venerdì 3 dicembre 2010

AUGURI

giovedì 2 dicembre 2010

giovedì 4 novembre 2010

IL MENARCA


"Il Menarca"



[Storia dell'eternità in un'unico movimento - α x ω - photoshop su tela e tempo - 2010]



Ideazione e regia: Woland

Manodopera e realizzazione: il geniale jAsOn

sabato 30 ottobre 2010

[Der untergang der welt] WOLAND IN QUANTO CARMELO BENE LEGGE SANDRO BONDI IN QUANTO POETA. TRITTICO DI AMORI IN UN UNICO MOVIMENTO.

In seguito all'insperato e tuttavia ovvio successo ottenuto dall'iniziativa, mi pregio di pubblicare anche sul blog questa felice bestemmia al cielo nata nell'ambito di FriendFeed, il social network in cui persone diversamente sociopatiche si son messe a leggere delle cose a caso in pubblico. Una specie di Hyde Park per guardoni isterici, quelli che monologano a lungo sul concetto di metafonesi per poi farsi un raspone davanti alla vetrina di una merceria serba. Categoria alla quale sono orgoglioso di appartenere, a giorni alterni. Il mio contributo:


[Segui questo link per riprodurre la vibrazione della superstirnga]

No?

E infatti. Quello che dico anch'io.

E poi c'è anche quest'altra cosa, sempre dedicata a tutti gli odio sleivs. Il post precedente a questo (quello di cui non avete capito una bertuccia crocifissa) (ma non avendo facoltà, ne avete paradossalmente facoltà) è stato spalmato sulla musica di Venetian Snares e sensualmente trasformato in una litania stufa e sexy dalla splendida voce di ROI.

L'effetto complessivo è di quando vai a teatro per dormire, ma hai un incubo in cui Lella Costa si strappa un feto dall'utero e lo dà da mangiare a uno smunto e triste Gianluigi Paragone vestito in tunica nera, nell'ambito di un più vasto concetto di riunione editoriale Mondadori.

O almeno così mi ha detto al telefono astrale Ulriche Meinhoff quando mi ha chiamato per congratularsi.

Comunque lo trovate QUI, sul suo tumblr.

Burzum Corda a tutti voi.

giovedì 28 ottobre 2010

Incubo cartesiano in forma di sceneggiatura sciolta [(TraumauerfabrikZwei/Zeitzeitung) noiosissimo, evitare la lettura]

C'è un cielo cinese sopra le testa dei congiurati. Il ragazzo imbiondito da un'eccessiva permanenza negli anni del dopo-muro sparecchia la tavola dalle incertezze. L'uditorio tace come in sonno. V'è necessità di un richiamo al pragmatismo.

Cosa facciamo?

Potremmo partire per la tangente.

Forse.

Secondo me è presto.

Le tue opinioni sanno sempre di ovatta.

E un approccio liberal?

Biondo, lo sai di chi sei figlio tu?

Bene, vieni avanti tu che mi viene da ridere.

Ok, facciamo "niente di nuovo sotto il sole", poi rabberciamo un po' di lessico sentimentale, non troppo alto, conteniamo i registri.

La Scazzi?

Occhiello.

Occhiello.

Occhiello.

...

Ah ah ah. Ci siete cascati. Che carini. "Occhiello".

Biondo, dacci qualcosa.

Sacrificio. Intemperie politiche. Lobbying. Ce n'è abbastanza per tenere le posizioni ancora più salde. "Ecco la verità". Ricordatevi: "verità". Insomma, da qualche parte deve starci.

Manuscript replica. Andiamoci pesanti. Faccio un cut-up.

Ma i contenuti?

E' arrivato quello dei contenuti.

Siete ancora in produzione?

In inglese, sì.

Assistere a questa riunione è come osservare un pappagallo fatto di crack attraverso un caleidoscopio.

Dimenticate che il nostro dovere è di non fare assolutamente niente. Tenere il timone. Dimenticatevi le barriere, sia economiche che percettive. Facciamo un ibrido, innestiamo le nuove tecnologie sulle vecchie tecnologie, le nuove tecniche sulle vecchie tecniche.

"À rebours"

C'est ça.

Ma poi, dopo?

Non c'è nessun dopo. Lessicomachìa. Facciamo tabula rasa per le idee del vecchio conio. E se non vi viene una frase abbastanza fatta, rifatela.

Però in fretta.

Hic et nunc.

Recta aedes.

Aeterna manet.

In Urbe Maxima.

Bravo, biondo. Tu sì che sei motivational. Non come il pelato, e le sue letterine.

Tutto questo non fa ridere. Non ha mai fatto ridere.

Neanche a me sta facendo ridere.

Neanche a me.

Neanche a me.

Me neither.

Tu non fai parte della sceneggiatura.

Fine, I'm out.

Ci siamo detti tutto?

Manca una cosa.

Dimmi.

Bunga bunga.

Bunga bunga.

Bunga bunga.

[Ripetono all'infinito, per sempre]

Il cielo cinese si schiude in una vagina fredda. Titoli di coda. Sostanzialmente, una delusione. E vai a capirci qualcosa

venerdì 8 ottobre 2010

OUTFIST

Una volta tracciata una linea sotto al post di Paolo Landi riguardo la performance della Sciarelli, da queste parti si pensava di archiviare l'ennesima pratica di fremdschämen sotto la dicitura "Prova della necessità di essere invasi da un qualsiasi esercito, basta che sia sufficientemente assetato di sangue, fascicolo 22294237/37".
Sottovalutavo però il livello di spirito di popolo che ci caratterizza, quella forma di solidarietà e di empatia che ci ha resi celebri nel mondo grazie a figure come Den Harrow, Lucky Luciano o il (v/m)ostro presidente del consiglio, e che va sempre più evolvendosi verso una forma di satira involontaria, quella satira a cui il ribaltamento degli ordinamenti sociali ha lasciato come unico materiale se stessa allo specchio.
La rapida escalation che dalla suspence ci ha condotti direttamente verso la necrofilia e verso uno share scappellato al rialzo -per cui alla Sciarelli spetterebbero un sacco di bacini e di "Come te nessuno mai"- non si è tramutata semplicemente in quella sensazione di obbrobrio e di armageddon tipica di quando scopri tua madre che fa una pompa a Sallusti. No.

Oggi sulla rete è comparsa questa cosa. Breve saggio:



I want to dedicate this outfit to you Sarah Scazzi, she is only 15 years old was raped after being killed by her uncle.

Un sorriso a tutti voi e a Sarah ( rip.) [SIC]

A parte la necessità oggettiva di candidare questo post a tutti i premi che la mente di Gianluca Neri è in grado di inventarsi, se non altro per dire che in rete c'è libertà eccome, e che la libertà consiste principalmente in quella disposizione illuministica per cui io difenderò fino alla morte il tuo diritto di farmi venire un calo di zuccheri, beh, c'è che la mia libertà di lasciarti un commentino dovrebbe essere data per scontata. Purtroppo però la vera Fashion Blogger modera i commenti, specialmente quelli scritti in un italiano corretto. Altrimenti non si capisce perché questo mio:

"La povertà mentale di tutto questo spingerebbe qualsiasi operatore sociale a porsi il dubbio se non sia il caso di chiedere altri fondi all'Unione Europea, se non altro per fornire a gente la cui intensità di pensiero va di pari passo al suo gusto estetico un buono omaggio per comprarsi calze che costino più di 5 euro, calze delle quali riderebbe perfino un nuovo arrivato cinese trovandosele davanti in uno scantinato sporco in cui si fanno i falsi di Hello Kitty.

Questo post è talmente ridicolo che non vale l'indignazione che per un breve attimo voleva spingermi a scrivere un post di raccolta fondi per minorati mentali"

Avrebbe dovuto essere moderato (e quindi sgangellato), mentre quest'altro -ad esempio- no:

"Mi spiace che non abbiate sapito cogliere il buono.che c'è in questo post, ma vi prego non inviate commenti.con bestemie sono squalliti e privi di sigbificato ma solo con lo scopo di offendere"

Forse perché questo l'ha scritto lei stessa. Ma la moderazione è una virtù che non è concessa a tutti. E quindi, scancellato il commento, il post che non volevo scrivere si è scritto da sé.

Forse se le fashion bloggers si limitassero al in-fisting invece che all'out-fitting, dandoci materiale più easy per fare da contrappeso, avremmo meno cuoricini di calza negli occhi e più motivi per masturbarci tranquillamente sul dolore degli estranei.
Ce n'è un gran bisogno. Siamo così tesi, in questo grande grosso manicomio federalista.

[AGGIORNAMENTO: La provvida fescion bloggher ha chiuso il blog, rendendolo visibile solo agli "invitati". Oh, non si fa così. Ma in fondo non importa, tanto ci avevo judo. Comunque questo qui è il link alla cache di Google. You're not going anywhere, my beloved hearty-outfit]

[I commenti su friendfeed]


venerdì 3 settembre 2010

NON L'HAN MICA DECISO I RICCHIONI

Dunque eccoci posizionati sul bordo della frangia della frontiera più estrema del pensabile, col perineo incastrato su un cavallo di frisia.
Intendiamoci: non che io sia particolarmente sconvolto dal carattere auimmauéannamoseneinlìbbia degli italiani o dal sentimento dirimpettaio, quello del veltronismo perugina. Però siccome sono qui che postulo l'esistenza di un leader politico che inglobi tutta quella fascia degli scontenti che si disloca tra il muro che ho dietro e il computer che ho davanti, ho bisogno di buttare giù un paio di carte.

