinioni abbastanza disparate, in merito. Qualcuno dice che in fondo non cambia niente, che è un piagnisteo all' italiana tipico di quella cultura corporativa anticivica che tanto ci ha divertito dal dopoguerra ad oggi e che simpaticamente ci trascina verso il default economico. Non è impossibile. Ma è un argomento di merda.

Quindi mi sento di dover dire il perché ho deciso di partecipare all' iniziativa (mi trovate tra i link in grassetto). Il motivo è più che altro questo, se devo essere sincero:



Angelino Alfano mentre viene ipnotizzato da un fotografo nudo

Che questo curioso malinteso genetico legiferi, beh, mi è francamente insopportabile. E non solo sulla rete. Su qualunque cosa. Dovesse legiferare sulla ristrutturazione del condotto fognario del mio condominio, la situazione sarebbe pressoché identica. Alfano: un ex-democristiano, supposto frequentatore di matrimoni camorristi, scappato dalla gonna materna all' apice di tangentopoli e immediatamente rifugiatosi tra le pelose braccia della neoformata Forza Italia, il cui primo atto di rilievo è stato barricare il suo padrone dietro la cortina del suo "lodo" omonimo (un "lodo", tra l' altro, è una specie di accordo; in questo caso, come ricorderete, non si tratta di un "lodo", ma di un ricatto, in quanto viene approvato "al posto" della blocca-processi, che avrebbe portato comunque l' immunità al premier, ma anche danni più generali e meno contrallabili, tramite il blocco di TUTTI i processi per un anno intero).
Io questo qui non lo voglio neanche a trascrivere le sedute del parlamento dell' Andorra. Altro che leggi e lodos. Questo antropoide deve tornare al suo posto morale e civico, quello di avvocato difensore di imputati di mafia o corruzione in atti pubblici. Giacché non possiamo mandarlo ad Antigua con una valigia di cartone e 50 euro in schede telefoniche, almeno tenetelo lontano da Montecitorio. Perdio.

Le leggi sull' informazione ci sono già: questo è l' unico punto che mi interessa. Se qualcuno aggiunge una legge restrittiva (anche fosse di pochissimo), quello che si prefigura è un ricatto. Facilitiamo le cause, le denunce e le richieste di rettifica, così i social network ci penseranno più e più volte prima di inalberarsi. Avranno un po' più di timore reverenziale. E' questo che non sopporto. Questo viscido, rettiliano e continuativo sbocconcellare i diritti e la pazienza delle persone. Non ho mai avuto terrore reverenziale di una scimmia (forse di un gorilla, non di una scimmia). Non vedo perché cominciare adesso.

Ecco perché aderisco. In più c' è la curiosità di vedere come si evolve la prima iniziativa politica e collettiva della blogosfera in Italia. Ma come ho scritto su Sviluppina: Fermo restando, lo dico anche ai promotori dell’ iniziativa, che se poi, nel tempo, diventa una cosa tipo “YEAH! i blogger si sono uniti, ora pretendiamo leggi, stipendi, tutele, sindacato ecc.” vi mando affanculo con la velocità di Rocketeer e i post inizio a metterli ogni quattoridici del mese CONTRO le vostre -eventuali- teste di cazzo.

In un prossimo post, comunque, analizzerò quanto fanno schifo i loghi fin qui ideati per quest' iniziativa. Sembrano fatti dai fan di Beppegrillo del cazzo. Mi sa che mi sto già pentendo. Bleurgh.

Comunque, il sito che raccoglie l' iniziativa è DirittoAllaRete.Ning.com, e questa è la mia ridicola e mediocre pagina personale sul suddetto portale.

martedì 26 maggio 2009

SI, VA BENE FREE MANDELA, MA FREE ANCHE BILLY BALLO

Sappiamo di essere un popolo di poveracci. Sappiamo anche di essere un popolo di preti filocomunisti giacobini gattopardiani qualunquisti reazionari anarchici tentati dalle dittature autoritarie e dalle feste di paese. Sappiamo che per noi la mamma è sempre la mamma, insomma.