Ah, prima l'attualità. C'è stato un altro stupro. O strupo, come dicono i giovani. Che si può dire, badate bene. La nostra lingua non è che una sciocca convenzione basata su un vile compromesso tra Alessandro Manzoni, Pietro Bembo e un piccolo manipolo di qualche milione di persone che ha deciso che faceva brutto imparare la propria lingua. Lo dice anche qui Leonardo, che è diventato il mio pensatore di (ri)ferimento da quando ha deciso che qualsiasi cosa dicano le persone intelligenti sia snob e vada ribaltata nel suo opposto. Come se il fatto che Veltroni sia una muffa sui coglioni del peggiore partito di sinistra d'Europa possa essere ribaltato in "però ha scritto dei libri orribili". Sempre a scegliere il male minore, noi.

Dicevo: lo strupo. Questa cosa di mettere il pene nelle persone senza il consenso informato. Beh, la ritengo riprovevole, antidemocratica, disumana e vagamente erotica. Sai, quel pizzicorino.

No, dai, scherzo, come dicono sempre quelli che hanno lettrici femministe.

In realtà si tratta di quest'idea di risolvere tutto con la castrazione chimica. Che sarebbe un'ottima idea se l'obiettivo fosse quello di risparmiarsi di accompagnare lei a vedere l'ultimo della Comencini, ma poi succede che come niente vai a umettare con il lube il sedere del tuo gatto e poi non ti ricordi più quale fosse il passaggio successivo.
Una risposta politica?
L'unica risposta politica alla castrazione chimica è stato rendere Capezzone un volto pubblico.
Una risposta legislativa?
Volevo chiederlo a uno di magistratura democratica ma stava sodomizzando un neonato con una copia arrotolata di Puerofagia Sovietica.
Rimane la risposta viscerale: castriamoli, uccidiamoli, accartocciamoli, rimaniamoli in terra. Condivido il sentimento, sarebbe brutto mandare la propria figlia a un seminario su Hello Kitty e ritrovarsela tutta arieggiata. Ma il dibattito che si sprigiona da queste purulente piaghe dell'animo umano somiglia sempre un po' troppo a un convegno di manguste nevrasteniche che bevono sangue di serpente con un pene di plastica legato sulla testa.

Forse l'ho fatta un po' pittorica, ma tant'è.

A questo punto spero vi siate chiesti dove io volessi andare a parare, altrimenti dovreste seriamente considerare l'ipotesi di citofonare a Beppe Severgnini e salire a stringergli la mano.

Ho detto la mano.

Bene. Siccome la frocia si sta diffondendo per il mondo e presto tutti i buchi di culo saranno trincea (una cosa che la rivista Pontifex Roma denuncia da anni, ingiustamente trascurata a causa del volgare e infondato pregiudizio secondo il quale non si tratterebbe che di una manica di pulitori di sborra dai vetri dei peep-shows che nel tempo libero fanno orge a base di sugo di cadavere frocio venerando un vecchio arrapato con le mollette sui capezzoli di nome COLUI CHE E'), vi dico che lo stupro principale lo stiamo subendo da Nichi Vendola.

Intendiamoci. Mi sta simpatico. Adoro quando fputacchia la effe. Me fa mori'. Ed è anche interessante vederlo collegato ai Luther King, ai Pasolini, ai Gramsci, agli Spandau Ballet. Però io -almeno per scaramanzia- tenderei a considerare l'altra faccia della medaglia, quella per cui "mi piacciono tanto la poefia e il caffo" non sarebbe la punchline migliore di un candidato premier. In Italia, quanto meno. Che è quel paese che sta facendo ancora un sacco di fatica a metabolizzare i testi di Povia.
Senza contare che secondo tutti i più recenti studi commissionati dalla Chiesa Cattolica ad alcuni scienziati calvi e muscolosi con il testo del Tristan und Isolde tatuato sulla schiena, la frocia portarebbe con sé anche lo strupococco, quel batterio che prende sede nell'uretra e ti fa sfondare a cazzo e cazzotti tua figlia sul cofano di una Multipla facendoti anche pensare che la stronzetta se la sia cercata. D'altronde sono donne: se non le picchi e non gli infili dentro l'uccello in modo arbitrario e violento non sono contente.

Ok, dicevamo di Vendola. Mobilita i giovani (quelli di strupo e quelli di stupro, senza distinzione di maglioncino o di tascabili Einaudi), organizza le fabbriche (quelle dove si fa politica vera, mica accordi sottobanco con la CGIL e la federazione della sinistra o balle varie), vince le elezioni (vabbe'). Ma lo sapete qual è la vera novità rappresentata da Vendola secondo il paesereale?

Parla ftrano e gli piace il caffo.

«Fo che fono colpevole di una fpecie di reato: porto abufivo di poefia», dice.

Oh, io ve l'ho detto: non sono convinto. Ma lo voto. In un paese dove c'è gente che proporrebbe la castrazione chimica -oltre che agli strupatori e ai grammarnazi- anche ai ricchioni, lo voto. Se proprio devo. Se come alternativa mi date il cugino scemo di Civati. Sempre che esista un cugino di Civati a cui i cromosomi abbiano fatto uno scherzo sinaptico così crudele da metterlo in secondo piano.
Lo voto. Che ci vuole.

Tanto Nazim Hikmet mi ha proprio rotto il cazzo.

[I commenti su FriendFeed]

sabato 7 agosto 2010

PALLETTE COLORATE (Ma con gran pena le disrutta giù)

Se è oggettivamente vero che la socialrumenta produce per lo più deliri schizoparanoidi e foto di mici che batuffolano, è anche vero che con un buon alleato e una discreta dose di lisergìa barocca e stalinista si può produrre un'opera di estremo rilievo per la cultura nazionale.
Non molti giorni or sono, una discussione lanciata da un celebre disruptive innovator, uno che mena in giro orgoglio marketing e disruptives coloured pallettas (responsabile di molte esperienze internettare, tra le quali figura uno degli ultimi attentati al pensiero razionale della modernità, ossia il portale "forzasilivio.it"), ha generato una nuvola barocca di botte e risposte tra me e Azael, il mio caro amico da decubito.

(Parentesi: no, non lo linko, ve lo gugolate -se proprio vi va- ché non ho alcuna intenzione di fornire accessi. Massimo massimo vi posso far vedere la diapo)

(Un disruptive innovator italiano mentre propone una palletta colorata ad alcuni selvaggi)

Tra l'altro, un suo thread relativo alle celebrazioni di Piazza Bologna ha creato questo post di Francesco Contini, che ci tenevo a segnalare.

Io e Azael -dicevo- abbiamo invece prodotto una solare ed epidermica conversazione, che lui ha messo in forma di poema, e che ha spinto Carducci a dare tre pugni e un calcio al coperchio della bara. Nel linguaggio dei morti significa "ottimo lavoro", mi dicono. L'interessato può non prenderla sul personale, oppure può, non me ne frega assolutamente niente, ma in realtà è dedicata a tutto un mondo. Ve la propongo:


Pallette colorate, o di Gauss. Scusa

Friendfeed è una fogna

e sti pezzi dimmerda mo vi vengono sotto le case gentilizie
a rigarvi le madonne,
per contrappeso di bontà,
per rispetto della fotosintesi clorofilliana,
per amore delle sterpaglie tutte

per salubre sano santo snocciolamento di spermaceti
per redenzione del nocciolo delle pesche da ogni spaccarella e da tutti i liberalismi
affinché le pallette colorate ritornino negli asili insieme al Baphometh
e per il liberatutti dei cognomi, uno a ciascuno, e lemonissimo per i buoni
E possa Giosafatte Il Salterucolo maledire di piorrea la rattanza ovunque essa si metta o non si metta mani sui menti

Che poi, mento.
Il mento bisogna meritarlo
o farselo, o farsene, come con la piscia
O farselo abradere a giastemmoni
per il sacramento zigrinato ingollato nelle bocche dei cani dei disruttivi
dei cani, non dei gatti, dei cani

per il porcodì salvifico liberatore delle reti digitali relazionanti tomistiche da avanguardia
che ne avessero di più di cani lucidi spelati herpetici
nelle stanze dei buttoni chieni di sugna
con cui innovano disruzioni,
pronti a sgranellarci gli stinchi a croccantino.

mercoledì 28 luglio 2010

Valeas, coso

Perché internet è controcultura, internet è libertà, internet è l'alpha e l'omega, internet e lo spauracchio dei potenti, internet è la fucina della rivoluzione ventura, internet è il baluardo delle forze del bene, internet è una serie di proposizioni mal coordinate scritte da un nerd mitomane che sniffa colla con il pisello in mano.

O forse solo l'ultima.

Perché i siti della controcultura, quelli che combattono il potere e il gruppo Bilderberg, quelli che le scie chimiche li hanno resi comunisti, quelli che le BR a noi ci fanno una pippa, sono per la maggior parte delle nebulose di riflussi gastrointestinali sparsi per la rete come la cacarella di ratto, rivoluzionarie quanto è rivoluzionario vomitare nella vasca da bagno al compleanno del figlio del deputato PDL.

No, questo sarebbe divertente.

In realtà molti di voi saranno a conoscenza del fatto che mi ha spinto a scrivere questo post nonostante in questo momento io sia in una vasca Jacuzzi circondato da modelle cattoliche in tanga, una delle quali -essendo l'unica contraria al sesso anale- è stata adibita a trascrivere su una moleskine di pelle di prete cattocomunista le parole che starete in questo momento leggendo.

Ma non dilunghiamoci:
Uno dei più celebri siti di controinformazione, che sarebbe poi una rete internazionale di no-global, contestatori, avversatori ed operatori della dodicesima internazionale, ha postato -per bocca di una vittima della legge Basaglia- un articolo in cui si accusa un celebre blogger di atti gravissimi e lo si minaccia fisicamente.

Ovviamente il tutto non solo è profondamente falso, ma è disposto ad arte per sembrare la cosa più stupida, meschina, priva di logica e passibile di sputo che sia mai stata scritta. Sono già usciti diversi post sull'argomento, e nessuno linka o cita direttamente l'episodio. Ed è meglio così. L'idea che uno di voi possa cliccare su un link che porta da questo blog a quella roba mi riempie di terrore. Ne hanno scritto sia Livefast che M.Fisk.

Queste minoranze paranoiche e fortemente disadattate che popolano portali i quali dovrebbero rappresentare l'alternativa sono applicatrici costanti di stilemi oscurantisti e retorica fascista. E quando attaccano una persona la attaccano direttamente sul piano reale, pubblicando dati personali, indirizzi, nomi e cognomi. Da dietro un nick niventano amicizie, connessioni, retroscena e ti espongono alla possibilità di un linciaggio immotivato.

Ogni epoca ha i rivoluzionari che si merita. Questi non rovescerebbero neanche la tazza del cesso a cui si abbeverano, preferendo slinguar via il poco che gocciola dal pene di uno più bravo di loro.

Libertas non olet.

In particolare -in riferimento alla policy di detto sito (sito di controINFORMAZIONE, notare bene), che non permette minacce personali e accuse diffamatorie- mi ha fatto squirtare le ginocchia la reazione paciosa e menefreghista dell'Admin, il quale in seguito al casino scatenatosi si è dato la premura di rispondere una molle supercazzola che stava per "Mbesticazzi". Una risposta degna di un Fioroni.
Per questo ritengo più responsabili loro che il cerebroleso analfabeta che ha scritto il pezzo. Sarebbe come sparare su un bambino di quattro anni con la sindrome di tourette mentra ha una crisi di panico.

No, anche questo sarebbe divertente.

Comunque.
Augurandomi che la diarrea di un coro di angeli frigga i pc e le nuche di tutti i responsabili di questa sezione del suddetto network, ci tenevo a esprimere al blogger in questione, che ho conosciuto personalmente -e col quale [figurarsi!] alcune volte non sono per niente d'accordo-, il mio più grave mapporcoddismo, e gli consiglio di stare tranquillo. I vermi mangiano solo i morti.

Valeas, coso.

Voi invece posate quella cazzo di colla.

venerdì 25 giugno 2010

DI UFI E GALLINE

L'adolescenza è un periodo orrendo, secondo forse solo agli anni del genocidio armeno o della deportazione degli ebrei nei campi di concentramento della Giamaica, dove gli ebrei venivano costretti a fumare gigantesche quantità di Marijuana e poi gli venivano insegnati i tempi in levare da gente con piedi sporchi e puzzolenti funi da ormeggio al posto dei capelli.

Come sarebbe, "no".
Sì, forse questo è un po' il mio modo di interpretare quella sventura, giacché i più parlano piuttosto di disumane vessazioni fisiche e psicologiche e di forni crematori.

Eppure io resto convinto della Giamaica e dei ritmi in levare, perché la mia immaginazione è molto più crudele di quella di uno smunto e triste Mengele. Ma tant'è. Non sono uno storico, non starò qui a chiosare e cadere da altissimi peri come un qualsiasi Ministro per l'Attuazione del Federalismo. Qualsiasi cosa tutto ciò voglia significare (Ciao Brancher, mi mancavi: mi devi ancora 45 euro per quel plico che ho dato ad Andreatta. Non te la caverai con una scusetta stronza come "mi serve tempo per costituire il Ministero per l'attuazione del federalismo". Pure io ho fottuto un sacco di volte il mio pusher dicendogli "ti porto i soldi domani, oggi devo costituire il Sottosegretariato alla ricostituzione delle barriere architettoniche lungo l'area di scivolo di quell'ala del cervello delegata a tradurre una pessima scusa in una lunghissima frase ad effetto che ti disorienti lasciandoti come un pesce morto a pagare un dodicesimo delle tasse che pago io firmato "sei un povero stronzo").
Volevo infatti spostare l'attenzione su un altro dicastero, il Mistero dell'Istruzione. Ora vi dividerete in due categorie. Quelli che penseranno al refuso e quelli che penseranno al banale gioco di parole. Vi lascio tutto il tempo di farlo, tanto la disoccupazione preme, lo sfaldamento sociale incombe, le prospettive si restringono fino a scomparire, la disperazione posa le mani sul timone della nave e mi pare giusto che in questa situazione voi vi dedichiate a dividervi per l'ennesima volta tra in due categorie qualsiasi. Ma siete italiani.
Fate pure.

Fatto?

Bene.

Niente, siccome ci sono state delle polemiche sui temi della maturità, la maggior parte dei quali si possono associare per sensatezza alle polemiche Gilardino-Pazzini o a quelle Cavour-Camilo Cienfuegos (si, certo che ci sono state), volevo dare il mio contributo.
La maggiore perplessità è stata generata dal tema sugli ufi. Tanto che non capisco perché ancora Eddiemac non si sia espresso al riguardo. I litiganti (sui social network le persone civili che affrontano temi sensibili non si chiamano tra loro "litiganti", ma "Sto solo discutendo non vedo perché ti scaldi"/"IMHO"/"Certo che sei finocchio, però"/"Certo che sono finocchio, che problemi hai"/"Me la dovresti sucare con la rincorsa"/"Fascista rotto in culo"/"Vabbè Hide"/"Vabbè block" e così via) si sono per lo più divisi in due categorie:

1)Gli ufi si, perché no?

2)Gli ufi no, perché no.

Ora, che blogger sarei io (a proposito, io non sono un blogger, io ho un blog, poi un giorno questa ve la spiego, o magari no tanto la spiegazione sarebbe inutile quanto qualcuno che me la chiedesse) se partendo da una polemica di cui non mi frega assolutamente una fava tumida e pocoreccia rinunciassi ad aggiungere la mia sguarrata, fastidiosa e sgualcìta opinione?

Sarei uno che non è un blogger, infatti non ho un'opinione e potete tranquillamente appoggiarvi allo spigolo che si è appena formato nell'intercapedine tra i miei disinteressati, enfiati coglioni e la mia tristezza nei confronti dell'umanità intera. Avevo però il desiderio di proporre un paio di temi io me di persona, per consentire alle generazioni future di poter dire "Non mi ricordo assolutamente che tema io abbia fatto, ma nella traccia c'era una gallina". Cosa che vale anche per tutti voi. Ma con la decisiva eccezione -inammissibile in un paese civile- della gallina.

Ecco quindi su cosa inviterei gli adolescenti a esprimersi.

1)Beppe Grillo, comico e istrione genovese, si è lanciato da qualche anno in una campagna politica che potrebbe avere forti ripercussioni sul Sistema Italia. Con un sapiente mix di ambientalismo, retorica avanguardista, ottica commerciale e citizen generated politics egli ha portato nel nostro mondo una rivoluzione culturale che pone le basi per un'Italia più libera, più equa, più giusta, restituita ai suoi veri protagonisti: noi cittadini informati. Alla luce di questa serie di nebulose stronzate, commentate il suo discorso alla Camera del Commercio del 12 luglio 2027, con particolare riferimento a questo passaggio: "AAAAaaaaaaaaaAAAAAARRRGGGHHHH!!! AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA! RRRRRRAAAAARRRRRH!!! PROCODDIOPORCODDIOPORCOIL VOSTRO -----£££$IDDDIO, ARRRRRRRRRRRRRRRHHHH ODIOTUTTOODIOVOIODIOQUESTOPIANETAAAAAAAARRRGGGHHHH!!! LAMADONNAINDOSSAIPROTEGGISLIPTUTTOE' MAFIAMORIREMO TUTTI COMPRATE I MIEI LIBRI COMPRATE LA PALLA CHE LAVA I VESTITI CONQUISTIAMO PLUTONE CANE DI PIPPONE EIAEIAALLALLA'"

2)Dati due numeri primi, chiedervi perché essi dovrebbe essere associati alla solitudine in un luogo che esuli dalla copertina di un romanzo teso a sedurre le vostre scarsissime capacità mentali. Trovata la risposta, ammazzatevi.

3)Ammazzatevi.

4)Questa è la foto di una gallina col vestitino. Scrivete quello che cazzo vi pare, non ce n'è mai fregato niente né di voi né delle vostre stronzate.