Dovremmo quindi adoperarci addosso un po' più di sincerità. Infimo pertuso della coscienza, l' autocritica è oggi, graziadeo (era un fardello noioso), declassata a operazione da deboli sfigati. "Ho fatto una cazzata" è una semplice frase, un tempo molto adoperata dal popolo, che è stata negli anni oggetto di una rivoluzione culturale capitanata e fortissimamente voluta da questo fulgerrimo centrodestra fisico e mentale che possiede questa pseudo-nazione come un poltergeist (centrodestra nel quale includo il quartetto cronologico per scorregge Pds-Ds-Pd-Rc). La suddetta frase, transitata dalla formulazione di epoca craxiana "Ho fatta una cazzata, ma tu stai zitto che ti ho visto farne una pure tu l' altro ieri e non ti ho detto niente" attraverso molteplici fogge, è arrivata oggi a: "Ho fatto una cazzata? Forse intendevi dire che TU hai fatto una cazzata, difatti non so cosa io abbia fatto perché non me l' hai ancora definito bene e comunque quando faccio una cosa non è che poi debbo anche ricordarmela, ma di sicuro è colpa tua, decerebrato pedofilo comunista".

Ecco, Billy Ballo (Alessandro Saro, 33 anni, comico del team Maccio Capatonda) si è scopato una tredicenne.

Ha fatto una cazzata. Anche perché i vent' anni di differenza, in questo frangente storico, si trovano ad essere -in maniera sordidamente trappolosa- rivelatori di un comportamento punibile penalmente (se non si hanno 38 anni o più, ovviamente).

(Scusate un secondo, devo usare un po' di parole del giornalismo contemporaneo, se no l' articolo non piace alle masse. Allora: Vuoto di valori, allarme facebook, pandemia di pedofilia, sessualità contorta, felching, vergognoso, Socci)(Credo basti)

Nonostante la suddetta ragazzina abbia difeso il suo amante, dichiarando, per farla breve, che è lei che ci è stata e gliel' ha data, è superfluo notare come in effetti Billy Ballo abbia fatto una cazzata. La cosa ridicola è che tutti i commenti che ho sentito IN PRIVATO sono stati: "Che fico"/"Che coglione, si è fatto beccare"/"Davvero? Hai mica il link della home page della bimba?"

Ecco.

Vi risparmio il pippotto Scalfari Style, ma vi dico: se questo tipo di pratica fosse legale, in questo paese, le minorenni con curiosità sessuale verso gli adulti (anche minima) sarebbero strapiene di pene dalla mattina alla sera, anche ore pasti.

Non esisteranno mai minorenni sufficienti, in Italia, per domare la voglia di minorenni degli italiani tutti.

(Devo dire che le donne hanno buon gioco in questo, perché possono educare (o -non- educare) la propria figlia come una troia spacciatrice albanese, appoggiarle la chirurgia al seno per ottenere un' ottava, fissare col dottore l' appuntamento per la spirale, iscriverla a Maria De Filippi e missitàlia e poi, alla fine, quando viene violentata, scaricare la colpa sul marito, sulla società e soprattutto su quel rumeno che ora deve morire appeso per i testicoli -umile opionine del 99,9% della folla che in quel momento sta giusto giusto sanguinando dalle gengive).

E comunque, per quanto possa ritenere Billy Ballo un cretino (ma stimo la costanza di uno che si cerca con spregio del pericolo la propria tredicenne ideale su Facebook), mettere in galera per violenza sessuale e pedofilia la gente per essersi scopata una -eventuale- ninfomane consenziente alla furiosa e avida ricerca di un cazzo abbastanza famoso da rendere famosa la sua fica, è una pena che non si da neanche a un povero piccolo Presidente del Consiglio.

A quanto vedo.

(Figuriamoci a Billy Ballo, il ballerino più bravo del mondo).

Provenzano? Dov' era Provenzano in questi ultimi (mh...) 40 anni?

A casa sua.

Applausi al sistema, quindi, e FREE BILLY BALLO.

ATTENZIONE ATTENZIONE: IN REALTA' QUEST' ARTICOLO E' IMPROVVISATO! VOLEVO SCRIVERE UN' ALTRA COSA POI MI E' VENUTO IN MENTE CHE E INSOMMA POI E' USCITO QUESTO LI' PER LI'!
OGNI DISTINGUO FILOSOFICO, OGNI DIBATTITO ETICO E OGNI RAMANZINA NEOCON EVENTUALMENTE MOSSE AL SOTTOSCRITTO SARANNO CATALOGATE ALL' INTERNO DELLA SOTTOCARTELLA "DA RILEGGERE DOPO LA VITTORIA DEL PD".