[Mi ero dimenticato il solito link ai commenti di FriendFeed]

venerdì 11 giugno 2010

Quella puttana madonnina

Per Corso Buenos Aires le donne avevano grandi vene nei piedi. Vene gonfie di sangue fiottoso, come piottassero/(corressero) da secoli, da millenni, da sicurosicuro prima che ci fossero i saldi da Zara.
E Tantissimi pazzi in pochi metri, quello con l'ebola sul collo, quello con la voglia a forma di ferrotramviere, quello col tatuaggio di giorgiogabber sulla schiena insipida, quello che cammina con un fax sotto braccio telefonando ad Alda Merini.
Lui lo abbiamo anche a Roma, ma quello era più svelto, più scafato, come avesse qualcosa da dire e non fosse davvero assorto in una pura conversazione di piacere. Forse una poesia sulle scarpe di Aldamerini che dice

Son qui a Milàn
Chiamo la Alda
Resto sveglio tutta la notte con lei
Fammi un buon moscow mule
Uno per me
Uno per Alda
Per le scarpe rosse
Che ci ha fatto sopra
Dodici poesie
Tutta merda
Ma non me lo fai questo cazzo di moscow mule
Che domani il ceto medio
Deve lavorare?

Si, è Milano.
Dove tutto è più buono, più buoni i panini, più buoni pranzi e cene, più buoni i concerti (di media), più buone le cinture false di Luigi Vuittone.
Le ragazze in bici con le vocali a elastico.
I cocktail con la menta.
I marocchini che dicono "figa".

E gli uominisessuali. Tutto pieno di uominisessuali. Una città uomosessuale, donnolosessuale, ibridosessuale, asessuale. Ma sessuata.
Tanto che ogni divertimento reca qualcosa di sessuale, il cui appetito forse sminuito dal cappone grigio ma resistente, forse invece da esso accresciuto quindi montante -esso, qualcosessualitante- si accanisce dai vicoli ai locali, creando regine brasileire ventitreenni che in realtà son di Poggio Mirteto, o buffi araldi di una Fiorella mannoia riscoperta, o Marcelle Belle dalle chiome rutilanti e dalle vocali ancora più anguste.
Che voglio dire, è meglio. E' molto meglio che sia pieno di uominisessuali rispetto a, che ne so, i laziali.
Perché almeno è difficile che avvenga questo:

[Esterno notte. Un giovane ragazzo etero (R.E.) rincasa passando per Corso Como ascoltando Ligabue. Un gruppo di gay gli si avvicina minaccevole]

Gay1: Guardaguarda.
Gay2: Hai visto cara? Guarda chi abbiamo lì. Un leccapasserine.
R.E: ...?
Gay3: Ha proprio l'aria di uno che gli piace la carne pisciata.
Gay4: Vevo. Ovvibile.
R.E: Ragazzi, cosa vo
Gay1: RagazzI? Questo vuole morire.
Gay2: Che dici, tesora, gli si fa la cura ludovica?
Gay4: E' ovvendo. Un vamavvo etevo.
Gay3: Hai l'Ipod, stellina?
Gay1: Certo Baby. Tenetelo fermo. Mentre io gli metto su tutto il disco di Ambra a palla, voi sapete cosa fare.
Gay4: Scateniamo l'INFEVNO! GVAFFIAMOLO!
R.E: Aaaaaaaaarrrggh...

No. Non succederà. E se succede, che vi devo dire. Mi abbonerò a quel canale youtube.

Non che tutto ciò abbia la benchemminima rilevanza.
Era solo per dire -en passant- che io odiavo un po' Milano, la odiavo per sentito dire, e forse ci avevo preso, per i motivi di cui non vi ho parlato, sì, forse ci avevo preso, forse no. Ma non importa.
Io qui a Roma ci sto più a casa, si. Amo questa vacca stravaccata sul suo triclinio sozzo. Ma Milano me l'ha fatta.
Perché il fatto è che Milano ha le curve, ha il culo, sa bere, sa ballare, è antipatica, è sexy, è stupida, è geniale, è la solita, è una gran troia. Ci ha stile.
E a far pompini -mi dispiace- è più brava di Roma.

[Le reazioni cutanee al post su FriendFeed]

martedì 25 maggio 2010

Scusami se non telefono, ma ho già il mio bel daffare a non contrarre la sifilide

[Non ho smesso. Ero solo lì in fondo a bere]

E' inelegante lasciar morire un blog, lo so. Difatti non era questo il mio intento ultimo. Il mio intento ultimo è sempre il solito. Anzi, sono due:

1)Stabilire un programma minimo dell'umanità (vedi TMF).

Oppure, le volte che proprio non riesco,

2)Riprendermi finalmente il corridoio di Danzica.

Vi accorgerete di cosa abbia preferito occuparmi oggi durante la lettura.

Non dico che i blog siano un'inutile e tronfia protesi spermacchiata dei propri tonitruanti egotismi, né che nella maggior parte dei casi siano un debole ed antiestetico tentativo di riempire il vibrante e incontenibile vuoto di pensieri a cui il pene di un ideale parroco vi ha barbaramente e ingiustamente condannato in quel torrido mattino di un giugno qualsiasi nel retro della sagrestìa, tra rumore di grilli e lacrime inascoltate. Non lo dico, no.

Ma forse mi sto perdendo.

Volevo dire che l'ansia sociale di prestazione, questo rorido fiore d'oppio che dà artificiali erezioni alle più obbrobriose fra le solitudini umane, non può essere -nella maggior parte dei casi- assorbita da un log personalistico dal feedback lento e vagamente inerziale.

CACCA.

Volevo vedere se eravate attenti.

I Social Network come FriendFeed, Facebook e twitter consentono un'interazione più immediata. Il ritorno di fiamma può essere financo immediato. Il blog no. Il blog, a meno che non siate delle attention whores che si arrampicherebbero sul cazzo di un rom che alleva cani da combattimento pur di essere ripresi per due secondi da Valerio Staffelli (85,7% dei blogger secondo gli ultimi rilevamenti ISTAT), è uno strumento un minimo più complesso.
Avrete notato come da un po' di tempo, per ottenere un numero di commenti superiore ai cinque su un blog che non sia maledetto dalla sventura di un numero di visite giornaliere superiore ai dodici miliardi, sia necessario

a)Rivelare che la propria madre è la causa della morte di Alberto Castagna perché il suo pompino con risucchio è talmente leggendario da essere la vera causa del crollo del muro di Berlino. E in questo discorso nominare Woytila.

b)Insultare un blogger superfamoso, citando un sacco di altri blogger, poi rivalutarlo nel mentre, poi insultarlo nel mentre, poi giocarsi una supercazzola clamorosa sul tavolo di una naiveté che sarebbe adorabile se fossimo in un salotto inglese alle soglie del varo del Titanic. Ne vedete un esempio eloquente qui, grazie a Sciuscia, e un feedback qui, di mio amichetto pucci pucci Livefast col quale secondo parte della blogosfera ci facciamo i pompini da soli.
A proposito, blogosfera (ciao come stai): può succedere, quando si ha il cazzo. Ma tu divertiti, che lo so, è dura. E coraggio. Pure 'sta giornata l'avete tramortita.

c)Postare la propria vagina mentre mangia una mela.

d)Rivelare che la propria madre fa dei pompini col risucchio che a voi sembrano ridicoli, dato che col vostro avete stappato l'Islanda e preoccupato l'Europa.

e)Morire di una malattia grave. O stare per. E scriverlo.

La lingua dei blog è intrinsecamente propagandistica, acclamativa, spesso populisitica e stracciona. Le eccezioni si contano sulle dita di un afghano.
Ma è tuttavia una lingua da comporre, spesso avulsa da connessioni richiedenti nozioni suppletive riguardo alla community circondariale. Per semplificare: capire questo post è possibile anche senza essere a conoscenza del fatto che la blogger che trovate cliccando qua sopra su "blog successivo" ha un figlio maschio di nome Ofelia avuto da un viado di Barcellona Pozzo di Gotto con una palla sola.
Invece su altri social network, un evento linguistico come questo "is indeed bound to take place":

"LULZ! :::))) :D La LuIsInA KE è INCINTA che comm. come quella volta al SUGOCAMP l habbiamo bbracciata SOTTO IL FISCHIO"

Ora: il fatto che per reggere l'impatto dell'attribuzione sistemica dei ruoli una pseudosocietà debba strutturarsi intorno a luoghi più o meno comuni e a figure umane tra le più varie e distinte (ad esempio: lo scemo del villaggio, il coglione, l'ignorante, il becero, il neghittoso, il mediocre, il fascista, il semplice, il demente, il sifilitico, il frocio represso, il prete, il prete frocio represso, lo scemo demente sifilitico ignorante becero neghittoso mediocre fascista di un prete frocio represso; o dall'altra parte gente come lo scemo del villaggio, il coglione, l'ignorante, il becero, il neghittoso, il mediocre e così via), rende comunque il tutto un po' triste, umanamente riprovevole e disgustosamente deprimente.

Ecco perché passo lì sopra così tanto tempo.

No.

Volevo che lo sapeste.

[Infatti tanto per non smentirci, i commenti di Friendfeed sono più di questi, guarda un po']

venerdì 7 maggio 2010

Ultimo Maggio

[Pubblicato due giorni fa su Sviluppina]

Si diventa verdi. Un giorno, all’improvviso, in mezzo a seicentomila persone. Verdi. Che sarebbe anche passabile se fosse solo un verde tordo, un verde body painting, un verde cadavere, un verde muffa perineale e financo un verde leghista.

Ma è un verde vergogna ultima.

Succede che si viene colti dalla mambassa errante, gli amici di sempre che amano si affastellano dove si raduna la puzza incarnata e incarnita, amano gozzovigliare e ingozzarsi di alcolici lauti e sprezzati, acidi fino alla catarsi, lubrichi fino al diniego dello status etimologico di “bevanda”. Amano la ressa delle folle, la festa in levare, la cantautoranza di maggioranza, perfino la sudanza che strippa tra madide, ignoranti e perverse lardità fisiche e/o cerebrali di una sterminata bifolcaggine di bisunti. Chilometri e chilometri per assistere alla fine di ogni umanità volente, la fine di ogni significanza anche solo sussurrata, la fine petofona di ogni concetto musicale e -per non farsi mancare niente- la fine patente di ogni sinistra possibile.

Esatto. Vengono al Primo Maggio.
E tu che fai, Woland, che siamo amici, coddìo, non mi accompagni?
Certo.
Ma vieni volentieri?
Duevoglie.
Ma tu il concertone come lo vedi, con chi lo vedi, di solito?
No.

Vado al concertone del Primo Maggio. Guardo la lista degli ospiti. Sorprendente.

Li odio tutti.

Non ce n’è uno che non prenderei a schiaffi con una zebra morta e poi getterei giù da un elicottero legato a un rottweiler con la diarrea fatto di polvere d’angelo.

Si, anche Capossela. Soprattutto: Capossela.

Ne subisco molti. Molti. Non avete idea di quanti ne subisca, prima che. Che.

Prima che una tizia salga sul palco e inizi a violentare una canzone di qualcun altro, bucando lo spaziotempo e spezzando la Resistenza anche solo sognata di ogni partigiano dal tempo presente fino alla piana di Chiasso nel ‘43. E non solo. Perché qualcosa non va. E a metà —> (a metà!) Ella si interrompe, chiede scusa che “NON SI SENTE” (Angelo mio fatti culo a capanna) e RICOMINCIA.

DA. CAPO.

L’imbarazzo, la vergogna e il ridicolo si fondono in una bizzarra Sinfonia in Porcoddio Maggiore per Tristofono e Mignatte. E io?

Verde, appunto. Divento verde ultimo.

E mentre mi chiedo dal profondo di un organo a vostra scelta che cosa possa esistere di più imbarazzante, se farsi soprendere a un funerale con il pene nella bocca della propria madre defunta o essere Sabrina Impacciatore, salpo verso centonove Long Island Ice Tea e verso il mare del Maipiù.

venerdì 30 aprile 2010

BOMBE SULLA CROCE ROSSA

Che se un giorno per caso mi fosse capitato di vederlo, dall'aldiquà dell'evoluzione delle cose, avrei pensato quantomeno che era ora di arredarsi un sommergibile. Che se poi un giorno avessi incontrato anche una fighetta depilata che avesse espresso calore e amore incondizionato per la sua figura tenendo stretta una sciarpa arcobaleno, mi sarei sicuramente premunito cambiando per tempo idea sullo stupro.

Prima ero favorevole.

Comunque si parla di coso. Quello lì che si diverte, che saluta la mamma, che ci ha un sogno eh, un sogno grande come il preimpianto delle staminali per far finalmente crescere l'ormone della proposizione sensata. Quello che ci ha in testa un nugolo di vespe che hanno appena fatto irruzione in uno stabilimento di Alchermes. Questo:


Noam Chomsky, credo

HARVARD. Lo hanno chiamato ad Harvard. Senza neanche avvisarmi di non venire mai a saperlo. L'ANSA titola:

"Harvard applaude Jovanotti l'italiano"

Nel caso aveste sperato che ce ne fosse uno èstone. Invece no, non c'è. Ce l'abbiamo noi. E basta.
Dopodiché scrive:

"Lorenzo Cherubini nei panni di 'professore di diritti umani' ha ricervuto ieri all'università di Harvard un'accoglienza degna di una personalità internazionale"

Gli avevano detto che era Marcos.

"Questo mi far sentire ancora di più un privilegiato, ma dimostra anche che la musica può avere la potenza di una centrale nucleare" ha commentato l'artista".

Ecco perché mi è venuta una terza palla sul collo.

"Nei concerti che sta tenendo in Nordamerica (oggi Boston, poi Toronto, Montreal, Chicago,), Jovanotti canta in italiano. "E non importa se in tanti non lo capiscono, perché poi alla fine il messaggio arriva lo stesso. E' questo ciò che conta". Lui non ha successo in quanto italiano, ma la sua italianità "arriva". "Sì, credo che sia così. E devo ammetterlo: per un italiano, avere successo in America è qualcosa di particolare. Mi riempie di orgoglio. C'é poco da star lì: per un italiano l'America è l'America".

Mentre sono intento a spurgarmi via dall'orecchio il pus che questo paragrafo ha appena iniettato tra la mia corteccia e il mio cranio, vi ricordo che avevo già scritto un paio d'anni fa cosa ne pensavo del musicista Jovanotti, del politico Jovanotti, dell'impegnato Jovanotti.

Evidentemente non ero il solo a pensarlo. C'era anche Satana.

mercoledì 21 aprile 2010

Saturno Contro le Fate Ignoranti Contro Maciste

Trama:
Irene Ravelli è una cinica donna d'affari che ha ereditato dal padre un pacco di marlboro light che invece di farsi fumare ti danno la scossa. Per i suoi affari edilizi ottiene il dissequestro dell'antico anal intruder di famiglia dove un tempo viveva la madre. Irene scopre che una delle stanze, abitate un tempo da Cesara Buonamici, è rimasta intatta come se la donna ci scorreggiasse ancora dentro. L'incontro con una bizzarra bambina di nome Falstaff, le cui grandi labbra sanno suonare a nacchera tutto il Bolero di Ravel, la porterà ad entrare in contatto con una realtà a lei sconosciuta, caratterizzata da una estrema tendenza a pronunciare tutte le lettere dell'alfabeto come se ci si attendesse sempre un'esplosione immediatamente dopo; questo genera in Irene un profondo conflitto interiore che la porta ad un radicale e mistico cambiamento: le cresce un cazzo sul petto. Ed è proprio mentre se lo tocca per tentare di capire dove finisca, che incontra Stefano.
Stefano è un attore italiano, celebre per aver interpretato sé stesso in modi sempre più asmatici, e -dicono- inventore dell'enfisema a fini artistici.
Però c'è 'sto problema che a Stefano ci piace il cazzo.
Oh.
Lei ci prova.
Ma niente.

Ci piace. Solo. Il cazzo.

Allora Irene prova ripetutamente a saltargli con la vagina sulla testa. Purtroppo la testa di Stefano è resa pleonastica dal fatto che egli sia un famoso attore italiano; Stefano reagisce male, corre dal suo ragazzo, Zdenek, e si fa ammollare il culo qual carne frolla da cinereo maglio a motore. Lei si risente molto di questo, mentre il regista di quest'obbrobrio si masturba da dietro il monitor di regia.

Oh.
Scusate.

Irene è disperata. Chiama l'ex-marito, un uomo buono, comprensivo e altruista, ma affetto dalla bizzarra mania di farsi leccar via la ketamina dai testicoli da bambini eritrei. Il marito prova a consigliarla, ma lei è inconsolabile, o almeno così parrebbe se la scena non fosse un volgare tentativo del regista di avere più minutaggio del bambino eritreo mentre

Scusate.

A questo punto più o meno tutte le storie si reintrecciano. Entra in scena Maciste, un settantenne ancora garrulo, che ha tempo per il sesso nonostante dorma tre ore a notte e che ha combattuto più o meno contro tutti, con discreto profitto, soprattutto negli anni '60, ma anche adesso non scherza.

Maciste: "Grou!"

Irene:
"La vita è come un foglio disteso sulla mia pelle. Mi sento tramite il mio ignorarmi. Mi percepisco tramite le mie assenze. Mi dilungo tramite i miei ossimori. Ahimé. Tutti i miei demoni si sono ripresentati qui, nella mia vita di oggi, depauperata del"

Maciste:
"Te lo spezzo nel culo".

Irene:
"Intendevo esattamente questo".

Fine.
Ah, no.
C'è un'ultima scena in cui c'è pieno di orecchioni che si inculano.
Poi c'è un incapace, bolso, sciatto, retorico, vuoto, maldestro e vigliacco regista e autore di pura e sempiterna merda che si fa una sega adoperando per guanto un rullo di banconote di finanziamento statale.

Ecco, è questa la fine.

[I commenti su FriendFeed]

domenica 4 aprile 2010

(E' tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci)

[Corsivi e grassetti e a cura del sottoscritto, ndW]

"Ora, siete proprio sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l'art. 7?"

[...]"Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo.
Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.
Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci).


Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private."[...]

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Roma 11 febbraio 1950 - Il discorso completo.

martedì 30 marzo 2010

TRAUMAUERFABRIK - I - Tetragrammaton

A DR

[Il percorso narrativo del sogno è uno dei più rischiosi in assoluto. Il procedimento della costruzione a mosaico che mi permetto di proporre -poco umilmente, devo ammettere- nelle righe che seguono è però un'esigenza di contemporanea condensazione ed espansione di materiali la cui eterogeneità non mi è possibile ridurre a un differente percorso allegorico. Questo studio, questo intreccio di immagini, citazioni, esperimenti razionali e mimetici, attaches e collages non vuole, per ora, essere o rappresentare più di quello che la partecipazione di una lettura attenta possa suggerire. Il sospetto che si tratti sempre e comunque di testi "politici" e "satirici" più che "poetici" va però lasciato intendere. Provo a partire da qui, con le spalle alla scrittura. Trattandosi di un blog, mi scuso in anticipo per la fatica dovuta alla lunghezza del testo. Questa che segue è solo la prima stanza, che ho ritenuto non suddivisibile.]


[Il sogno è nero come la morte]

La prima stanza è un fuso di passioni avvinghiate. All'uscita si intravede per prima l'immagine della mia fuga. Sono su un motoscafo con mio padre, il vento è forte, ma parliamo come se fossimo immersi in un silenzio primordiale. Lui è rilassato e sembro esserlo anch'io, mentre il motoscafo spinge se stesso alla velocità della luce. Dietro di noi, bombe di profondità esplodono senza suono.

Tuono.

[Scald supreme truth as/ It touches this house]

I rumori arrivano -eccoli, infatti, li penso comme avvertibili- a guisa di schianto/ si fanno vividi (vedi paragrafo precedente)/ assumono colore. Dalla sinestesia spunta la figura di donna. Io e mio padre le diciamo di riparare sotto coperta.
Siamo evidentemente preoccupati per lei. La amiamo, è indubbio.

[Angelus - è il messaggero delle vecchie incisioni]

Vedo l'amore sottoforma di un secondo sole speculare e sovrapposto al primo, inscritto in un prisma. Nel successivo fotogramma il montaggio è rotto da un intercalare sbiecante, che reca l'immagine della spiaggia.
Si sta compiendo un rito. Stese sulla sabbia, delle figure asiatiche si danno la buona morte.

"Arrivano"
(Qualcuno mi chiama da fuori dal sogno e dice "Un guerrigliero soprannominato "Woland", che però fu catturato dalle guardie svizzere e suppliziato in una multisala con pubblico pagante". Gli rispondo che anche in quel caso gli storici saranno sempre stati divisi, anche perché l'unico futuro possibile è quello anteriore. Qualcuno in seguito riterrà che io mi sia lasciato sfuggire un peto)

Qualcosa nell'aria annuncia la marea nera. Scappo. Mi chiedo dove sia mio padre, la sua faccia. La sua faccia.
Le bombe si avvicinano.

[Su Hitler non mi viene in mente nulla]

La Quarta Notte Di Valpurga turba il Gran Ballo. E' ora, è ora.

//Esiste uno scampolo
Un ordito
Nuove misure restrittive per i colori
E le sbarre stanno gemendo di contenuto umano
Vibrano pelli stese a tamburo\\
Arrivano delle ragazze senza faccia, dicono "Siamo le urla" e poi:

Vi prego,
Andate via,
Andate via,
Non venite qui
Non avvicinatevi
Il cartello dice
"Morte, ma con calma"

(Governerà il paese, ha trovato la sua strada negli studi, ma ora -meglio ancora- governerà il paese, governerà il paese, lo governerà; la cittadella è entusiasta, aveva anche il suo nero, il suo bel negro, e ora anche il bianco governerà il paese; lo governerà)

[Everybody has chosen to help/ The shovels that bury me]


Sulla spiaggia, l'uomo più alto di tutti è alto tanti metri.
Ma questo lo vedono meglio i bambini.
Invita a passare in cassa a ritirare un nome fresco
In omaggio

Sono in mezzo al mare, siamo in mezzo al mare.

Frammenti di mosaico preparano l'agnizione del demonio. Personaggio A, protagonista del dramma del vuoto: il suo intero corpo si ricopre di piaghe di sorriso; dietro ha una schiera svogliata di
rapaci nudi.

E sfoggia un [Necklace of follicles/ With sabertooth monocles]

Tutto è diventato pericolo,
Monstrum
Agnus dei
Qui fers peccata mundo
Pro domo et mundo
Non riposerò mai più
In pace.

Mi si stacca la mascella. La reggo in mano.
Sgorga il pianto, ma non di lacrime. E' denso, miele d'acero, duro; so con certezza, con affilata certezza, che si tratta della cera di Ulisse.

Finché il mare non sia sopra noi richiuso
Finché il mare non sia sopra noi richiuso.

[Where the holiest of waters/ Would have you to drown]

Ripeto le maledizioni contenute nel Testo Sacro, (Aleph, Beth, Ghimel)

[Amputechture came/ Philistine praise/ Bottomless pit/ Of empty names/ Incarcerated habits/ Pour from the palms/ Severing the breast/ Nursing all the young]

Sviscero la virgola affinché sanguini giù.
Non ho forza nei muscoli, il solito urlare non riesce. Non riesce mai prima del risveglio.
Torco il Bisturi nel Verbo.

[Please dismantle/ All these phantom limbs/ It's the evidence/ Of humans as ornaments/ Humans as ornaments/ Humans as ornaments]

Padre. Madre.
Il nome si vendica della lingua.
La vostra vecchia creatura è squarciata.

Tutto è diventato pericolo,
Monstrum
Agnus dei
Qui fers peccata mundo
Pro domo et mundo
Non riposerò in pace
Mai più.

sabato 27 marzo 2010

A FILIPPOFACCI CON ARDORE

Filippo Facci mentre è intento a essere molto bello

Filippo, tu lo sai che "scrivo quest'articolo malvolentieri", ma sento di doverti dire che "hai perso un'occasione storica". Anzi, ne hai perse molteplici.

La prima, direi, è quella di risparmiarti l'utilizzo di una serie di deteriori calembour e "small ponds" da retrobottega redazionale, quell'alveo liberal in cui lasci le tue argomentazioni dimenarsi criptoisteriche in punta di cravatta. Andando con ordine, dovrei parlare di quelli che definisci "indignati speciali", i quali -difendibili o meno- non possono certo aver commesso peccati tanto gravi da essere aggiogati a una così scialba e triste figura retorica, la quale -leggendosi praticamente da sola tra le tue righe autocompiaciute- pare voler svettare come un'adolescente alla sua prima erezione intellettuale ("What about a limerick", nex time?). Ma soprassiederò in omaggio a te, che nel soprassedere risulti maestro.

La seconda muove il passo da una piega del collo, quella che si forma nel demonietto da solotto quando la conversazione diventa sessuale: "Pensa a che cosa avresti potuto fare, Michele ("Michele, Oh! Michele... Why art thou thyself?"; il fiume Avon ti è grato, Oh Filippo NdW): dare una lezione a tutti, confezionare un Annozero ineccepibile che facesse comprendere che l’informazione non è rinunciabile, si può e si deve fare sempre, avresti potuto fare una ricca e preziosa trasmissione di servizio".
E' così dolce pensarti entusiasta nel pieno raggiungimento delle tue facoltà critiche, quando fingi -costituzionalmente- di derivare il tuo biasimo da un'osservazione tanto tangibile da dover apparire inequivocabile, mentre nascondi dietro la schiena un sassolino che puzza da migliaia di miglia del compiacimento di chi sa benissimo che sì, aveva sfoggiato già da tempo il suo più elegante pregiudizio, e alla Grande Cena Liberale Per Le Vittime Della Lingua Italiana aveva riscosso tante genuine labbra increspate. Oh, non fraintendermi, te ne prego. Non che la tua "analisi" non possa trovare amore nella sponda a cui miri di sottecchi: la trova proprio perché gliela miri di sottecchi, e anche perché lo sdrucito tessuto erettile della tua prosa è il miglior compagno di ballo (scusami, non volevo dire "compagno" e offrire il fianco a una delle tue affilatissime requisitorie) di un clima di ricezione culturale per il quale è sufficiente un italiano ben compitato e l'accorata mìmesi di un'idea per accantonare qualsiasi giudizio in favore di una calorosa stretta di teste.

La terza, devo ammettere, geniale, vive dell'espressione "commisurare il linguaggio" e di questa straordinaria, soverchiante verità: "Hai una fatto una scelta di mercato". Cazzarola. Per citare qualcuno che presto citerai nel tuo pamfletiño, "la sorpresa mi coglie di sorpresa". Che Santoro facesse scelte di mercato nessuno avrebbe mai potuto pensarlo senza tremare di sdegno. Sei ingiusto, così fai male al cuore di Teresa De Sio, Filippo. Perché ovviamente solo qualche cervello acquoso eternamente vagante nel fascino allibito per la taranta potrebbe trovare un'argomentazione -degna di sdegno- in questa tua uscita. Che è infatti tale: un'uscita. Fuori dalla decenza che si meriterebbe un qualsiasi pubblico. Santoro stava sui coglioni della sinistra-sinistra quando tu avevi vent'anni, e sai perché (certo che lo sai, birichino)? Perché era percepito come un "televisionaro", affascinato da audience, popolarità e quindi -vergognati, Oh! Pandora- mercato. Ma questo i tuoi lettori evidentemente non lo sanno, o meglio: smettono di saperlo nello stesso momento in cui tu presenti questo nuovo Santoro per rimproverargli un vecchio Santoro che ti sei appena inventato. E' talmente semplice da fare che, boh, davvero non so, ecco: bravo! Il tuo balletto liberale è così elegante che nella pratica non esiste. E' quindi *perfetto*. Ma certo, hai fatto di meglio.

Nel quarto stasimo, per esempio: "Non è vero che Annozero regala solo voti a Berlusconi: ma un Luttazzi [del quale premettevi:"uno come Luttazzi con le sue turbe sodomitiche e le sue coprolalie infantili", ndW] secondo il quale «odiare i mascalzoni è cosa nobile», dimmi, a chi fa un favore? E tu che adombri la P2 dietro la nascita di Mediaset, dimmi, che fai? Servizio pubblico? [...] Che delusione, Mighè".
Non saprei dire se il potenziale psicanalitico di una simile manifestazione di passive-aggressive syndrome sia riconducibile a una tua crociata personale contro il senso delle cose e della vita o se si tratti, più bonariamente, di una tergiversante stronzata. Certo è che una certa fascinazione per le "turbe sodomotiche" e la "coprolalìa", espressioni che ti vedono a capo di un tribunale in cui ci sei solo tu che ti pulisci il culo con la parrucca di un vecchio Lord, non sembra certo lasciarti freddo. Colpito dalla fase anale della tua ricezione -o forse *scopertoti* a condensare ogni ricezione in una fase anale- sembri perfino onesto nel far finta di non sapere che la chiusa di Luttazzi è la giustapposizione di due passi di Quintiliano e Aristofane.

Mi piace pensare un mondo in cui la tua pratica pubblicistica avrebbe faticato non poco ad evadere gli specchietti a latere della cronaca locale, e mi chiedo accorato, imbronciato, e meno coprolalico del solito -in rispetto alla tua eleganza prosatoria- ma, diamine, Filippo, oh! Filippo "che cosa ci siamo persi"?

[Il post su FriendFeed]

giovedì 25 marzo 2010

LE NUVOLE - 26/03/2010 ore 1:31

"Io sono un principe libero, e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare"

Samuel Bellamy, pirata alle Antille del XVII sec.





domenica 21 marzo 2010

VADE RETRO, MONSTRUM


La distorsione è divenuta la linea più semplice da tracciare tra due punti.
E così l'immagine è in eterno il tempo contratto.

La terza figura da sinistra, la seconda da destra: Paolo Borsellino. Lo striscione è comparso alla testa del corteo del PDL che muoveva da Colli Albani verso Piazza San Giovanni in occasione della manifestazione voluta da Berlusconi per ieri, giorno di Nessun Signore 20 marzo 2010. A identificarlo con maggiore precisione è stato Diego Bianchi, che la blogosfera (e quell'ormai devastata e brulla enclave di pubblico di RaiTre) ben conosce come Zoro.Oggi su FriendFeed si è discusso, alla luce anche di questo filmato, se la raffigurazione del magistrato ucciso fosse un macabro orribile e infame sberleffo o un quasi agiografico cappello ideologico. Siamo ridotti a questo.
Non saper più porre i termini linguistici di una questione. Nessuno, in altre epoche storiche anche recenti si sarebbe mai sognato di muovere da altro assunto di dubbio che questo:
e cioè se si dovesse considerare quest'orrore come un macabro orribile e infame sberfleffo o come invece un macabro orribile e infame agiografico cappello.

Borsellino era di destra. Borsellino aveva un'agenda rossa. Borsellino fece i nomi di Berlusconi e Dell'Utri prima che il suo corpo fosse distrutto da un'esplosione. Borsellino è stato offeso, calpestato, trucidato altre mille volte, da allora. Trucidato da cieca adulazione di bifolchi che ne hanno usato le spoglie per coprirsi arbitrariamente le vergogne di ogni rivendicazione socialdemocratica, ma ancor di più dal continuo sberleffo al senso delle cose del mondo portato avanti da questo immondo caravanserraglio che ci governa, ci infiltra, ci sminuisce, ci bombarda, ci tiene in scacco, ci umilia, ci mortifica, ci deprime (non mi limito certo a intendere il "solo" PDL, ma schifo l'utliizzo e l'esistenza stessa di termini da infinitesimale impero come "par condicio", riduzione ad nihil del discorso politico).

Costoro si arrogano il diritto all'uso fraseologico (se di frase si può parlare al cospetto di ignoranze che sbarrerebbero il passo ad Annibale) di parole come "libertà" e "popolo".

E perfino un'umile preposizione articolata come "della", la si dovrebbe immaginare piegata in uno sbocco di sangue nero.
(Mi fermo per ora agli orrori con cui si titolano).

Io sento distintamente le ossa delle loro etimologie gridare di frantumazione. Sento le urla del pazzo nella cella stagna della lobotomia. Sento l'orrore infinitesimo del dettaglio; e la mia sopportazione è proporzionale solo alla paura di seguire anch'io il coniglio nella tana della completa follia.

Abbiamo concesso a questi individui di esprimere il lessico della distruzione. Non abbiamo difeso le nostre parole. Non abbiamo difeso la nostra lingua, e con essa il senso, il concetto, l'origine. Ed ora hanno telivisioni e spade, radio e garrote, giornali e -altri giornali-.

"Siamo un milione".

Foste anche dieci, foste uno solo -e lo siete, perché questo avete in più di così orrendo: siete uno solo- sarei disgustato comunque. La storia vi sfoglia e trova il vuoto, il vuoto banale che Hannah Arendt trovava in Eichmann, il vuoto banale di coloro che sorriderebbero davanti al treno per il Gulag, o a quello che per gli stessi binari porta al Lager, quelli che si lascerebbero sfuggire dal taglietto demoniaco che hanno nella faccia l'antica testimonianza: "Se lo sono meritato".

Se vi sembra eccessiva la mia "rivolta", per una "semplice" foto, vi rassicuro. Non è "questa" foto. La foto, il concetto, rappresentano l'inifinito orrore del dettaglio che conduce all'universale. Ne potreste trovare uno ad ogni angolo della vostra giornata, in ogni suono, inflessione, pronuncia, termine, citazione, notizia.
Glossa, quindi: non so cosa si possa fare. Sappiamo come la paralisi sociale sia cogente e degradante, tale da impedire quasi ogni possibile prassi di "rivolta" (le virgolette sono per l'etimologia; ricordate l'etimologia di ciò che pensate). Ma se c'è davvero qualcosa di sociale in questi codici binari apparentemente freddi, allora non so: diffondete questo post, diffondete quello di Gilioli, diffondete un altro post, o scrivetene uno voi, uno non qualsiasi.
Uno che vi ricordi, e ci ricordi al senso, alla cosa, al nome, al concetto.
Che rediga ancora una volta la nostra umanità su materia viva. Qualcosa che non sia solo l'ennesimo epitaffio.

Qualcosa che non sia semplice sberleffo sardonico, in cui lorsignori sono maestri. Qualcosa che ricordi anche al dolore.
Lo vedo nella mia vita:

Tutto ciò che amo ha sempre meno pace, e tutto ciò che odio non smette mai la guerra. Chiedo solo di non rinunciare.

Non rinunciate.

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sabato 20 marzo 2010

E va bene, te ne do undicia

[Flash post] Tra poco centinaia di milioni di miliardi di persone invaderanno piazza del Popolo [dico il popolo della libertà, ovvio] per appoggiare il Premier. Il biglietto, si dice, può costare anche cento euro. A Berlusconi.

-Signora, che ne dice di venire alla manifestazione contro i comunisti, i giudici, Di Pietro, Travaglio, Santoro, Floris, le persone brutte, il colore viola, gli intellettuali, gli intelligenti, gli stupidi però quelli vestiti casual, gli immigrati, il clima d'odio?

-Quanto?

-Cento.

-E di bocca?

-Fanno due strilli.

-E di mano?

-Dodici applausi.

-Voglio anche i gadget e un'opzione per un mutuo mediolanum

-(Ossignore) Posso sentire il coordinatore appena ha finito.

-Cosa?

-La coca.

-Vengo solo se sotto posso mettermi la canottiera di gramsci e se non devo per forza cambiarmi la suoneria della mannoia.

-Vuole anche un pacco di pasta?

-E un biglietto per la Grecia.

venerdì 12 marzo 2010

Erige et Crucifige

Josif Ratzinger e Padre Federico Lombardi in partenza per la Thailandia

Un flash, tanto ci torneremo molte, molte, moltissime volte.

Regensburg, Olanda, Belgio, Wisconsin, Porretta Terme. Ovunque. Ovunque ci sia del giovane pene, pare che che ci sia della vecchia tonaca. Metilparaben, Malvino e infine Mantellini rimpallano -è il caso di usare verbi consoni- le parole di padre Federico Lombardi, manifesto sine quid non del benaltrismo sessuale di cui l'Old Vat si fa scudo crociato.

"Gli episodi di pedofilia non riguardano solo la Chiesa ma anche altri ambienti ed "è bene preoccuparsi anche di questi". Lo ha affermato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, in una nota per la Radio Vaticana, citando ad esempio il caso dell'Austria dove in un certo periodo di tempo "i casi accertati in istituzioni riconducibili alla Chiesa sono stati 17, mentre ve ne sono stati altri 510 in altri ambienti".

Repubblica.it l'ha presa per una dichiarazione politica, mentre si tratta di notizia sportiva. Il K2 dell'arrampicata libera sugli specchi ha finalmente in cima un crocefisso eretto.

Sentite anche voi queste unghie? Se non le sentite, vuol dire che ormai avete la schiena tutta graffiata.

L'impegno minzoliniano profuso nel prendere al guinzaglio il neurone itterico del lettore cattolico per portarlo giù in cortile a pisciare merita una traduzione:

"Questi fatti - ha aggiunto il direttore della sala stampa vaticana riferendosi agli abusi sui minori - mobilitano la Chiesa ad elaborare le risposte appropriate e vanno inseriti in un contesto e in una problematica più ampia che riguarda la tutela dei bambini e dei giovani dagli abusi sessuali nella società".

Traduzione: "Non ridevo così da quando mi è rimasto l'uccello incastrato dentro il coreuta. Via, via, ora ho da fare. Questi sono dieci euro per la fame nel mondo. Salutamassòreta".

"Certamente - ha proseguito - gli errori compiuti dalle istituzioni e da responsabili ecclesiali sono particolarmente riprovevoli, data la responsabilità educativa e morale della Chiesa. Ma tutte le persone obiettive e informate sanno che la questione e molto più ampia, e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva".

Traduzione: "Venite a intervistare me quando dovreste essere in giro a menare i froci".

"Lebbra etica", "malattia", "affronto agli uomini e a Dio", "pratica abominevole". Come può un gay cattolico (per prima cosa esistere, e per seconda) evitare la vergogna e l'ignominia di queste ormai quotidiane accuse nei confronti del proprio gusto sessuale? Una domanda retorica, buona per i poveri di spirito, quelli che nel Regno dei Cieli ci vanno propriamente col cazzo su per il culo. La risposta era semplice, in fondo: siate pure froci, l'importante è che la gente che vi scopate sia bassa il giusto e possibilmente non consenziente.

Ci voleva tanto.

P.S. --->ADD-ON! (vabbeh, Strap-on, in effetti): Non fai in tempo a girarti, guarda. Letteralmente. Pregasi visionare questo meraviglioso LINK.

E più facile che il mio cammello passi per la cruna del tuo ago, che la loro stupida vagina passi il vaglio della critica.

mercoledì 10 marzo 2010

Ritratto del Poeta in quanto giovane Aldamerini

Spendere parole per la poesia e non vedersi tornare indietro neanche uno straccio di ricevuta. A questo è ridotto l'ecosistema poetico italiano. Le ultime interviste postume ad Alda Merini -per esempio- hanno colpito e scosso l'edificio critico della nostra coscienza. Ecco perché oggi abbiamo deciso di intervistare il blogger Woland, il quale fa vanto di aver scritto in gioventù poemi e poesie, tutto ciò ben prima di avvicinarsi alla prosa e di allontanarsi dalla sinestesìa per penetrare in quel tardoumanesimo scontornato di "polemismo barocco" di cui è unico rappresentante in Italia insieme a Beppe Severgnini e Moira Orfei. Ma l'approccio scelto, intrinsecamente innovativo, è quello di intervistare *non* il poeta in quanto Woland, né tantomeno il Woland in quanto poeta, ma quello di intervistare il poeta Woland in quanto AldaMerini. Ecco quello che è avvenuto nel corso di questa straordinaria conversazione a uno.

Intervistatore: Lei ha prodotto numerose opere.

Woland in quanto AldaMerini: Innumerose. "Tante quante", come diceva -ormai smagrito- il Pascolo.

I: Il Pascoli?

WiqAM: Il Pascoli in quanto Foscolo.

I: I materiali paiono disparati, disperati, depauperati di quella gioia novecentesca reproba di ogni agnizione. Ogni possibile incasellamento è condizionato dal rapporto autore-mondo, nel suo caso inscindibile dalla conseguenza di aver elevato tale rapporto lungo l'asse autore-mondo-ubriachezzamolesta. Mi segue?

WiqAM: Ammazza.

I: Ci dica, allora. Come se la cava la poesia?

WiqAM: Essendo morti si capiscono meglio le cose. Io per esempio, in quanto AldaMerini, non avevo idea di quanto il bidet fosse utile. Le mie prime opere in versi, sdilinquite dall'acredine di certa critica montaliana, si potevano tranquillamente affiggere sul lunotto posteriore di una Lancia Delta LX per augurare buon viaggio, per disitnguire il bene dal male, per lucidarsi le scarpe. Questa cosa delle scarpe è molto importante. Scarpe Rosse. Non scordatevi che in quanto AldaMerini sono stata in manicomio e portavo da Milano le masserizie agli infermieri.

I: Cosa sono le masserizie?

WiqAM: Non ne ho idea, me ne davano quintali. Manganelli si sedeva sempre vicino a me, col naso tappato, e diceva: "WolandinquantoAldaMerini, smettila di scrivere sul muro, e gusta alcune di queste masserizie". Non scordatevi che non me lo ricordo.

I: Quindi questa cosa delle scarpe è importante.

WiqAM: Ti ci puoi giocare il sigaro.

I: In che modo?

WiqAM: Beh, innanzitutto io mi voglio molto bene. Mio marito mi odiava. Mi odiava proprio in quanto Woland in quanto Alda Merini. Così io di notte gli infilavo per dispetto la testona nel culo.

I: La vie c'est fantastique.

WiqAM: Puorquoi tu te la compliques?

I: Ma torniamo alle scarpe.

WiqAM: L'ultimo anno che ebbi delle scarpe furono rosse. Avevamo vinto le olimpiadi, anche se non mi ricordo in quale disciplina. Le scarpe sono importanti, aiutano a tessere l'elogio della vicinanza familiare nell'ordito dell'erotismo vulvico. Io Woland in quanto AldaMerini ho sempre avuto la passione per scrivere le scarpe, così come si indossa una poesia. Una cosa che piaceva molto a Maurizio Costanzo, e anche al suo pene. Il pene di Maurizio Costanzo era più voluttuoso delle parole di Manganelli, ma meno grasso. Io le poesie le scrivo ma non me le tengo, perché poi mi riempie la stanza di carta e io la carta la odio, io la carta non la posso vedere, ricordiamoci che io Woland in quanto AldaMerini la carta mi fa proprio incazzare. Quindi le regalo a chi le vuole, in genere ad infermieri che ci incartano la masserizie.

I: Ma torniamo al pene.

WiqAM: Ho scritto molto sul pene. Mio marito mi odiava, e per punirmi mi dava pene. Pene, pene e poi ancora pene. Avevo pene fin sopra i capelli. Quel periodo scrissi una raccolta di dodecasillabi sciambi, che chiamai "spermeneutica" in omaggio a un vecchio giornalista del Secolo XIX che ebbe la cortesia di non darmi del pene, ma solo qualche decina di masserizie. Cercate di caprimi, io Woland in quanto AldaMerini non ne potevo più, di pene.

I: Ma torniamo al pene.

WiqAM: Sono molto interessata al pene. Mio marito mi odiava, è vero, e mi riempiva di insopportabile pene, è vero, ma credo che senza di lui non avrei mai scoperto cos'è essere donna, cos'è essere poetessa, cos'è essere scarpa rossa, cos'è armonia, cos'è Woland in quanto AldaMerini. Non avrei mai conosciuti tanti infermieri, non avrei mai avuto la possibilità di essere legata a un letto e farmi fare la permanente alla passera da dei nerboruti con degli elettrodi.

I: Oggi il sesso le piace?

WiqAM: Il sesso è come un treno che passa e se ne va, e tu sei lì piena di pene. Quindi direi che è sopravvalutato, se paragonato alle masserizie. Come diceva D'annucci.

I: "Tamerlano splamastro e marcio?"

WiqAM: Esattamente. D'Annucci. Grande poeta, grande futurista. Credo che i giochi Clementoni degli anni '80 gli debbano molto. E poi aveva dei modi buffi di proporre il pene, non come mio marito, che te lo proponeva neanche fosse il frustino per montare la panna acida.

I: La ringrazio.

WiqAM: Si figuri, retorici.

I: Torneremo presto a intervistarla.

WiqAM: La prossima volta ricordatevi di non portare il pene. E riportatevi dietro queste masserizie, che non ne posso più. Gli elettrodi invece mi piacciono, e credo mi serviranno anche molti soldi, un'auto di grossi cilindri, e portatemi un vero amico, che sono morta e ho freddo.

[Questo post è dedicato ad Alda Merini, una povera tizia semplicemente psicopatica le cui poesie facevano schifo al pene, il cui appeal era sostanzialmente dovuto al fatto che -forse, suo malgrado- era diventata un pagliaccio atto al placet del pubblico e semicolto ludibrio; e se vi piacevano o vi state sbagliando o siete dei dementi. Buona serata a tutti, NdW-non-iqAM]